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4 domande e 4 consigli: Luca Bove ci parla di Local Strategy

martedì, 22 aprile, 2014

Sfiniti dalle richieste dei clienti di posizionarsi per query geolocalizzate (Roma, Firenze, Milano ecc) senza avere però una reale sede fisica nelle stesse città, noi della Divisione SEO e SEM di PMI Servizi abbiamo sentito, tutti, l’esigenza di avere un confronto con il massimo esperto italiano della Local SEO, Luca Bove, ormai un veterano della materia. Speriamo di fare chiarezza una volta per tutte.

Intanto 2 righe su di te (cosa fai, tuo sito ecc)

Sono Luca Bove (http://luca.bo.ve.it), opero come SEO professionista dal 2000. Dal 2007 (quando apparve su Google la Universal Search) un po’ per caso mi sono trovato a smanettare parecchio sulle mappe di Google soprattutto per la promozione di strutture locali. E da lì ho iniziato un lungo percorso di studio, approfondimento, sperimentazione e confronto, che poi è sfociato nel progetto verticale: www.localstrategy.it

Una breve (per quanto possibile) introduzione su cosa è – veramente – la local SEO

In pratica è una parte della attività SEO limitata alle ricerche di tipo locale (o come si dice con Intenti Locali), ovvero quelle query che hanno dei limitatori come località, CAP (Codice di Avviamento Postale). In soldoni sono i risultati di ricerche come “Corsi di cucina a Milano”.
In realtà oramai una parte dei risultati sulle SERP dei motori di ricerca sono locali anche quando non esplicitamente richieste.

Google (ma anche altri) riescono a prelevale le informazioni delle coordinate geografiche in cui ci troviamo (riconoscono ad esempio l’IP di collegamento della nostra Adsl, oppure prendono informazioni dall’antenna GPS degli smartphone o dai dati Wi-Fi) e per quelle query restituiscono i risultati di business nei dintorni.
La local search è importante perché tra il 25% e il 33% di tutte le query fatte sui motori hanno intenti locali. Per le ricerche da smartphone questa percentuale sale di parecchio arrivando anche al 50%. Per alcune attività (ad esempio i ristoranti, le strutture ricettive, i negozi, i servizi di emergenza) diventa poi vitale.

In particolare la local serch si lega a doppio filo con la mobile search: chi ha uno smartphone fa molte ricerche con intenti locali. E’ la sua forza. Quindi bisogna tener conto di questa aspetto quando si vuole operare in questo campo.

Per chiudere questa domanda, è importante comprendere che una parte consistente delle ricerche locali vengono effettuate nella fase finale del processo di acquisto. Io sono deciso ad acquistare quel prodotto particolare offline e cerco una attività nei dintorni, oppure cerco le direzioni sul navigatore per arrivarci, oppure gli orari di apertura. E vogliamo perdere sto cliente proprio quando è vicinissimo a noi?

Quindi quando si parla di SEO si deve intendere come Search Experience Optimization, ottimizzazione dell’esperienza della persona che effettua una ricerca. E l’esperienza in caso della local search è importante perché Google (e gli altri competitor) mostrano, oltre che i dati dell’esercizio, anche foto, orari, recensioni delle persone che le hanno provate.

Perché senza una sede fisica reale è impossibile posizionare le proprie pagine web per quella query geolocalizzata?

Le Mappe virtuali sono il punto di unione tra online e offline. Bisogna quindi comprendere bene il comportamento di chi le usa e le regole imposte dai vari player.

Google in un post ufficiale dichiarò qualche anno ha (la traduzione è libera mia): “Il nostro obiettivo è di creare una rappresentazione digitale del mondo reale [...]. Significa fornire un vista locale, e strumenti come Google Places che aiutino le persone del mondo a conoscere e a connettersi con i luoghi e i business nelle loro immediate vicinanze.”

Ancora, qui support.google.com/places/answer/107528 afferma che “Google Places unisce gli utenti alle loro attività commerciali locali, sia online che nel mondo reale” e “Non creare una scheda di attività commerciale o non collocare il tuo indicatore in una posizione in cui l’attività commerciale non esiste fisicamente. ”

Quindi se non ci sei nel mondo reale, non puoi esserci in quello virtuale (almeno rispettando le policy di Google).

