Rooms Facebook

Facebook lancia “Rooms”, l’app per creare forum privati

venerdì, 24 ottobre, 2014

È di oggi l’annuncio di Facebook Rooms, la nuova applicazione prodotta da Facebook che permetterà di costruire mini forum privati di discussione su qualsiasi argomento si desidera, temi specifici o di nicchia. Questi piccoli forum sono accessibili solo su invito tramite QR Code.

L’applicazione, disponibile al momento solo per iOS, negli Stati Uniti, UK e altri paesi anglofoni, consente di creare forum di discussione privati, dei veri e propri spazi privati dove chattare su qualsiasi argomento, personalizzando il layout e le impostazioni di moderazione del forum, dare un nome alla discussione e soprattutto decidere chi invitare a partecipare, condividere foto, video e commenti nella Room.

Rooms non necessita di un account Facebook né tanto meno di un indirizzo email, è questa la caratteristica che rende l’accesso all’applicazione anonimo, come avveniva per le prime chat degli anni ’90; infatti per partecipare viene utilizzato un sistema su invito tramite QR Code.
Rooms permette quindi di condividere con chi si desidera contenuti testuali o visivi che non vogliamo condividere sul News Feed di Facebook, da argomenti privati ad argomenti di nicchia passando per gli argomenti più sensibili.

La Room (download per iOS su App Store) può essere dedicata a qualsiasi argomento quindi, e chi la crea può modificare qualsiasi elemento della stessa proprio perché l’applicazione è stata designata per essere uno strumento flessibile e creativo. Si può modificare la visualizzazione del testo e le emoji, aggiungere una foto di copertina, i colori di sfondo, personalizzare i permessi dei membri invitati, e addirittura impostare i permessi per chi tra i membri può linkare contenuti esterni provenienti dal web.

facebook rooms

L’applicazione è sembrata a molti un ritorno al web 1.0 soprattutto per l’anonimato che risiede dietro Room, infatti i membri possono restare totalmente anonimi scegliendo un nick name solo dopo essere stati invitati a partecipare tramite un codice a barre bidimensionale, il QR Code.

Ricordiamo le caratteristiche principali:

  • personalizzare il look and feel;
  • scelta del nickname sia per i membri che per la room;
  • possibilità di parlare in forum di discussione privati;
  • condividere inviti online o offline tramite QR Code.

Per approfondire: Newsroom.fb.com

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La vendita online

Vendita online, il segreto del successo nel 2014

venerdì, 24 ottobre, 2014

Google ha analizzato l’andamento delle transazioni su Analytics nel periodo delle festività del 2013, per studiare e realizzare una guida per gli inserzionisti che quest’anno vogliono vendere online durante il Natale.

Rispondendo a due domande principali, Google cerca di fornire utili consigli sulla vendita online nella stagione considerata la più competitiva dell’intero anno.

Quali giorni guidano la maggior parte delle transazioni?

Al fine di sviluppare una strategia di vendita online di successo, è importante capire quali sono i giorni che guidano la maggior parte delle vendite per il proprio business. Una volta compreso questo, si può creare una strategia che ottimizza le promozioni non solo per specifici giorni ma per l’intero periodo festivo.

Nello specifico, il lunedì e il martedì prima di Natale tendono a generare il più alto volume di transazioni. È importante notare che i giorni con le maggiori transazioni non sono strettamente correlati ai giorni con il maggior numero di visite verso il sito.

Come possono guidare le vendite nei giorni in cui si verificano le transazioni migliori?

Durante il periodo delle festività si registrano i picchi più alti e più veloci delle transazioni. Al fine di guidare le vendite online con successo è importante che le offerte sugli annunci vengano regolate in modo appropriato per tenere conto dei tassi di transazione più elevati in un determinato periodo chiave.

Un rivenditore intelligente pianifica una promozione già a partire da 4 o 5 settimane prima della fine di novembre (periodo in cui in America cade la festa del Ringraziamento).

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google retail

Le 3 nuove realtà dei punti vendita, Ricerca Google

venerdì, 24 ottobre, 2014

Come è possibile che le visite ai punti vendita diminuiscano ma, nello stesso periodo, aumentino, invece, le vendite?
Semplice, dice Google nella sua nuova ricerca, i consumatori sono molto più informati su ciò che vogliono acquistare e quando entrano in un negozio tendono ad acquistare il prodotto che già conoscono perchè “studiato” online, tanto sul proprio device mobile, quanto da desktop in ufficio e/o a casa.

