test sito mobile responsive

Webmaster Tools per testare l’usabilità da mobile del tuo sito

giovedì, 30 ottobre, 2014

Ma il tuo sito web è responsive? Chiedi a Google.

Di ieri l’ultimo post sul blog di Webmaster Tools di Google dove si annuncia l’arrivo di un nuovo strumento per monitorare l’usabilità del sito da dispositivi mobile.

Sappiamo tutti che il mobile sta avendo una crescita vertiginosa, non solo in termini di utenti, ma anche in termini di dispositivi. Ne esistono migliaia di modelli e non c’è uniformità nella dimensione e risoluzione degli schermi. Il nuovo tool si chiama “Usabilità sui dispositivi mobili” e si trova nel menu Traffico di ricerca. Cliccando su di esso verranno evidenziati tutti gli errori rilevati in fatto di usabilità del sito da dispositivi mobile. È logico che un sito non responsive ne restituirà innumerevoli. Il fatto che Google abbia addirittura progettato uno strumento che si occupa di analizzare questi dati la dice lunga sull’importanza che lo stesso motore di ricerca dia a questi dati e di conseguenza sull’importanza di fare un restyling dei siti web per la visualizzazione da mobile.

banner mobile PMI Servizi

I risultati vengono divisi in:

  • Contenuti in Flash, se ancora non fosse chiaro ( e guardando in giro per il web non lo è) da mobile i contenuti in formato flash non sono visibili, perciò questa tecnologia è da evitare.
  • Visualizzazione non configurata, dove vengono incluse tutte le pagine per le quali non è stato impostato il ridimensionamento per l’accesso da dispositivi mobile, se un sito non è responsive in questa sezione troverai tutte le pagine del tuo sito.
  • Dimensioni del carattere piccole, anche in questo caso il problema è legato all’adattamento del layout ai dispositivi mobile.
  • Contenuti non ridimensionati in base alla visualizzazione, in questo caso si parla di scorrimento orizzontale, che deve essere assolutamente evitato. Un layout responsive non dà, ovviamente, questo problema.
  • Elementi da toccare troppo vicini, ovvero gli elementi che devono ricevere click come link e bottoni sono troppo vicini l’uno all’altro e di conseguenza l’utente avrà difficoltà a toccarli senza effettuare uno zoom. Un layout responsive ben fatto e progettato correttamente non dà questi problemi.

Per ogni voce è possibile accedere a Ulteriori informazioni, ovvero una sezione di approfondimento dove Google spiega come risolvere questi problemi e quali sono le soluzioni corrette da adottare. Al momento Google sta ancora vagliando molti siti, quindi è possibile che all’interno di uno stesso account ce ne siano alcuni che mostrano già i risultati del test e altri no.

usability mobile google webmaster tools

Fonte: Google Webmaster Tools Blog

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local seo per il business

Local SEO: le soluzioni agli errori dei grandi Brand

giovedì, 30 ottobre, 2014

L’importanza della Local SEO è riconosciuta anche dai grandi Brand e dalle catene di negozi in franchising per il  il ruolo nel processo d’acquisto dei clienti e dei potenziali clienti.
Gli inserzionisti lo sanno e si muovono in questa direzione e i dati e le statistiche lo confermano; parafrasando uno studio di Think with Google sulla comprensione del comportamento d’acquisto dei consumatori a livello locale, possiamo affermare che l’80% dei consumatori utilizzano il motore di ricerca per trovare informazioni a livello locale e che l’83% di chi compra vorrebbe sapere, prima di recarsi nel negozio, se quel determinato oggetto è disponibile e vorrebbe saperlo effettuando una ricerca online.

Basterebbe questo a far porre l’accento sulla Local SEO ma vogliamo ricordare anche tutti gli altri fattori di ranking fondamentali per la Local SEO.
E allora ci si chiede come mai i grandi Brand e le catene di negozi ancora fanno fatica a gestire bene la questione della Local SEO nonostante dalla loro hanno una visibilità a livello territoriale e il vantaggio di essere riconosciuti come Brand.
Grazie a un articolo di Search Engine Land abbiamo approfondito questo argomento andando a esplorare quali sono i principali errori che commettono i grossi Brand e quali sono le possibili soluzioni.