Andando poi sul tecnico, Google costruisce la presenza virtuale di un esercizio X partendo dalle tracce che trova online, ad esempio la presenza su siti autorevoli (e magari pagati profumatamente) come le Pagine Gialle, dal fatto che molte persone parlano di X, ne fanno foto e lo recensiscono. Poi ci sono anche directory che pubblicano i dati provenienti dalle camere di commercio che sono pubblici.

Creare quindi informazioni fasulle richiede un discreto sforzo.
E poi Google riesce ad accedere ad un sacco di dati, per cui cercare di fregarlo è possibile, ma non è facile per niente.

Se un cliente di Milano ti chiede il posizionamento con una query del tipo “corsi a Roma” ma non ha una sede fisica nella capitale, come cerchi di fargli capire che è sbagliato?

Se ha la sede a Milano tiene effettivamente dei corsi a Roma ci sono ancora delle possibilità di visibilità. Legate alla local search senza mappe, che Google ha implementato con il “Venice Update” un paio di anni fa. Quello che è sbagliato quindi è voler apparire con le MAPPE, ma la SEO si riesce.

Google si rese conto che i risultati delle mappe non riuscivano a soddisfare tutte le query con intenti locali, perciò quando riesce ad individuarle mostra anche i risultati organici geolocalizzati.

Ecco un esempio della stessa query fatta in 2 comuni differenti, i risultati (organici) sono tutti diversi ! Questo è Venice Update.

esempio serp local

4 consigli vitali (lo so è complicato) per chi vuole iniziare una strategia local

  1. Alla base c’è sempre un buon sito ottimizzato lato SEO (quello classico), con uso dei microdati in particolare schema.org/LocalBusiness. L’attività SEO tradizionale serve comunque anche in ambito local;
  2. rivendicare la scheda Google Places e anche le altre al di fuori di Google (ad esempio Yelp, Nokia Here, BingPlaces, FourSquare ecc. ) curando bene tutti i dati, in particolare il numero di telefono, le categorie merceologiche di riferimento;
  3. far parlare di sé, basta che se ne parli, anche senza link. Le citazioni sono molto importanti. Vanno intese nel senso letterale del termine. Quando ci sono delle pagine web che riportano il nome della struttura, l’indirizzo e/o il telefono anche senza link vengono lette da Google e usate come fattore di ranking. E’ importate che le citazioni sul web siano tutte uguali per evitare di confondere Google;
  4. offrire buoni servizi e/o prodotti e stimolare le opinioni dei propri clienti. Le recensioni oltre che essere utili per la conversioni, sono usate anche come fattore di ranking.
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Matt Cutts capo anti spam

Matt Cutts: come evitare di acquistare un dominio compromesso

martedì, 22 aprile, 2014

Nell’ultimo video risposta postato dal capo dipartimento anti-spam di Google, Matt Cutts offre alcuni consigli per evitare di acquistare un dominio che, in passato, può aver avuto problemi o addirittura essere stato rovinato da spammer.
La domanda che gli viene posta è proprio come fare a controllare, prima dell’acquisto, se un dominio aveva già avuto precedenti problemi con Google.

In effetti la questione del dominio è una delle più affrontate dai SEO: acquistare un nuovo dominio o uno vecchio? In effetti un dominio che è già da tempo online ha un proprio storico a suo favore, ma non è detto che lo storico sia di valore.
Infatti Matt Cutts suggerisce come prima cosa quella di effettuare una ricerca sul dominio in due modi:
il primo è con l’operatore di Google site: nomedominio, se non vi è nessun risultato di questo dominio, è sicuramente un brutto segno, anche se ci sono contenuti su quel dominio. Una ricerca di questo tipo che restituisce zero risultati non è sicuramente portatrice di buone notizie.
Il secondo modo, invece, è quello di effettuare una ricerca semplice ovvero cercare attraverso il motore di ricerca solo il nome dominio, escludendo qualsiasi estensione abbia (.com, .org etc) per valutare la reputazione online di cui gode quel nome dominio. Se infatti se ne parla male sul web uscirà, ad esempio, qualcosa che indica quel nome dominio come spam su forum e blog; e questo è un buon modo per capire la reputazione del dominio presente e passata.

Un’altra risorsa che Matt Cutts suggerisce a chi vuole acquistare un nome dominio vecchio è Archive.org dove è possibile vedere le versioni precedenti di un sito per verificare se ci sono contenuti spam, o contenuti auto generati. Se si acquista direttamente dal proprietario che lo possiede in quel momento invece è bene richiedere di vedere il traffico del sito e analizzarlo per valutare se ci sono trend particolarmente strani di traffico nel tempo.