Se pensiamo che sono ben 15 le ore a settimana che trascorriamo sul nostro smartphone per cercare queste e altre informazioni, allora il dato non ci appare più tanto eclatante. In questo contesto, i venditori, devono capire fin da subito che attuare strategie di fusione tra l’online e l’offline è un’opportunità imperdibile.

Dallo studio appena citato sono emerse tre importanti verità che potremmo definire oramai quasi “assolute”.

Il Digital guida i consumatori fin dentro i punti vendita

Strategie efficaci di marketing online non solo portano i consumatori all’e-commerce, ma possono essere in grado di guidarlo fin dentro il negozio. Per molti il negozio fisico è diventato ormai un centro di distribuzione dove recarsi per acquistare velocemente il prodotto che hanno già visto online. Alla domanda su quali informazioni utili sarebbe utile trovare online nei risultati local in merito al prodotto cercato, per il 75% i prezzi in quel negozio e per il 74% la disponibilità nel vicino negozio.

Lo smartphone è il nostro shop assistant

Questo è un dato di fatto, più volte sottolineato anche da ricerche e studi differenti. I consumatori utilizzano il proprio smartphone come fosse un “commesso tascabile” da “interrogare” per qualsiasi informazione inerente i prodotti che si desiderano acquistare, quindi prezzo certo ma anche recensioni, opinioni e quanto altro. Tutto ciò si traduce nell’esigenza per il venditori di essere presente online e di esserlo nel modo giusto offrendo una buona esperienze di navigazione anche da mobile.

La misurazione deve essere multicanale

C’è ancora qualche difficoltà nel comprendere il reale vantaggio di una misurazione degli sforzi e dei risultati ottenuti considerando tutti i canali, quindi quello online e quello offline, ma la misurazione “multicanale” assume un ruolo fondamentale per le future scelte di investimento.

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keyword advertsing in Cina

Una guida ai motori di ricerca cinesi per il marketing B2B

venerdì, 24 ottobre, 2014

A luglio è stato pubblicato dal China Internet Information Network Center (CNNIC) il rapporto biennale sullo stato di internet in Cina. Nel rapporto viene offerta una panoramica dei comportamenti e le modalità di navigazione dei netizen, parola utilizzata per definire gli utenti web. Si basa sull’analisi di 30.000 cinesi residenti di età superiore a 6 anni, provenienti da tutte le regioni amministrative della Cina. È come se in Italia venisse fatta un’analisi su circa 1.000 persone, in ogni caso i dati sono stati utilizzati da eConsultancy per creare una panoramica completa per guidare chi si occupa di marketing B2B in Cina, attraverso l’uso dei motori di ricerca.

I Numeri

Da giugno 2014 il numero dei netizen è salito a 632 milioni, +2% rispetto a dicembre 2013 quando erano 618 milioni; il tasso di penetrazione di Internet in Cina è ora pari al 46,9%, ben al di sotto di quello americano o europeo. Gli utenti mobile sono aumentati del 5%, arrivando a 527 milioni. I netizen trascorrono una media di 26 ore online, un’ora in più rispetto a sei mesi fa e quattro ore in più rispetto a un anno fa.

campagna PPC

Motori di ricerca

In Cina non c’è l’egemonia di Google, i motori di ricerca utilizzati sono altri e sono molto utilizzati per trovare informazioni, prodotti e servizi. Nei sei mesi da dicembre 2013 a giugno 2014 l’uso dei motori di ricerca è passato da 490 milioni a 507 milioni di persone. Su mobile 406 milioni a giugno, contro i 365 milioni di dicembre 2013.

Ci sono cinque motori noti in Cina: Baidu, 360 Search, Soso, Sogou e youdao; i primi due costituiscono circa l’84% della quota di mercato. A gennaio 2013 Baidu deteneva il 72% delle quote di mercato dei motori di ricerca, 360 Search di Qihoo solo l’11%, oggi le cose sono molto cambiate. A gennaio 2014 la quota di mercato di Baidu è scesa al 58%, mentre 360 Search ha acquisito un +25%, ovvero esattamente quanto ha perso Baidu.

Baidu e 360Search

La rapida crescita di 360Search ha richiamato l’attenzione dei marketer, che vi hanno visto un grosso potenziale, tanto che nei primi tre mesi del 2014 si è arrivati a un fatturato di 265.1 milioni di dollari, ovvero +141.3% rispetto al Q1 2013. In confronto, Baidu ha generato 1.53 milioni di dollari nello stesso periodo.