1 Errata gestione dei dati e dei processi

Se il Brand è molto grande e possiede diversi store a livello locale, da un numero variabile tra i 50 e i 200, è sicuramente impegnativo mantenere aggiornato l’elenco degli indirizzi fisici dei negozi per il team che gestisce il sito se a questo ci si aggiunge l’orario di apertura, gli URL dei siti, le offerte e le promozione che i singoli negozi hanno e tutte le diverse sfaccettature che caratterizzano i dingoli negozi allora la sfida è davvero alta.
La soluzione: una maggiore organizzazione e condivisione delle informazioni tra casa madre e negozi locali non potrà che beneficiare a entrambi. I dati e le informazioni potrebbero essere conservate in cloud accessibili da entrambe le parti, manager dei negozi e proprietari del franchising, in modo da avere sempre le ultime offerte disponibili e le informazioni aggiornate.

2 Profili ed elenchi vecchi e non corretti

Oltre alle informazioni proprie non vanno dimenticate tutte quelle che sono presenti sui siti di terze parti come Yelp, Bing, Foursquare, Yahoo, Google e tuttti quei siti che raccolgono recensioni che sappiamo essere uno dei fattori importanti per il posizionamento.
La verifica di queste informazioni è fondamentale poi per gli utenti che utilizzano i dispositivi mobile insomma l’identità del negozio e la corretta locazione influisce sulle conversioni finali.
Anche in questo caso la soluzione sarà nella gestione dei dati e a questo giunge in aiuto Google, con Google My Business per la corretta verifica delle posizioni, indirizzi e informazioni varie.

Fondamentali quindi risultano essere diverse cose, tra cui anche la velocità di caricamento del sito, le pagine dei singoli store che devono essere mobile friendly, description ottimizzate etc etc, perché non si è mai troppo grandi per fallire, anche i grandi Brand possono commettere errori.

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Convinzioni SEO

Le convinzioni sulla SEO che andrebbero riviste

giovedì, 30 ottobre, 2014

Esistono diversi falsi miti sull’attività SEO. Chi fa SEO molto spesso cade nell’errore di puntare tutto sulla prima posizione in prima pagina o sui social o sui backlink. In realtà, ci sono dei miti sulla SEO che andrebbero rivisti e alcuni di questi sono stati raccolti in un articolo pubblicato su Search Engine Journal.

La prima posizione

Tutti vorrebbero essere primi in prima pagina sul motore di ricerca ma, come si sa, i posizionamenti cambiano continuamente anche nel giro di un giorno. Inoltre, non bisogna dare troppa importanza alla prima pagina, basti pensare che spesso la percentuale di clic sulla prima posizione in seconda pagina è spesso maggiore della percentuale di clic sulla seconda posizione in prima pagina.

L’importanza del tag title

Il tag title è importante, ma non è detto che inserire al suo interno delle parole chiave dopo averle selezionate pazientemente possa portare il sito in prima posizione.

I social

Avere un profilo sul social network, al giorno d’oggi, è sicuramente importante. La sua importanza però non deve far sì che tutti gli sforzi vengano concentrati qui con l’obiettivo di spingere il traffico verso un sito.

I video

Agli utenti piace il contenuto video. I video sono facili da produrre e facili da consumare. Oggi è abbastanza semplice realizzare video di alta qualità, ma bisogna prestare attenzione al fatto che incorporare potrebbe influenzare negativamente i tempi di caricamento di un pagina.

La pubblicità online

È sbagliato pensare che con un annuncio pubblicitario si riesca a raggiungere la prima posizione sul motore di ricerca.

Usabilità

Per investire sulla SEO, infine, spesso ci si dimentica di investire sull’usabilità di un sito. Ha poco senso realizzare un sito che sia perfettamente ottimizzato ma poco usabile dal punto di vista dell’utente.

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Valore del posizionamento

Prime posizioni su motore di ricerca: su mobile ha più valore

mercoledì, 29 ottobre, 2014

La percentuale di clic è un’importante fonte di informazioni per chi intende fare marketing online. Attraverso l’analisi del CTR è possibile effettuare la costruzione di modelli per la stima delle dimensioni del mercato. seoClarity ha condotto un’indagine per comprendere quanto incide sul CTR il posizionamento sul motore di ricerca, sia per il desktop che per il mobile.