Complessivamente quindi possiamo dire che attraverso queste tipologie di ricerca ci si può fare velocemente un’idea dello storico di un dominio. Nel caso in cui il risultato che ne esce non è dei migliori è necessario valutare attentamente se fare o meno la richiesta di riconsiderazione a Google, ciò significa riflettere sul perché sì è scelto quel determinato nome dominio e se vale davvero la pena di affrontare un processo di riconsiderazione, oppure effettuare il disavow dei link per effettuare un inizio nuovo.

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SEO video

5 consigli per l’ottimizzazione dei video su YouTube

martedì, 22 aprile, 2014

Abbiamo spiegato innumerevoli volte l’importanza dei contenuti video e immagine per ottenere visibilità online. Sono adatti a tutte le piattaforme, seppure ce ne siano alcune dedicate nello specifico. Ad esempio Pinterest è stato creato per la condivisione delle immagini, dall’altra parte YouTube è la principale piattaforma video esistente sul web. Oggi è proprio di YouTube che vogliamo parlare.

È uno dei più importante veicoli di traffico verso i siti web, offre grande visibilità e coinvolgimento dell’utente, offre anche molte possibilità a chi vuole farne uno strumento di marketing, grazie alla piattaforma ads, ma non solo. YouTube è, difatti, un vero e proprio motore di ricerca focalizzato sui video, come tale si possono applicare specifiche tecniche SEO per  i video caricati affinché ottengano maggiore visibilità.

Seppure l’algoritmo di YouTube sia solo lontanamente paragonabile a quello di Google, per complessità, i fattori che influenzano il posizionamento dei video non sono né pochi né facili da capire. L’infografica che abbiamo aggiunto a fondo articolo li riassume attraverso una mappa mentale, che li renderà certamente più intellegibili. Fra tutti quelli a cui bisogna prestare maggiore attenzione sono:

  • Titolo del video
  • Reazione del pubblico
  • Keywords nella descrizione
  • Tag
  • Lunghezza del video
  • Nuove sottoscrizioni dopo la visualizzazione del video
  • Commenti
  • Mi Piace e Non mi piace

Scrivere la descrizione del video

Lo spider del motore di ricerca non può vedere il video, per comprenderne il contenuto deve cogliere i segnali che noi gli diamo. Fra questi c’è sicuramente il testo che circonda il video, che deve essere perciò fortemente coerente e contestualizzato. Motivo per cui la descrizione del video deve essere lunga, contenere parole chiave e, ovviamente, descrittiva del contenuto del video. Diciamo che il minimo sindacale sono 200 parole, al di sotto state buttando l’occasione di farvi vedere.

Ottimizzazione per parole chiave

È vero che un buon posizionamento su YouTube è un ottimo risultato, ma lo è ancora di più se oltre a YouTube il video si posiziona anche su Google. Capita di trovare un video direttamente nella SERP, generalmente quando è molto probabile che un utente voglia vedere un video correlato alla query, piuttosto che leggerne una descrizione. Ad esempio cercando “gatti divertenti” i primi risultati sono video, se si cerca “sintomi influenza” si trovano solo risultati testuali.

Quando si scelgono le parole chiave per il video bisogna analizzare le SERP e verificare se sono o non sono considerate da Google per il posizionamento in SERP.

Sfruttare le community

Le community online sono uno dei migliori canali in cui inserire i link ai video e accrescerne le visualizzazione. Ci si rivolge a un pubblico targettizzato e potenzialmente interessato. Il numero di visualizzazioni è uno dei fattori di ranking su YouTube, quindi ottenerne anche attraverso nuovi canali può portare certamente i suoi frutti in termini di visibilità sulla piattaforma.

Chiedere il coinvolgimento

Il Mi piace, la sottoscrizione del canale o un commento sono segnali forti, per YouTube, della qualità del video. Per migliorare le probabilità di ricevere questi apprezzamenti si possono inserire annotazioni o testo nel video dove vengono esplicitamente richieste. Delle vere e proprie call to action che spingono l’utente a dimostrarsi coinvolto dal video.

Utilizzare le playlist

Per organizzare il canale video si possono sfruttare le playlist, che non solo organizzano i video per argomento, ma possono anche portare traffico se vengono ottimizzate per parole chiave attentamente selezionate. In questo modo si contestualizza ulteriormente il video e si ottengono nuove possibilità di posizionamento, visto che anche le playlist appaiono nei risultati di ricerca interni a YouTube.