Qihoo ha raggiunto una quota di mercato del 25% nel giro di due anni, ha un +5% di utenti rispetto a un anno fa, i netizen che utilizzano i suoi browser per PC sono aumentati del 2% rispetto allo scorso anno. Qihoo 360 detiene il primo browser internet e la prima suite di sicurezza in Cina. Il numero di utenti mensili che utilizzano i suoi prodotti e servizi su PC è arrivato a 479 milioni.

D’altra parte, Baidu è il termine di confronto per tutti gli altri motori di ricerca in Cina. È il più utilizzato, e nel Q1 2014, è il principale canale scelto per il keyword advertising. Gli introiti pubblicitari del motore di ricerca (annunci per parole chiave e annunci display) ha rappresentato l’87,8% dei ricavi totali.

Scegliere Baidu o 360Search?

Uno dei motivi per cui 360Search sta diventando popolare per la pubblicità a pagamento in Cina è legato ai costi inferiori per click (CPC) rispetto a Baidu in molti settori, d’altra parte i tassi di conversione su 360 Search tendono ad essere più bassi. Nel lungo periodo è probabile che i tassi di conversione miglioreranno, specie perché c’è meno concorrenza nella loro nicchia.

Baidu continua ad essere la piattaforma di advertising online preferita perché gli utenti la conoscono e si fidano dei risultati che può portare. Senza contare che Baidu propone un ottimo editor di desktop e un buon livello di sicurezza e di protezione dalle frodi. Baidu mette a disposizione anche una piattaforma di remarketing, con 600.000 siti web che collaborano con Baidu per la visualizzazione di banner pubblicitari. Baidu è e rimane il motore di ricerca più popolare della Cina, ma questo non significa che il mercato non potrebbe spostarsi in altre direzioni.

Fonte: eConsultancy

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progettazione mobile commerce

6 esempi da imitare di store locator per mobile

giovedì, 23 ottobre, 2014

Per tutti quei rivenditori che oltre ad avere un canale di vendita online hanno anche dei punti vendita fisici è fondamentale quello che si chiama Store Locator, ovvero una mappa e una ricerca che consentono agli utenti di trovare il punto vendita più vicino alla loro posizione. Attualmente una delle caratteristiche imprescindibili di uno store locator è la fruibilità da dispositivi mobile. Inm una delle ricerche Google (Mobile Search Moments Study – marzo 2013) è stato rilevato che il 40% delle ricerche su mobile hanno un intento local, ovvero sono centrate sulla ricerca relativa a una precisa area geografica, e 3 ricerche su 4 hanno un seguito: ulteriori ricerche, una visita in negozio, una telefonata, un acquisto o condivisione social.

Progettare uno Store Locator

Vediamo quali fattori entrano in gioco nella progettazione di uno store locator che sia visibile da mobile e che favorisca la user experience.

  • Geolocalizzazione: i dispositivi mobile sono dotati di un localizzatore GPS e se connessi alla rete sono rintracciabili tramite indirizzo IP. Progettare uno stor elocator che sfrutti queste informazioni per mostrare il punto vendita più vicino al luogo da cui è effettuata la ricerca è sicuramente la cosa più semplice e immediata da fare. Anche perché non richiede alcuna azione da parte dell’utente.
  • Informazioni sul punto vendita: quando un utente cerca un punto vendita vuole avere una serie di informazioni su di esso, oltre all’indirizzo anche il numero di telefono, gli orari di apertura e il tipo di servizi offerti (parcheggio, collezioni, assistenza…).
  • Mappa interattiva: sfruttando le API di Google Maps è pssibile creare una mappa interattiva, che gli utenti sono in grado di espandere e ridurre per avere maggiori informazioni sulla posizione del negozio.
  • Ricerca: seppure sia attiva la geolocalizzazione bisogna lasciare all’utente la possibilità di cercare il negozio in base ad altri fattori (codice postale, città, via…). Non è infatti sempre detto che la ricerca che sta effettuando serva nell’immediato, ad esempio l’utente cerca mentre è a lavoro ma ha bisogno di un punto vendita vicino a casa sua.

Esempi di store locator

Alcuni esempi di store locator progettati correttamente.

