Nuovo Pinterest analytics

Il nuovo analytics di Pinterest per gli account business

martedì, 2 settembre, 2014

Se Pinterest è nato quasi come aggregatore di immagini, con funzioni social piuttosto limitate, oggi sta raggiungendo un pubblico sempre più vasto e appassionato. Se usi Pinterest significa che hai difficoltà a staccartene, che rimani affascinato dalla quantità incredibile di immagini, idee e suggestioni e che per te è senz’altro un’ottima fonte di novità. Tutto questo lo hanno capito anche le aziende, che hanno saputo cogliere i segnali e hanno deciso di utilizzare Pinterest come strumento di marketing. È ovvio che non è per tutti, difficilmente un commercialista troverà il modo di farsi notare su Pinterest, ci sono, però delle attività, che sembrano nate per questo social.

Tante volte abbiamo sottolineato quanto sia importante la fase analitica. Se la progettazione della strategia ha un peso consistente, l’analisi dei risultati raggiunti è l’unico metro di giudizi per le scelte fatte ed eventualmente il miglior modo per individuare errori e vie di miglioramento. Ora Pinterest ha deciso di andare incontro alle aziende che lo utilizzano per promuoversi e integrare una piattaforma più evoluta di analisi dei dati.

È stata annunciata la settimana scorsa sul blog ufficiale ed è già attiva per tutti gli account business, basta accedere per vedere un messaggio come quello dell’’immagine sottostante e iniziare a esplorare le nuove funzionalità.

nuovo analytics Pinterest

Il nuovo analytics fornisce dati su:

  • Pin con più impressioni, ovvero i pin che sono stati più visualizzati negli ultimi 30 giorni e per ognuno il numero di repin, click e mi piace ricevuti.pin impression pinterest
  • Analisi del pubblico, dal punto di vista demografico ma anche degli interessi. C’è un tab dedicato proprio alle passioni dei follower. Conoscere tali dati consente di scegliere più accuratamente i contenuti da pubblicare, accordandosi con quelli che sono gli interessi degli utenti. Nella stessa area vengono fornite informazioni circa le bacheche dei follower che contengono il numero più alto dei tuoi pin e l’indicazione dei brand che vengono seguiti dal tuo pubblico. interessi pubblico pinterest
  • Ricevi suggerimenti da Pinterest per migliorare i tuoi dati, ad esempio “I clic ti inviano traffico al sito. Assicurati che i tuoi Pin rimandino a pagine ottimizzate per i dispositivi mobili affinché le persone possano compiere delle azioni quando aprono le pagine.”
  • Nella sezione Attività da… si possono conoscere i dati specifici riguardanti le interazioni sul sito web, dove è consigliabile, per prima cosa, integrare il pulsante per il Pin. Sempre qui è possibile conoscere i dati analitici relativi alle bacheche e ai pin in base a impressioni, click e repin.

Il link per i dati analytics di Pinterest.

Tag: |
LinkedIn

6 consigli per scrivere articoli di successo su LinkedIn

martedì, 2 settembre, 2014

Circa un mese fa vi abbiamo parlato della LinkedIn Publisher Platform, la piattaforma di LikedIn su cui è possibile pubblicare un contenuto o un articolo.
Perché LinkedIn è sì la più grande rete professionale che raccoglie professionisti e aziende ma è anche uno strumento per arricchire il proprio profilo professionale e un modo per realizzare campagne pubblicitarie per le aziende.

Oggi invece vi daremo alcuni consigli per scrivere articoli di successo sulla Publisher Platform: un luogo dove accrescere la propria reputazione professionale e veicolare traffico verso il proprio sito.

1 Scegliere argomenti che il pubblico di LinkedIn vuole leggere

LinkedIn non è social network come gli altri, le sue caratteristiche si differenziano soprattutto per la professionalità; chi è su LinkedIn non vuole leggere vignette e articoli poco interessanti (gossip, divertimento, etc). Puntare piuttosto su articoli che possano mettere in evidenza la vostra professionalità e i vostri interessi, le abilità e cogliere la curiosità dei vostri collegamenti: copiare e incollare articoli scritti da altri di sicuro non è la strada giusta per farsi conoscere professionalmente.

2 Pubblicare almeno una volta a settimana regolarmente

La frequenza con cui si pubblicano gli articoli deve essere costante, una volta ogni tanto non basta: per diventare influencer è necessario essere costanti per costruire delle solide relazioni professionali con i nostri lettori.

3 Lunghezza

Chi è in cerca di articoli su LinkedIn vuole leggere qualcosa di veloce, informativo ma di elevato livello. La lunghezza media si deve aggirare intorno alle 800 parole; chi cerca ricerche più approfondite o trattati di sicuro non li andrà a cercare su LinkedIn.