SEO video infograficaFonte: Search Engine Watch

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La nuova pagina di Facebook

Come cambia la pagina aziendale su Facebook

martedì, 22 aprile, 2014

Facebook è in continua evoluzione. Da poco è disponibile su tutti i profili un nuovo look per il feed delle news. Lo stesso look, insieme ad altri cambiamenti più o meno consistenti, sarà applicato alle pagine aziendali nel giro di poco tempo (per alcune pagine è già disponibile). Alcuni utenti, facendone richiesta, hanno già avuto la possibilità di implementare la nuova timeline prima del rilascio obbligatorio, mentre per tutti gli altri bisognerà attendere fino alla fine di questa settimana.

La nuova pagina aziendale su Facebook, come riporta anche Search Engine Journal, è stata aggiornata per rendere l’aspetto dei post coerente a quanto già compare nel news feed. Il nuovo formato elimina il componente avanti-indietro e posiziona tutti i post in un’unica colonna sul lato destro. Sul lato sinistro, invece, compaiono le recensioni recenti, i post pubblicati da altri e le altre pagine a cui è stato fatto il “mi piace”.

Sempre a sinistra, trovano spazio le foto, le informazioni di contatto e le eventuali applicazioni utilizzate. La parte superiore cambia, invece, completamente. Dove ora compaiono “foto”, “mi piace”, “eventi” e applicazioni personalizzate (appena sotto l’immagine di copertina), ci sarà uno spazio dove tutto questo comparirà in forma di testo, a parte le applicazioni che invece troveranno posto in un box sulla colonna sinistra.

Tra le raccomandazioni per utilizzare al meglio la nuova pagina aziendale Facebook, il social network pone l’accento sulla condivisione di post sempre freschi e aggiornati e sull’utilizzo di immagini dalla grafica e dai colori accattivanti.

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punto interrogativo

4 cose da controllare dopo il restyling di un sito

venerdì, 18 aprile, 2014

Se è vero che web designer e sviluppatori hanno grandi capacità nello sviluppo e nella progettazione di siti web, ne hanno un po’ meno, proprio perché non è il loro lavoro, nel risolvere le questioni SEO che possono verificarsi a seguito di un restyling di un sito e quindi di un nuovo lancio dello stesso.

Quando si programma il restyling di un sito, per dargli una nuova veste grafica, oppure per implementarlo con il responsive design e renderlo fruibile da tutti i dispositivi mobile e si nota un calo nel traffico organico è necessario controllare 4 elementi per evitare di incorrere in problematiche più serie.

Ci possono essere molte ragioni per cui si perde traffico, queste sono le 4 cose che prima di tutto vanno controllate:

1 Controllare se c’è stato un aggiornamento dell’algoritmo

Prima di tutto è necessario verificare che non ci sia stato un aggiornamento dell’algoritmo, e non è stato il nostro redesign a far perdere traffico al sito web. Se si ha la sfortuna di aver programmato il rilancio del sito durante un aggiornamento dell’algoritmo sarà necessario controllare le problematiche connesse con questa eventualità. Per esserne certi che la problematica è un aggiornamento dell’algoritmo è necessario controllare se la perdita di traffico è avvenuta anche in altri motori di ricerca, se invece il problema lo si riscontra in uno solo, allora questo indicherà sicuramente il caso di un aggiornamento dell’algoritmo.

2 Controllare le re-direzioni 301

Uno dei maggiori imputati nella perdita di traffico organico è il processo di re-direzione 301: ovvero del cambio di URL, dalle vecchie alla nuove per il robots del motore di ricerca ma anche per gli utenti che le avevano salvate per qualche motivo.
Se non è stata effettuata una corretta re-direzione, il robot del motore di ricerca continuerà a cercare le vecchie URL per indicizzarle. La stessa cosa può verificarsi per pagine di questo tipo, linkate da altri siti web.
In caso di un mancato redirect il robot smetterà di cercare quelle url per indicizzarle e si verificherà un calo vertiginoso delle pagine indicizzate.
Il redicrect 301 indicherà che la pagina è stata trasferita in modo permanente nella nuova URL, altri tipi di redirezione non sono le più corrette.