Dai risultati ottenuti da seoClarity è emerso che le prime posizioni sul motore di ricerca incidono in maniera notevole sulla percentuale di clic che riceve il sito che si è posizionato. Non solo, su mobile il buon posizionamento ha un valore tre volte maggiore rispetto al desktop.

Lo studio, condotto su oltre 2 miliardi di impression e oltre 2,6 milioni di clic in 90 giorni (a partire dai dati rilasciati su Webmaster Tools di Google), ha avuto lo scopo di dimostrare come il primo posto nei risultati di ricerca sia importante in maniera decisiva.

I risultati evidenziati da desktop sono riportati nella tabella seguente:

La prima posizione ha fatto registrare un CTR di 19,3%, la seconda di 11,4% e la terza di 7,7%. E così a seguire, decrescendo.

Un’altra tabella mostra invece i risultati evidenziati da mobile:

Lo stacco tra prima e seconda posizione è ancora più evidente: la prima posizione ha fatto registrare un CTR pari a 27,7%; la seconda pari a 9,20%.

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Seo e indicizzazione

Come verificare se il sito è stato indicizzato da Google

mercoledì, 29 ottobre, 2014

Indicizzazione e posizionamento

Uno dei problemi frequenti quando si cerca di far posizionare il sito su Google è che il sito stesso non è stato correttamente indicizzato. In questo caso significa che Google non riesce ad accedere alle pagine del sito web per indicizzarne correttamente il contenuto.
Per verificare ciò, è necessario accedere agli Strumenti per i Webmaster e controllare la tab “Indice di Google”. Lì sarà presente il numero di pagine che il motore ha indicizzato.
È bene ricordare la differenza tra posizionamento e indicizzazione, indicizzare non significa posizionare ma semplicemente inserire il sito web nel data base del motore di ricerca, un’operazione naturale che può essere tuttavia velocizzato.

Se il sito presenta errori di scansione

Sempre in Webmaster Tools si può controllare se ci sono messaggi di errori di scansione, il più probabile è che ci siano messaggi relativi all’http status code 404, che segnala che l’URL non può essere trovata.

Altri errori di crawling possono comprendere:

  • Robots.txt: indica a Google quali parti del sito scansionare, se ci sono elementi in Disallow questi non saranno presi in considerazione dal motore (i.e. User-agent: *Disallow: /)
  • .htaccess: questo file può causare problemi se non è configurato correttamente.
  • Meta Tags se ci sono pagine non indicizzate verificare che non ci siano i seguenti meta tag nel codice sorgente
  • Sitemaps: Se l’errore riguarda la sitemap significa che la stessa non è stata aggiornata in modo corretto, è necessario inviare nuovamente la sitemap aggiornata.
  • Parametri URL: quando si tratta di link dinamici Google consente di impostare i parametri degli URL, altrimenti una configurazione sbagliata di questi parametri può causare problemi.
  • DNS o questioni di connessione: Se lo spider di Google non può raggiungere il server si possono verificare problemi di scansione, le ragioni possono essere varie (i.e. host in mantenimento o problemi temporanei).
  • Problemi pregressi: se il dominio è stato acquistato e ha uno storico con dei problemi, penalizzazione di Google o altro, questo ricadrà sul sito attuale e sarà necessario inviare la richiesta di riconsiderazione.

Altre domande da porsi

  1. Il sito presenta errori si sintassi o complicazioni strutturali?
  2. Il sito possiede link in entrata di qualità?
  3. Google ha penalizzato il sito?