4 Linking

Il linking interno tra tutti gli articoli scritti è fondamentale per accrescere la propria reputazione e diventare, agli occhi dei lettori, un vero esperto del settore. Quindi, laddove possibile ricordarsi di effettuare linking interno o anche esterno se si possiede un blog o altre fonti importanti per migliorare la qualità degli articoli.

5 Rispondere ai commenti

Rispondere ai commenti è un’attività che aiuta a farsi conoscere: maggiore è l’engagement e più si interagisce con gli altri attraverso i commenti, sui propri articoli o su quelli di altri, maggiore è la possibilità di diventare influencer e accrescere la propria reputazione. Più si è popolari, più connessioni e follower si avranno.

6 Controllare le statistiche

È possibile controllare le statistiche di ogni singolo articolo, per verificare quale ha ottenuto più successo, condivisioni, commenti o apprezzamenti; questo aiuterà a capire quali sono gli argomenti che il nostro pubblico vuole leggere. Una mail inviata direttamente da LinkedIn notificherà l’andamento degli articoli e dei post pubblicati.

6 consigli… +1

È bene promuovere i propri articoli anche attraverso altri canali social per ottenere maggiore visibilità, la visibilità è la chiave del successo!

Contattaci per scoprire il mondo LinkedIn e promuovere la tua azienda!

Contatti Marketing PMI ServiziPer approfondire: searchenginewatch.com

Tag: |
Traffico da ricerca organica

La ricerca organica guida il traffico, indagine BrightEdge

martedì, 2 settembre, 2014

Il 51% del traffico verso un sito web è guidato dalla ricerca organica, sia per il B2B sia per il B2C. Tutti i canali di ricerca non organica, come quella a pagamento o il traffico proveniente dai social, vengono superati di gran lunga dall’organico che guida il maggior numero di visitatori verso un sito web.

I dati arrivano da un’indagine condotta da BrightEdge che ha portato avanti lo studio per comprendere quanto e come il contenuto sia in grado di guidare i risultati di business. La ricerca organica non soltanto guida il traffico verso un sito web, ma arriva a determinare quasi il 40% delle entrate per un’azienda.

Nel dettaglio, la ricerca organica è seguita da altre sorgenti di traffico (non specificate) che determinano le visite nel 34%, dalla ricerca a pagamento per il 10% e dai social per il 5%. BrightEdge ha, inoltre, analizzato come il traffico venga distribuito tra i diversi settori industriali. La distribuzione del traffico è molto variabile:

  • le imprese che si occupano di servizi per le aziende registrano un 73% di traffico da ricerca organica;
  • per i media e l’intrattenimento la percentuale arriva al 51%;
  • per il retail la percentuale si ferma al 41%.

La ricerca a pagamento ha, invece, un suo peso in termini di risultati di business quando si tratta di media e di intrattenimento.

BrightEdge ha infine evidenziato come contenuti composti da immagini e video siano in grado di attirare un’utenza maggiore rispetto a contenuti fatti di solo testo. Il team di studiosi consiglia quindi alle aziende di concentrarsi su contenuti multimediali e di investire le risorse più consistenti verso questa direzione.

Scopri quali sono i servizi di marketing online che possono incrementare la tua visibilità online

evento #webstarter Tuscia

Web Marketing per start-up all’Università della Tuscia

martedì, 2 settembre, 2014

Il 12 settembre il Web Marketing entra all’Università della Tuscia con un evento gratuito dedicato alle start-up.
Nell’Aula Magna del Dipartimento Economia e Impresa di Ingegneria Industriale di Viterbo (in via del Paradiso 7) ci saremo anche noi di PMIservizi come relatori, presenteremo un intervento maturato dall’esperienza decennale con le Piccole e Medie Imprese, che offrirà consigli e spunti di riflessione sulle opportunità che il Web Marketing può offrire.

Si parlerà di budget, preventivi, figure professionali necessarie alla strategia, inbound marketing, competitive SEO, web analytics; ci sarà posto anche per momenti conviviali, anch’essi gratuiti, dai break coffe al buffet a pranzo, fino ad arrivare alle ore 17.45 con una birra party, birra alla spina artigianale offerta dal Birrificio Turan.

Per registrarsi gratuitamente (i posti sono limitati) e ottenere ulteriori informazioni potete visitare questo link www.enjoineering.com/webstarter/

L’evento in questione, organizzato da Enjoineering e Marketing 4 Universities, è solo l’inizio di un percorso che vedrà svolgere ulteriori incontri, tutti volti ad approfondire le specifiche tematiche del marketing online, dalla SEO all’ADV, passando per i Social e molto altro ancora.