3 Verificare il Robots.txt

Il file Robots.txt serve al motore di ricerca come una serie di istruzioni da seguire che gli indicano quali pagine indicizzare e quali no. Non è infrequente avere il robots.txt bloccato quando si va live con un sito dopo il restyling oppure se non lo si aggiorna dalla versione di test a quella online. Se il file non viene aggiornato per permettere al motore di ricerca di indicizzare le pagine del nuovo sito, il motore di ricerca smetterà anche in questo caso di vedere le nuove pagine e di indicizzarle.

4 Controllare le singole pagine

È possibile che a bloccare il motore di ricerca, oltre al file robots, siano le singole pagine attraverso l’uso del meta tag NoIndex. Come detto precedentemente è possibile che ci siano diverse ragioni per voler bloccare alcune pagine nel momento in cui si sta effettuando il restyling ma quando si va online è necessario controllare che il meta tag venga cambiato.
Controllare le singole pagine controllando il codice sorgente.

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Contatti SEO Roma
Per approfondire l’argomento: Search Engine Land

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Nuova definizione per la SEO

Un nuovo modo di fare SEO: come cambia l’ottimizzazione

venerdì, 18 aprile, 2014

Il concetto di fare ottimizzazione di un sito web per il motore di ricerca sta cambiando. La SEO ha subito, nel corso del tempo, un’evoluzione che ha avuto come conseguenza non solo un nuovo modo di definirla, ma sopratutto un diverso approccio alle attività svolte per garantire al sito web il migliore posizionamento possibile. Il problema principale per chi fa SEO è spesso l’incapacità del cliente di comprendere realmente i risultati ottenuti e l’esperienza che si mette al suo servizio per garantirgli quei risultati.

Definire le attività che stanno dietro la SEO non è cosa semplice. Si parla di numero di link di ritorno a un sito, dell’utilizzo perfetto della grammatica, dell’uso corretto delle parole chiave, dell’attenzione nei confronti dei social network. Ma il tutto non si limita a questo. L’algoritmo di Google cambia a ritmi veloci e chi cerca di seguirne il processo sa quanto sia difficile eseguire l’ottimizzazione alla perfezione. Allora come è possibile ottimizzare per il motore di ricerca così come è oggi?

Per farlo, riporta un articolo pubblicato su Search Engine Journal, bisogna trovare il giusto compromesso tra una buona scrittura e una buona ottimizzazione. Un articolo scritto bene, che riporta informazioni e contenuti interessanti per l’utente, ma che non ha nessuna possibilità di essere trovato sul motore di ricerca perché non ottimizzato, avrà vita breve nella giungla della Rete o forse non ne avrà proprio.

Al contrario, un articolo scritto pensando esclusivamente al posizionamento sul motore di ricerca, avrà un potenziale per quanto riguarda la possibilità di essere trovato in Rete, ma rischierà di non avere nessuna visualizzazione se non sarà condiviso (perché ritenuto poco utile per l’utente).

In conclusione, è buona norma realizzare contenuti rintracciabili sul motore di ricerca e utili e chiari. Per farlo, basta seguire alcune semplici regole:

  • scrivere un titolo originale che contenga la parole chiave, ma che prometta la realtà di quanto verrà scritto;
  • puntare sull’ottimizzazione delle immagini, importanti ai fini del posizionamento sul motore di ricerca;
  • inserire altre fonti con i relativi link esterni per dare maggiore credibilità all’articolo;

Scrivere bene porterà a una maggiore condivisione e quindi a una maggiore visibilità online.

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social media marketing

Una guida per ottimizzare i social network per il marketing

venerdì, 18 aprile, 2014

Ci capita spesso di trovare su Hubspot delle guide molto interessanti, e gratuite, utili per chi si occupa di marketing online a livello professionale, ma anche per chi gestisce un’azienda o un marchio e desidera migliorarne la visibilità. Stavolta parliamo della guida per ottimizzare i canali di marketing online, la guida prende in considerazione l’ottimizzazione di blog, landing page, e-mail, SEO e social network.

Ci concentreremo in maniera particolare su quest’ultimo capitolo, che ci sembra quello più interessante e fruibile anche da parte di chi non è del mestiere.