Vi sono diverse ragione per cui Google potrebbe aver penalizzato il sito, con azioni manuali (comunicate via messaggio in WMT) o penalizzazioni algoritmiche, le principali motivazioni indicate da Google sono:

  • Contenuti generati automaticamente
  • Partecipazione a schemi di link
  • Cloaking
  • Comandi di reindirizzamento non ammessi
  • Testo o link nascosti
  • Pagine doorway
  • Appropriazione di contenuti
  • Partecipazione a programmi di affiliazione senza apportare un sufficiente valore aggiunto
  • Caricamento di pagine con parole chiave irrilevanti
  • Creazione di pagine con comportamento dannoso, ad esempio di phishing o che installano virus, trojan o altro badware
  • Utilizzo illecito del markup dei rich snippet
  • Invio di query automatizzate a Google

Se hai perso posizionamenti o temi una penalizzazione, affidati alla consulenza di SEO Roma!

contatti e preventivi

Per approfondire: Search Engine Journal


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content marketing

Gli assassini del Content Marketing, chi sono e come difendersi

mercoledì, 29 ottobre, 2014

Produttività dei contenuti, ecco cosa NON fare.

Si fa presto a dire “Content Marketing”, la verità è che intorno a queste semplici parole ruota un mondo, fatto di analisi, studio, creatività, professionalità, cura dei dettagli, esperienza e altro ancora. Si fa presto a dire “scrivi un contenuto per…”. La verità è che oggi più che mai, complice anche una forte competition, non basta conoscere la grammatica italiana o l’analisi logica (in qualche caso sarebbe già qualcosa …) per trasformare un articolo in un articolo potenzialmente virale; stessa cosa dicasi per le immagini (e gli obiettivi): non basta più trovarne “solo” di carine.

Allora questa mattina, quando ci siamo imbattuti nell’articolo di Marketo intitolato 4 Content Marketing Productivity Killers non abbiamo non potuto soffermarci a leggere, complice anche l’immagine (oltre che l’efficacia del titolo e l’utilità del contenuto). Lo stesso post è un chiaro esempio di come un’immagine sia in grado di poter raccontare il contenuto.

Andiamo dunque a vedere quali sono i potenziali killers delle strategie di Content Marketing.

Affidarsi ai desideri

Creare contenuti senza avere chiari gli obiettivi che quei contenuti devono soddisfare è rischioso. Nel primo caso state “… playing the guessing game” con tutti i rischi che un “gioco” può comportare. Il secondo caso è quello in cui, invece, avrete analizzato dati storici e obiettivi futuri (gli obiettivi dei contenuti possono essere molteplici, ci auguriamo per voi non siano solo di posizionamento..).

Scegliere la casualità

Quando i contenuti sono molti e l’esigenza è di produrne con costanza e sempre diversi e interessanti, il coordinamento delle molteplici attività, dalla redazione al design, è molto più che complicato e può diventare un inferno. In questi casi prevedere l’adozione di strumenti ad hoc in grado di aiutare la produttività delle strategie Content appare quasi vitale.

Puntare solo alla quantità

Create contenuti di tutti i tipi ma le visualizzazioni non aumentano. Può succedere (e succede) se il vostro obiettivo è un non-obiettivo. Creare contenuti “tanto per..” è un’assoluta perdita di tempo. Il suggerimento in questo caso non è solo scegliere la qualità al posto della quantità ma anche dedicare tempo alla promozione dei nuovi contenuti scegliendo diversi mezzi come email, advertising e campagne social.

Non creare comunicazione interna

Uno dei rischi più frequenti nelle grandi realtà è quello della mancanza di comunicazione. Si pensi a quanto una collaborazione fattiva tra i team c.d. Demand Generation e Coordinating Content possa aumentare in modo esponenziale l’efficacia delle vostre strategie Content e si pensi, invece, quando ciò non avviene: si finisce per avere contenuti che non dispongono di un progetto promozionale e progetti promozionali che non dispongono di contenuti.

Cosa possiamo fare per te?
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web marketing per pmi

twitter web marketing

12 consigli in infografica per usare Twitter e generare leads

martedì, 28 ottobre, 2014

Twitter ha grossi numeri, è in crescita, è una piattaforma molto utilizzata che sta sempre più investendo nei servizi alle aziende, specie dopo l’apertura della piattaforma Ads alle PMI anche in Italia. Il problema è che, nonostante ciò, solo il 34% dei marketer riesce a generare leads dall’utilizzo di Twitter. Questo è quanto individuato da alcune ricerche sulle statistiche Twitter, Hubspot ha quindi creato un’infografica, che offre anche alcuni interessanti suggerimenti per utilizzare Twitter in maniera efficace per il brand.