Unieuro store locator

Unieuro è una grossa catena di vendita di elettronica di consumo, ha moltissimi punti vendita in tutta Italia. La ricerca tramite lo store locator funziona molto bene e include tutte le caratteristiche elencate: si può scegliere dalla prima schermata se cercare per indirizzo o in base alla posizione geografica, una volta ottenuto l’elenco di punti vendita vicini è possibile aprire la scheda di ognuno di essi e richiedere di vedere la posizione geografica su Google Maps, a quel punto sarà possibile attivare la navigazione oppure cliccare sul numero di telefono per attivare immediatamente la chiamata.

unieuro store locator

Fiat trova officine e concessionari

Fiat sin dall’homepage, above the fold, mostra il menu per scegliere se cercare un’officina, una concessionaria o un test drive. Accedendo a una delle tre aree, se è attivo il GPS, si verrà subito portati sulla mappa che mostra officine, concessionari e test drive più vicini. La mappa è navigabile, quindi si può ingrandire o ridurre, i risultati sono cliccabili per accedere alla scheda del concessionario, da cui reperire le informazioni (posizione, telefono cliccabile, email, servizi). È possibile anche effettuare una ricerca libera basata su città o indirizzo oppure sul nome della concessionari/officina. L’unica mancanza è l’impossibilità di attivare il navigatore per raggiungere l’indirizzo.

fiat store locator

Ford trova partner

Trovare lo store locator dal sito Ford è leggermente più difficile, poiché è raggiungibile dal menu e la voce è “Cerca Ford Partner”, sicuramente meno immediato di quanto accade per Fiat. È possibile effettuare la ricerca in base alla propria posizione o inserendo manualmente città/codice postale. L’elenco di Ford Partner che si ottiene consente di vedere immediatamente le informazioni, senza ulteriori click. Il numero di telefono è attivo, quindi basta un click per chiamare direttamente. Anche per Ford, però, non è possibile avviare direttamente il navigatore.

ford store locator

Yamamay store locator

Nota catena di intimo, dispone di un buon store locator (a differenza di brand concorrenti). Per trovare il negozio più vicino basta scorrere l’homepage, verrà visualizzata una mappa dove sono riportati i punti vendita più vicini all’attuale posizione. La mappa può essere ingrandita o ridotta, ma purtroppo sono finite qui le possibilità. Cliccando sui segnaposto viene fornito l’indirizzo, ma non gli orari di apertura, il numero di telefono né può essere avviato il navigatore.

yamamay store locator

Carglass trova centri assistenza

Ancora auto, stavolta si tratta di un servizio utile in caso di emergenza, ad esempio se malauguratamente si rompe uno dei vetri dell’auto. Il link ai centri assistenza car glass è disponibile sin dalla SERP con sitelink, quindi davvero semplicissimo raggiungere la pagina. Il menu che ci si trova di fronte è però quello dell’homepage del sito, da cui arrivare allo store locator (Trova il centro Carglass più vicino). È disponibile la ricerca per città/codice postale o per posizione. Una volta scelta la sede di nostro interesse si accede alla sua scheda, completa di tutte le informazioni utili: telefono cliccabile, indirizzo, orari di apertura e link per avviare il navigatore. Inoltre è possibile fissare un appuntamento compilando un form raggiungibile da “Fissa un appuntamento”.

carglass store locator

McDonald’s cerca ristorante

Anche se è difficile essere in giro e non riuscire a trovare un McDonald’s dato che di solito i carteli vengono posizionati davvero ovunque, si può usare anche lo smartphone per trovare quello più vicino. Per arrivare allo store locator, dall’homepage, è sufficiente cliccare sull’icona del segnaposto in alto a destra, forse sarebbe utile scrivere anche a parole di cosa si tratta. La ricerca è disponibile per città o posizione (cliccando sull’icona della geolocalizzazione). Si ottine ecosì un elenco di ristoranti, cliccando sull’icona della mappa in alto a destra è possibile visualizzarli su una mappa interattiva, da cui selezionare il ristorante che si vuole raggiungere e avviare quindi la navigazione. Altrimenti si può cliccare su uno dei ristoranti dell’elenco e accedere alla relativa scheda, dove sono riportati orari, servizi e indirizzo e da cui si può avviare la navigazione. È presente un pulsante “Chiama” che però non funziona.

mcdonald's store locator

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Novità Google AdWords

Google AdWords: numero di inoltro diventa anche locale

giovedì, 23 ottobre, 2014

A partire dal mese di novembre, gli inserzionisti che usano Google AdWords per promuovere la loro attività locale potranno contare su un nuovo strumento. Il numero di inoltro di Google, utilizzato nelle estensioni di chiamata, potrà essere anche locale, ossia mostrare un prefisso facilmente riconoscibile dall’utente che visualizza l’annuncio in una specifica zona.