Per ottimizzare un canale social sono tre gli elementi da considerare:

  • La dimensione delle immagini
  • Il timing dei post
  • L’integrazione con gli altri canali

La dimensione delle immagini sui social

Sembrerà banale, ma guardando sui vari canali social ci renderemo facilmente conto che non lo è. La dimensione delle immagini è uno degli aspetti che chi pubblica tiene meno in considerazione, invece è molto importante che l’utente veda l’immagine nella sua interezza già nel feed, senza necessità di aprirla. È più rapido, più facile e senz’altro facilita il click di cui abbiamo bisogno: un mi piace, un commento, un RT…

Ancora più rilevanza deve essere data se si parla di immagini di copertina o foto profilo. Rischiare che queste vengano deformate, tagliate o sgranate non è proprio il caso. Ogni social fornisce le dimensioni minime e massime che ognuna di tali immagini deve avere. Eccole qui riassunte.

dimensioni immagini social

Il timing dei post

Pubblicare al momento giusto e nella giusta quantità è indispensabile per raggiungere il pubblico e nel contempo per ricevere interazioni, engagement e quindi sviluppare lead. Non esiste un tempo giusto per tutti, dipende molto dalla piattaforma, dal tipo di pubblico, dalla quantità di pubblico. Per individuare la frequenza di pubblicazione migliore bisogna affidarsi alla sperimentazione:

  • Prima settimana: in ogni rete schedulare i contenuti in maniera che vengano pubblicati ogni 2 ore e monitorare le interazioni che si ottengono (like, ctr, contatti…)
  • Seconda settimana: testare la pubblicazione ogni ora e mezzo e controllare se c’è stata una variazione, in positivo o in negativo, delle interazioni ottenute
  • Continuare in questo modo finché non si trova il tempo ideale di pubblicazione.

Per trovare l’orario più adatto, invece, si possono analizzare i post passati. Ordinandoli per numero di interazioni ricevute (click, mi piace, RT….) si potranno individuare delle tendenze, ad esempio gli orari in cui si riceve il maggior numero di condivisioni. Tali orari sono anche quelli migliori per pubblicare, poiché è probabile che a quell’ora il tuo pubblico sia attivo e presente sui social.

Tutte queste analisi sono state effettuate da Dan Zarrella, che ha analizzato i dati di due anni di post per Twitter e Facebook. Secondo i suoi calcoli hanno mostrato che per Facebook pubblicare ogni due giorni è la frequenza ottimale, per Twitter, invece, pubblicare, tra 1 e 4 volte ogni ora è la frequenza più efficace. Per ciò che riguarda gli orari su Twitter l’orario migliore sono le 17; su Facebook mezzogiorno e poco dopo le 19 sono gli orari migliori per ottimizzare la portata.

Integrazione con gli altri canali

Se si hanno più canali di marketing non significa che debbano vivere separatamente, ci può essere integrazione, anzi, ci dovrebbe essere.

Pensiamo ad esempio alla famosa authorship, quando viene attivata su un blog vive in simbiosi con il profilo Google+ a cui è collegata. Ciò significa che in SERP appariranno il nome dell’autore, quanti follower ha e la sua foto. Sempre sul blog, ma anche su sito corporate, bisogna integrare i bottoni di social sharing. Non è un’opzione, devono esserci perché ormai gli utenti si aspettano che ci sia e rimangono stupiti e spiazzati se non li trovano. Senza contare che possono portare solo benefici, anche una sola condivisione può ampliare la portata del brand, accrescere il traffico e creare una conversione.

I pulsanti social possono essere integrati anche nelle e-mail, per indicare gli altri canali con cui i sottoscrittori possono interagire e dove possono seguire novità, promozioni, eventi o altro. Possiamo inserirli nelle thank you page a seguito della compilazione di un form di contatto, in maniera che l’utente che ha già deciso di contattarti, quindi è positivamente impressionato dal tuo lavoro, possa condividere la sua esperienza e le sue impressioni.

Infine, i pulsanti social sono assolutamente vietati nelle landing page, dove non deve esserci nessun link di navigazione che possa in qualche modo distrarre l’utente dall’obiettivo finale.

Al seguente link trovi la guida Hubspot: How to Optimize Your Marketing Channels.

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Eventi e strategie di marketing

Strategie di marketing: capire i consumatori a partire dagli eventi

giovedì, 17 aprile, 2014

Analizzare il comportamento del consumatore online è un’attività da cui non si può prescindere se si vuole costruire una strategia di marketing online. Dati alla mano confermano che le ricerche effettuate dagli utenti online sono per la stragrande maggioranza guidate da grandi o piccoli eventi che stanno vivendo. Qualsiasi evento ha una vita propria, ossia ha un inizio, uno svolgimento e una fine e ognuno di essi è in grado di creare finestre di interessi e di opportunità online.