  1. Alterna “title tweets” con “copy tweet“, i primi sono quelli che riportano il titolo del contenuto che si sta linkando i secondi sono quelli il cui testo è personalizzato. I copy tweets ricevbono in media 98 click, i title tweets 110.
  2. Inserisci i link abbreviati, dal momento che i link rappresentano il 92% delle interazioni sulla piattaforma e sono di gran lunga il mezzo più utilizzato per comunicare su Twitter. Utilizzare uno shortner (come goo.gl o bit.ly) consente di tenere traccia delle interazioni e dei click che il link riceve.
  3. Usa le immagini, perché anche nel caso di tweitter attraggono più interazioni: +18% di CTR; +89% di inserimento nei preferiti e +150% di RT.
  4. Chiedi i retweet, sembra una forzatura ma in realtà ha successo. Un tweet dove viene esplicitamente chiesto il retweet ha un tasso di retweet 12 volte superiore a un tweet dove tale richiesta non viene esplicitata. Se viene richiesto utilizzando la parola completa “retweet” il tasso di retweet è 23 volte più alto della media. Se si utilizza l’abbreviazione RT il tasso di retweet è 10 volte maggiore.
  5. Usa le call to action, ha effetto in generale e su Twitter la cosa migliore è usare parole che richiamano un’azione: download, ascolta, guarda… Con questi termini i click aumentano in media del 13%.
  6. Un click riciclato riceve in media lo stesso numero di retweet di uno originale, 140 vs 132. Ovviamente non bisogna farlo a ripetizione, ma lasciar trascorrere sempre un po’ di tempo selezionando accuratamente i tweet che hanno avuto maggiore successo.
  7. Usa tweet che parlano di Twitter stesso o di altre piattaforme social, ha un buon riscontro di pubblico e il 22.5% di click in più della media.
  8. I follower che hanno meno di 500 follower sono i più importanti, perché spno la maggioranza e perché hanno relazioni 1 to 1 più stabili e forti. Secondo i dati analizzati da Mention (1 miliardo di menzioni sociali in 2 anni) la maggior parte delle menzioni (il 91%) arriva da utenti che hanno meno di 500 follower.
  9. Secondo i dati raccolti da TrackMaven riguardo a oltre 1.7 milioni di tweet, l’orario migliore per pubblicare e programmare i tweet, se si vogliono ricevere RT, è fra le 10 e le 11 pm EST (ovvero tra le 3 e le 4 del mattino in Italia). Probabilmente in Italia è bene attenersi semplicemente all’orario compreso tra le 10 e le 11 di sera, a notte fonda le possibilità di ricevere visualizzazioni e click sono davvero minime. Senza contare che altri studi hanno dimostrato che l’orario migliore per ricevere RT è alle 5 del pomeriggio, mentre quello migliore per il CTR è a mezzogiorno e alle 6 pm, inoltre il pomeriggio è meglio della mattina.
  10. Rispondi ai tweet, è una buona regola, specie se sono clienti che fanno domande al brand . Secondo i dati di Lithium i 53% si aspetta una risposta entro un’ora, percentuale che arriva al 73% se il tweet contiene lamentela.
  11. Le statistiche servono a ricevere RT, ma non click. In media i tweet che  contengono dati statistici ricevono il 5.4% in più di RT, ma hanno un CTR del 32.7% inferiore.
  12. Essere trasparenti ripaga, i tweet che contengono offerte  chiare ricevono il 18% in più di click e il 28% in più di RT, rispetto a quelli che hanno un contenuto ambiguo.

infografica 12 twitter tips

Fonte: Hubspot

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editoria digitale

Giornali online e siti editoriali: come ottimizzare i contenuti

martedì, 28 ottobre, 2014

3 metriche essenziali per analizzare e ottimizzare i contenuti

Rispetto a qualche anno fa in cui pubblicare un giornale online poteva essere complicato per svariati motivi, ad oggi è piuttosto frequente imbattersi in siti di tipo editoriale, anche non registrati al Tribunale, ma, di fatto, veri e propri quotidiani online. La competition, insomma, è piuttosto alta.