La novità introdotta da Google AdWords ha l’obiettivo di aiutare le imprese locali, dal momento che le persone sono più propense a chiamare un numero di telefono che abbia un prefisso riconoscibile. Per chiarire, il numero di inoltro di Google è un numero di telefono unico di Google utilizzato negli annunci per monitorare tutte le chiamate che giungono a un’attività commerciale.

Per utilizzare la nuova funzionalità non è necessario apportare alcuna modifica all’annuncio, ma Google consiglia di aggiornare i numeri di telefoni inseriti nelle estensioni di chiamata, in base agli obiettivi di business.

Se il numero inserito nell’estensione di chiamata è un numero verde gratuito, il numero di inoltro generato e mostrato da Google sarà un numero verde (però a seconda della disponibilità).

Nel caso in cui il numero fosse, invece, locale, Google genera e mostra un numero di inoltro locale che avrà lo stesso prefisso di zona dell’attività che si intende promuovere. Nel caso in cui il numero di inoltro locale non fosse disponibile, l’annuncio continuerà a mostrare un numero verde come numero di inoltro.

Per modificare l’estensione in un annuncio AdWords basta fare clic sulla tab Estensioni annuncio e scegliere l’estensione di chiamata.

Vuoi realizzare una campagna AdWords con le estensioni di annuncio? Richiedi ora un preventivo gratuito e la realizzeremo noi per la tua attività

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Brand Reputation

Come affrontare una crisi sui social aziendali e recuperare l’errore

giovedì, 23 ottobre, 2014

Utilizzare i social network come strumento di marketing per le aziende rappresenta una validissima risorsa, ma a differenza di altri canali di marketing più tradizionali, Facebook, Twitter, Google+ e le altre piattaforme social permettono di entrare in contatto e comunicare con i clienti in tempo reale con la possibilità di avere feedback.

Purtroppo c’è l’altra faccia della medaglia: questa connessione istantanea crea un elevato rischio di commettere errori e di compromettere la reputazione del proprio brand.
Per questo è necessario saper innanzitutto prevenire ogni margine di errore ma soprattutto saper affrontare la crisi nel momento in cui si verifica per salvaguardare l’immagine aziendale e la percezione che il pubblico ha dell’azienda.

Come evitare la crisi

Vediamo prima di tutto come evitare che si verifichi la crisi:

  • Avvalersi dei tool di brand monitoring o social media monitoring
  • Sapere perfettamente all’interno dell’azienda chi si occupa di gestire i vari profili social anche nei giorni festivi.
  • Conoscere cosa rappresenta una crisi: per reagire prontamente ma soprattutto adeguatamente bisogna sapere cosa sta succedendo, ci può essere una discrepanza informativa tra quello che viene comunicato dall’azienda e quello che viene interpretato dai clienti, si possono verificare commenti negativi e aspre critiche a seguito di un post pubblicato.
  • Bisogna essere consapevoli che questo tipo di informazioni sui social media viaggiano a una velocità considerevole tanto da arrivare anche su altri canali mediatici.

Come affrontare il disastro

Parte del lavoro di chi gestisce gli account sui social media deve include saper rispondere a un’eventuale crisi arginando il pericolo che la crisi dilaghi, saper scusarsi dell’errore commesso è solo una piccola parte del processo di recupero della brand reputation.

Stabilire una politica di utilizzo dei social

È fondamentale che chi utilizza i social media aziendali, che sia all0’interno dell’azienda o esternalizzato a un servizio esterno sia cosciente di quale sia la politica di comunicazione e sappia cosa si può comunicare e cosa no ma soprattutto in che modo.

Avere un piano di comunicazione per le crisi

Nonostante il perfetto comportamento dei social media manager la crisi è sempre in agguato, avere un piano di comunicazione già predisposto per le crisi permette di rispondere tempestivamente ai commenti negativi e alle critiche evitando che il disastro esploda ancor più.