Secondo Google, comprendendo il modo in cui l’utente effettua la ricerca prima, durante e al termine dell’evento, gli investitori possono prepararsi in maniera opportuna a rispondere alle esigenze e ai desideri dei consumatori in modo nuovo e tempestivo.

Le ricerche in tempo reale

Dal momento che gli eventi sono diventati un’esperienza multi-schermo, la ricerca può essere eseguita durante lo svolgimento degli stessi, immediatamente, sia che ci si trovi nel luogo dell’evento, sia che lo si stia guardando in televisione o grazie ad altri mezzi. Le aziende hanno la possibilità di trarre vantaggio da questo in diversi modi:

  • anticipando le ricerche durante l’evento preparandosi con contenuti specifici;
  • monitorando le tendenze di ricerca che emergono durante un evento;
  • partecipando direttamente alle conversazioni sull’evento in tempo reale.

Tutto ciò però non si deve limitare solo ai social network.

Le ricerche prima dell’evento

Le ricerche effettuate dall’utente prima dello svolgimento di un evento possono offrire diverse opportunità per gli investitori e le aziende. Marchi e aziende potrebbero creare, in modo tempestivo, un contenuto specifico sull’evento o far sì che si posizionino sui motori di ricerca con pagine inerenti l’evento.

Le ricerche a evento concluso

Anche dopo che un evento è finito, l’interesse resta ancora vivo così come la ricerca. Solitamente le persone si rivolgono ai motori di ricerca per recupare il ritardo su quello che hanno perso, cercare informazioni o per rivivere ciò che hanno appena sperimentato. La conclusione di un evento rappresenta un momento di opportunità per le aziende che potrebbero costruire contenuti o messaggi pubblicitari su quello che appena è stato vissuto.

In conclusione, si può affermare che per ogni azione offline corrisponde una reazione digitale. Le aziende devono essere in grado di essere presenti in tutti i momenti importanti di scoperta e ricerca.

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SEO tag cloud

Matt Cutts: i miti SEO da sfatare!

giovedì, 17 aprile, 2014

Questa volta il capo del dipartimento anti-spam di Google risponde a una domanda sui miti SEO che circolano nel web da un po’ di tempo in blog, conferenze, webinar etc.
Ci sono, in effetti, diversi miti SEO di cui si sente spesso parlare e Matt Cutts ha deciso di sfatarne un po’ raggruppandoli in due categorie.

Annunci pubblicitari

Il primo mito da distruggere è quello che appartiene alla categoria degli annunci pubblicitari, questa secondo Matt Cutts è la più grande diceria di cui si possa sentir parlare. Il mito del “se compri un annuncio, ti posizionerai meglio nel ranking di Google” come anche l’ipotesi che Google apporti dei cambiamenti nelle SERP proprio per invogliare all’acquisto di un annuncio va sfatato.
Matt Cutts demolisce tutte queste teorie descrivendo i fondamenti logico-razionali che risiedono dietro i cambiamenti delle SERP di Google. L’obiettivo finale, per il motore di ricerca, è quello di restituire agli utenti risultati di qualità in termini di contenuti utili per i visitatori, per renderli felici e far sì che possano tornare ad effettuare ricerche. Un utente soddisfatto del risultato che google gli ha restituito è un utente fedele che tornerà ad effettuare ricerche sul motore di ricerca.

Per quanto riguarda l’acquisto degli annunci, ciò che sicuramente è vero è che se un annuncio è ben fatto di sicuro sarà più cliccato ma Matt Cutts conferma che non ci sarà mai un cambiamento nell’algoritmo volto a portare all’ acquisto di Ads.

Pagare per avere una soluzione e migliorare il ranking

Matt Cutts sfata anche questo mito, ovviamente, partendo dal concetto che bisogna sempre essere convinti di quello che si fa; questo a dire che nel web circolano molte mode passeggere che vengono declamate come la soluzione a tutti i mali: article directory, guest blogging, etc, mode che poi passano nel tempo. La teoria del capo anti-spam di google è che se veramente esistesse una teoria per fare soldi online, chi la sostiene probabilmente la userebbe e non la venderebbe sotto forma di software o ebook come una cura miracolosa.
L’idea di poter comprare un qualcosa che risolve i problemi in questo modo generalmente crea più danni che altro. Chi fa soldi online, piuttosto che vendere il servizio su come fare soldi, continua a farli senza dire niente a nessuno. Diffidare da queste false promesse, non ci sono sistemi e strumenti che migliorano il ranking comprando qualcosa.
La soluzione, illustrata da Matt Cutts è quella di allineare le proprie attività agli obiettivi di Google, principalmente al fornire il miglior risultato possibile agli utenti, questo farà sì che le pagine che si andranno a costruire siano di qualità.