Al netto dello scopo informativo che ha un sito editoriale, gli obiettivi possono essere diversi e molteplici, per esempio guadagnare attraverso Adsense o attraverso banner pubblicitari, oppure vendere servizi correlati, oppure, ancora, sviluppare la reputazione di un brand.
Gli obiettivi possono dunque essere diversi da giornale a giornale, quello che invece accomuna tutti è la presenza di contenuti testuali (e non). Quindi misurare l’efficacia di questi contenuti e modificarli al fine di raggiungere gli obiettivi prefissati (senza dimenticare mai che il destinatario finale è l’utente e NON il motore di ricerca) è la soluzione comune per tutti.
Per questa attività di analisi e perfezionamento ci viene in aiuto Google Analytics e nello specifico dei giornali online possiamo prendere in esame almeno 3 voci specifiche (certo, non solo queste! ): Comportamento, Velocità sito e Ricerca sul sito.

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Marketing PMI Servizi

1. Comportamento: Panoramica e Flusso di comportamento

Dentro Comportamento – Panoramica, il grafico mostra una fotografica generale delle visite al sito web e puoi visualizzare quanto spesso i tuoi articoli sono stati visualizzati, per quanto tempo gli utenti sono stati sulle pagine e quali le pagine dalle quali sono usciti più di frequente.
Nel Flusso di comportamento puoi “seguire” il percorso della maggior parte degli utenti dal primo articolo sul quale hanno cliccato fino all’ultimo e farti un’idea del perché, magari, sono usciti così velocemente senza compiere alcuna azione.
Per determinare quali possono essere la pagine “papabili” per la conversione(tasso di conversione all’obiettivo) basta analizzare le Pagine di destinazione.

2. Velocità sito: I tempi delle pagine e i suggerimenti

Alzi la mano chi ancora ha dubbi in merito all’importanza della velocità di caricamento delle pagine. Ecco, nessuno, per altro con il dilagare di smartphone e tablet questa esigenza è ancora più avvertita. Però le pagine non sono tutte uguali, possono contenere “elementi” diversi in grado di ostacolare l’esperienza utente. I dati di questo tab ti aiutano proprio in questo suggerendoti (tramite PageSpeed Insights) le possibili modifiche da attuare.

3. La ricerca sul sito

Se hai un motore di ricerca interno e hai impostato la ricerca sul sito allora hai nelle tue mani una sorta di miniera d’oro per creare nuovi contenuti e/o perfezionare quelli già esistenti al fine di renderli più facilmente rintracciabili sia dedicando più tempo all’ottimizzazione on-site sia all’interno del tuo stesso sito.

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Facebook like

5 consigli per la gestione della fanpage di Facebook

martedì, 28 ottobre, 2014

L’utilizzo dei social media è parte integrante di qualsiasi strategia di web marketing che si rispetti inutile sottolineare il ruolo dei social network per la visibilità dell’azienda e la promozione dei prodotti e dei servizi offerti di cui abbiamo già parlato spesso.
Oggi vogliamo affrontare la questione della gestione degli account business e delle fan page per tutti coloro, soprattutto piccole e medie imprese, che non dispongono di numerose risorse, sia in termini di dipendenti che di risorse finanziarie, per la gestione e il monitoraggio della fan page proponendo 5 consigli che permetteranno di risparmiare tempo nella pubblicazione dei contenuti e di tracciare in modo più preciso l’engagement con i fan per chi ancora non sta utilizzando il tool Facebook Business Manager.

1 Effettuare il log out dell’account

Se si sta gestendo la fan page per conto della propria azienda o del brand potrebbe essere rischioso restare loggati con il proprio profilo, in quanto ci si può confondere nella pubblicazione dei post tra profilo personale e fan page o addirittura se si lascia la propria postazione qualcuno potrebbe postare la nostro posto oppure se si lascia la sessione attiva e si sta lavorando da un pc pubblico.
Sarà sufficiente andare nelle impostazioni di facebook, tab sicurezza e verificare e impostare le proprie attività di log/in/log out.

2 Predisporre un archivio di status e aggiornamenti di altre pagine o persone da condividere

Non c’è nulla di peggio che trovarsi davanti alla propria pagina facebook e non sapere cosa condividere; Recentemente Facebook ha rilasciato la funzione “salva” che permette di archiviare post con link dei brand e delle persone che ci seguono. Una funzione molto utile se si decide di seguire la regola social del 70-20-10 (70% di post dal proprio brand per aumentare il valore nella propria community, 20% di contenuti di altri e 10% di post promozionali). Per condividere i contenuti di altri la funzione salva, cliccabile direttamente dall’angolo in alto a destra del post è molto utile.