Non essere impulsivi

La risposta deve essere meditata, ben articolata, chiara e il più possibile gentile. L’errore più grande che si possa fare è quello di dare una risposta impulsiva e magari anche antipatica che potrebbe esacerbare la situazione già compromessa. La risposta più adeguata deve essere sul post dove la crisi è partita e poi se necessario anche sugli altri canali dove ha avuto risonanza.

Non negare l’errore

Ammettere lo sbaglio è il primo passo indietro che bisogna fare. Far finta di nulla e lasciar correre è un errore da non commettere assolutamente. Ammettere le proprie responsabilità è fondamentale. Cancellare il post o il commento negativo è un’altra azione che istintivamente alcuni brand fanno ma non porterà a nulla perché il post sarà stato già condiviso da molti utenti .

Ricostruire la propria immagine

Il proprio brand può sopravvivere a una crisi sui social, diversi brand famosi lo testimoniano, ma il percorso di recupero è difficoltoso e richiede tempo e pazienza. A seconda della gravità degli errori commessi si possono prendere le distanze e dissociare l’immagine del brand dall’accaduto, ricostruire la propria reputazione online è un processo lungo che richiede molti sforzi.

Affidati ai professionisti del social media marketing per monitorare la brand reputation della tua azienda!

Contatti Marketing PMI ServiziPer approfondire: steamfeed.com

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Comandamenti Pinterest

I 10 comandamenti per usare Pinterest per il marketing

mercoledì, 22 ottobre, 2014

Pinterest non è solo il social media delle immagini, rappresenta un vero e proprio bacino a cui attingere per raggiungere un pubblico nuovo, aumentare le visite e il traffico verso il proprio sito web, fidelizzare i clienti e aumentare le vendite.

Insomma una risorsa da sfruttare per il business delle aziende, soprattutto quelle piccole e medie imprese che non possono investire molto nel social media management ma hanno tutte le potenzialità, basti pensare alle aziende o agli ecommerce che vendono prodotti di abbigliamento, una delle tematiche più in voga su Pinterest.

Il social, che conta oltre 10 milioni di utenti attivi, ha un funzionamento piuttosto semplice ma per avere successo su Pinterest e promuovere al meglio i propri prodotti bisogna sapere attuare le giuste strategie e perché no trarre spunto dai grandi brand.

L’infografica, di sociallysorted, che proponiamo oggi ai nostri lettori vuole essere la base di tutte le attività che si possono fare su Pinterest, si tratta di 10 comandamenti da mettere in pratica e seguire come linee guida per la promozione del proprio brand.

  1. pianificare correttamente la strategia che porterà al successo;
  2. controllare le risorse prima di pinnare;
  3. pinnare strategicamente;
  4. assumere un comportamento Social (like, commenti etc);
  5. produrre contenuti visuali;
  6. non essere sempre auto promozionali ma creativi;
  7. attuare strategie di promozione originali;
  8. non trascurare il lato SEO e il traffico generato verso il sito web;
  9. avvalersi dei tool online per creare delle immagini di qualità;
  10. monitorare e misurare quantitativamente e qualitativamente i risultati raggiunti.

10 comandamenti pinterest

Ogni comandamento dell’infografica viene dettagliatamente spiegato ed esplicitato in azioni concrete, citiamo solo alcuni consigli e best practice da seguire come quella di preservare il propri copyright dell’immagine aggiungendo il proprio logo, l’utilizzo di strumenti online per creare immagini di alta qualità, la cura e l’attenzione all’ottimizzazione dei pin attraverso l’inserimento di parole chiave, hashtag e descrizioni, la possibilità di organizzare contest, rendere il blog “pin-friendly” con la pubblicazione di immagini di qualità, utilizzare i pulsanti pin-it e collegare gli altri account social.

Per approfondire: amyporterfield.com

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seo ranking

Fattori SEO on-page, altro che “mere” parole chiave

mercoledì, 22 ottobre, 2014

Appena letto, alle ore 08.00, abbiamo pensato che sì, questo articolo di The Moz Blog, doveva essere assolutamente condiviso e recensito. Al netto delle possibili riflessioni, il concetto di fondo è uno solo: la SEO è DAVVERO una cosa complessa e articolata che non può ridursi a una manciata di parole chiave, e chi pensa ancora in questo modo è destinato a fallire.

Detto questo, tenendo conto del fatto che il motore di ricerca non è, ovviamente, in grado di leggere una pagina come fa un essere umano, cercare di capire il suo funzionamento ci aiuta ad arrivare agli utenti ai quali poi, certo, dobbiamo avere qualcosa da dire.
Quelle di seguito (lo dice anche l’autore) non rappresentano la “legge” ma certamente un modo per sperimentare.