Altri miti SEO sono stati raccolti da forbes.com in un interessate articolo, ne citiamo alcuni:

  • il guest post rappresenta il male;
  • i segnali social guidano la SEO;
  • il linking non è più considerato un fattore di ranking;
  • l’authorRank è un fattore di ranking;
  • gli studi sulla correlazione forniscono esattamente i fattori che Google utilizza nel posizionamento;
  • fare SEO oggi, significa solo creare dei buoni contenuti.

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contatti e preventivi

Fonte: Search Engine Journal

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marketing sul web

Promuovere il lusso sul web, opportunità e consigli

giovedì, 17 aprile, 2014

I beni di lusso trovano un pubblico attento e interessato sul web.
Potremmo riassumere così diversi studi che fotografano questo settore.

I potenziali clienti del settore luxury, abbigliamento, gioielli ma anche hotel a 5 stelle, sono genericamente definiti come digitally-savvy consumers, vale a dire utenti high-tech addicted, che sanno usare piuttosto bene la tecnologia, sono attivi sul web e sui Social, fanno acquisti da mobile.

Già, il mobile …
Se per le piccole imprese spesso si può chiudere un occhio, per le Aziende che hanno un nome da difendere questo è assolutamente impensabile.
Ci sono ancora aziende sprovviste del sito responsive e certamente sprovviste di applicazioni mobile dedicate, ma se questo è una “casualità” che si tollera per le aziende di piccole e medie dimensioni, appare assolutamente inaccettabile per i grandi nomi.
E non solo. Da un brand di lusso ci si aspetta molto di più.

I consumatori di questi beni (si veda un interessante studio pubblicato su Thinkwithgoogle.com) acquistano online con molta più facilità rispetto ad altri utenti, per connettersi utilizzano diversi tipi di device, smartphone e tablet (danno per scontato il fatto che il sito web del loro brand preferito possa offrire un’ottima esperienza di navigazione anche da mobile) ed effettuano ricerche online prima di acquistare dal sito ufficiale.

Non crediamo di dover spendere altre parole, rispetto a quanto già fatto e facciamo, sull’importanza della reputazione online (per altro sono attivi i domini .luxury) ma questo può essere vero in generale per tutte le Aziende. Quel che qui vogliamo sottolineare è che i brand di lusso hanno numerose opportunità di sviluppo ulteriore del loro Business proprio in ragione della loro “natura”, oltre al fatto di avere allocato un budget superiore rispetto “alla norma”.
Tuttavia il fatto di avere un budget superiore alla norma non significa, però, dover sperperarlo, per altro spendere male il proprio budget può essere molto più semplice di quanto si possa credere.

L’opportunità alla quale nessun brand di lusso dovrebbe rinunciare è quella dello studio, approfondito, del suo target, potendo alla fine tracciare il profilo delle c.d luxury personas.

La comunicazione incessante tra reparto marketing off-line e marketing on-line è di vitale importanza. Qui le due divisioni dovrebbero supportarsi a vicenda con un piano di lavoro studiato a priori e non improvvisando veloci riunioni all’occorrenza. Può sembrare banale, ma personalmente abbiamo visto che i problemi maggiori spesso sono dati propri dalla mancanza di comunicazione tra reparti e questo, inevitabilmente si riflette anche sul web. Spesso si scopre, ad esempio, che gli shop assistant, presenti nei negozi dislocati nelle città, hanno informazioni utilissime, informazioni ovviamente precluse a chi trascorre 8/10 ore dietro un computer.

La comunicazione sul web deve sempre 2.0 oriented, che tradotto significa: evitate di utilizzate il “lei” per rivolgervi a un utente web. Non deve essere l’importo di un prodotto a condizionare il modo di comunicare.

I digitally-savvy consumers utilizzano i Social molto più di altri utenti. Quindi la cura soprattutto dei minimi particolari di una pagina Facebook o di una board di Pinterest deve essere tra i vostri primi pensieri la mattina e l’ultimo la sera. E con il termine “cura” intendiamo esattamente questo:

significato cura

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