3 Scoprire il tasso di engagement degli aggiornamenti di status

A volte i social media manager restano delusi dal numero di interazioni che un post riceve, se non si ha tempo di immergersi nel mondo delle statistiche della fan page con i Facebook Insights si può cliccare sull’opzione “persone raggiunte” situata in basso a sinistra del post, cliccando si aprirà un box con informazioni più approfondite.

4 Utilizzare il Graph Search per ritrovare post pubblicati in passato

Il Graph Search è molto comodo se si desidera cercare post pubblicati in passato effettuando una ricerca per nome del brand, questa funzione è molto utile per evitare di scrollare la timeline e prendere come riferimento un post pubblicato in passato. Sarà sufficiente digitare le parole chiave contenute nel post e il nome della propria pagina. Si possono poi applicare dei filtri in base al contenuto, al mese di pubblicazione etc.

5 Conoscere chi sono i fan più coinvolti

I fan più coinvolti sono quelli che diventano gli influencer della community che si costruisce attorno al brand, per scoprire chi sono esistono dei tool online gratuiti come ad esempio Splashcore Fan Grader che evidenzia i fan con il maggior engagement analizzando le interazioni con gli ultimi 100 post. Si può utilizzare questo dato per raggiungere direttamente questi influencer e delineare una strategia più mirata che incontri i desideri dei fan con cui loro sono in contatto.

Affidati ai nostri social media manager per la tua strategia di social media marketing!

Contatti Marketing PMI ServiziFonte: inc.com

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Halloween su Twitter

Cinque suggerimenti per investire su Twitter durante Halloween

lunedì, 27 ottobre, 2014

Halloween si appresta a essere l’argomento di discussione più caldo su tutti i social network. Twitter ha raccolto dei dati per analizzare la portata di Halloween sulla sua piattaforma in termini di tweet e di interazioni tra gli utenti e ha mostrato come a ottobre dello scorso anno ci siano state menzioni pari a 19 milioni a livello globale. Le menzioni per questo ottobre hanno invece già raggiunto 8 milioni.

Per questo motivo, Twitter ha deciso di pubblicare cinque suggerimenti per i brand che hanno intenzione di sfruttare le conversazioni su Halloween per investire e promuovere i loro prodotti.

Partire ora

È sbagliato pensare che sia tardi per partire con una campagna Twitter sul tema Halloween. Secondo una ricerca pubblicata da NRF, gli utenti aspettano gli ultimi giorni per fare acquisti da sfruttare nella notte del 31 ottobre e spenderanno una media di 77,52 dollari in caramelle, decorazioni e costumi.

Trovare il modo di collegare il marchio a Halloween

Non è detto che solo chi vende prodotti strettamente connessi a Halloween possa sfruttare Twitter per farsi pubblicità. Qualsiasi marchio può trovare la via giusta per usare Halloween nella sua campagna pubblicitaria, anche se non vende nulla che possa essere utilizzata per questa serata.

Utilizzare i tweet per indirizzare il traffico

Gli inserzionisti possono incrementare il traffico verso il loro sito attraverso le promozioni e le offerte speciali di Halloween, puntando a tweet sponsorizzati sul tema.

Fornire suggerimenti e consigli

Gli utenti Twitter apprezzano che un inserzionista offra un contenuto in grado di arricchire la loro esperienza.

Incoraggiare gli utenti a condividere contenuti

Twitter è un canale a due vie. L’inserzionista può pubblicare dei contenuti, ma può anche coinvolgere l’utente e spingerlo a pubblicare opinioni, consigli o foto su Halloween.

Per avere un’idea della portata di Halloween in termini di spesa e rientro economico, un’infografica realizzata da Nextopia ha raccolto le tendenze registrate dagli americani che hanno celebrato Halloween nel 2013.

Vuoi fare pubblicità su Twitter? Affidati a noi per promuovere la tua attività non soltanto durante Halloween!

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