La presenza di parole chiave

La presenza di parole “chiave” ovvero di parole che indichino che quel documento sta parlando proprio di quello specifico argomento era e resta importante ma non nell’accezione che aveva anni fa e ad ogni modo la mera presenza di parole chiave non influisce sul posizionamento.

Tematiche (termini) NON key density

TF-IDF che sta per term frequency–inverse document frequency non prende in esame quanto spesso appare una parola chiave ma, per dirla in poche parole, la rilevanza della key phrase in un ampio numero di documenti.

Sinonimi e varianti

Google “conosce” i sinonimi e le varianti delle parole. Scrivere in modo naturale pensando anche alle varianti che quella parola chiave può avere è sicuramente la strada migliore.

Il peso delle “posizioni”

Una pagina web si compone di spazi diversi, intestazioni, footer, barre laterali ecc. Google suggerisce la presenza di contenuto testuale nelle parti maggiormente rilevanti: contenuto inserito nel main body ha più rilevanza del testo inserito nella sidebar. E questo appare ancora più rilevante nel caso dei device mobili.

La distanza

Con il termine semantic distance ci si riferisce alle relazioni che intercorrono tra diverse parole e frasi nel testo. L’esempio riportato nell’articolo è: come sanno i motori di ricerca che Labrador si riferisce a una razza di cane anche se le due parole non sono nella stessa frase? I motori di ricerca risolvono il problema misurando la distanza tra le diverse parole chiave e frasi all’interno dei diversi elementi HTML

Le co-occorrennze

I motori di ricerca utilizzando anche metodi di indicizzazione che si basano su frasi complete e non solo singole parole chiave, decidendo, quindi, di utilizzare le frasi per classificare una pagina web. Secondo il concetto delle co-occorrenze, il motori di ricerca sanno che alcune frasi tendono a “prevederne” altre.

Guardando al futuro delle “entità”

Google afferma di avere introdotto il concetto di Entity Salience per perfezionare ancora di più l’interpretazione del documento guardando alle “entità” che lo compongono: “…we need new algorithms to determine the prominence – the salience – of each entity in the document”.

SEO.Roma.it – La SEO fatta sul serio

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Contenuti su Facebook

Contenuti su Facebook, come evitare quelli non autentici

mercoledì, 22 ottobre, 2014

Su Facebook vengono condivisi ogni giorno un numero considerevole di contenuti. Le persone e le aziende usano la piattaforma per interagire e mantenere i contatti a livello mondiale e Facebook, dal canto suo, cerca di tenere lontani contenuti o profili non autentici che hanno il solo scopo di ingannare l’utente.

L’attività fraudolenta, ricorda Facebook, è un male per tutti: per i proprietari di pagine aziendali, per gli inserzionisti e per i semplici utenti. L’attività su cui si concentrano i maggiori sforzi di Facebook è quella legata ai Mi piace falsi. Esistono spammer che vendono “pacchetti di utenti” che diventano fan di una specifica pagina o pagine che riescono a ottenere un Mi piace senza la volontà dell’utente.

Facebook fornisce alcuni suggerimenti per incrementare le interazioni autentiche. Il primo suggerimento è non comprare Mi piace fraudolenti. I like degli utenti non realmente interessati a una pagina fanno più male che bene. Le persone coinvolte senza un reale interesse raramente interagiscono, danneggiando così la pagina che non è in grado di valutare correttamente il grado di coinvolgimento.

Il secondo suggerimento consiste nel concentrarsi sugli obiettivi di business. L’interesse dell’amministratore di una pagina Facebook non deve solo focalizzarsi sull’ottenere il maggior numero di Mi piace possibili, ma su obiettivi specifici come ad esempio guidare le vendite sul sito o aumentare il download di un’applicazione mobile.

L’ultimo suggerimento coinvolge, infine, i malware. È necessario essere cauti per evitare di infettare il computer con i malware. Il computer può essere infettato con azioni di questo tipo: facendo clic su link sospetti, come quelli che riportano indicazioni come “video scioccante” o “foto incredibili”; visitando un sito che sostiene di offrire funzioni speciali su Facebook; scaricando un’estensione per il browser che pretende di cambiare l’esperienza di navigazione su Facebook.

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