Le start-up nel 2014

Conosciamo tutti piuttosto bene le difficoltà che interessano le aziende, e non solo le PMI. Nel 2014 l’avvio di una nuova impresa può apparire più complicato di quanto potesse esserlo una decina di anni fa. Tuttavia c’è anche l’altra faccia della medaglia: le opportunità offerte, ad oggi, da strategie mirate di Web Marketing sarebbero state addirittura impensabili dieci anni fa.

Da parte nostra cercheremo di diffondere anche questo messaggio durante l’evento, cogliere le opportunità che il web offre, a più livelli, riuscire ad essere speranzosi nel futuro, soprattutto perché il futuro è nelle nostre mani: “… la pazzia più pazza di tutte è vedere la vita com’è e non come dovrebbe essere” – Miguel de Cervantes.

Tag: |
Amazon logo

Amazon sfida Google nell’advertising online

lunedì, 1 settembre, 2014

Con la fine dell’estate, si sa, arrivano le novità e quella di questi giorni è la scalata di Amazon nel campo dell’advertising online.
La notizia, trapelata da diverse fonti tra cui il Wall Street Journal, conferma che il colosso mondiale dell’e-commerce Amazon.com sta per lanciare la propria rete di annunci pubblicitari sfidando direttamente l’altro grande dell’advertising online – Google ovviamente.
La nuova rete di annunci pubblicitari si chiamerà “Amazon Sponsored Links” e avrà un sistema di back end integrato in Amazon dove le agenzie pubblicitarie potranno letteralmente comprare il pubblico attraverso l’acquisto di annunci su larga scala. Le agenzie poi, potranno proseguire con le campagne pubblicitarie collocando annunci specifici per i loro clienti basandosi sul target demografico per i prodotti e i servizi che si vogliono sponsorizzare.

L’intento principale di Amazon è quello di rimpiazzare gli annunci sulle proprie pagine attualmente occupati da Google Adwords, il principale strumento di Big G per la pubblicità online utilizzato fino a ora.

La differenza la faranno sicuramente i dati che Amazon possiede: Google possiede i dati delle ricerche che gli utenti effettuano, Facebook possiede i dati dei contenuti che gli utenti condividono ma Amazon possiede qualcosa in più: dati demografici più specifici, comportamento d’acquisto, le ricerche nel portale, gli acquisti effettuati e, non ultimo, i dati personali dettagliati degli utenti. Sarà questo sicuramente il campo di battaglia su cui avverrà la sfida con Google perché Amazon sarà in grado di definire meglio il target per i propri annunci.

Questo nuovo sistema di annunci rappresenterà una valida occasione per tutti coloro che cercano un’alternativa agli attuali strumenti di advertising online (Google e Facebook).
Non resta che aspettare, presumibilmente entro la fine di questo anno, questo nuovo sistema di advertising targetizzato in tempo reale che potrà mettere in crisi i vecchi sistemi!

Scopri come promuovere online i tuoi prodotti e i tuoi servizi con noi!

Contatti Marketing PMI ServiziFonte: Search Engine Journal

Tag: |
Monitoraggio chiamate da sito web

Novità Google AdWords, monitoraggio delle chiamate da sito web

lunedì, 1 settembre, 2014

Su Google AdWords è ora possibile monitorare le chiamate che provengono da un sito web collegato ad un annuncio. Disponibile, al momento, solo in Australia, Francia, Germania, Regno Unito, Spagna e Stati Uniti, la nuova funzionalità può essere utilizzata solo se è già stata impostata un’estensione di chiamata. Dopo che l’inserzionista ha inserito il monitoraggio delle conversioni per le chiamate da sito web, Google andrà a sostituire il numero di telefono con un numero di inoltro Google. Il numero di inoltro sarà diverso ogni volta che un utente consulta il sito, ma tutte le chiamate saranno comunque monitorate in modo corretto.

Attraverso il monitoraggio delle chiamate da sito web è possibile capire quali parole chiave e quali annunci stanno guidando la maggior parte delle telefonate e quali di queste si traducono nelle più importanti. L’inserzionista ha, inoltre, la possibiltà di assegnare un valore diverso alle conversioni a seconda delle pagine del sito (che visualizzano il numero) che lui ritiene più rilevanti.

Sulle chiamate da sito web è possibile anche utilizzare le strategie di offerta flessibili sulla base del dispositivo utilizzato, dell’ubicazione e dell’ora del giorno in cui avviene la chiamata ed è possibile ottimizzare automaticamente le offerte per parola chiave, così da guidare più chiamate o le chiamate di maggior valore utilizzando il target CPA.

Per iniziare ad utilizzare il monitoraggio delle chiamate da sito web è necessario recuperare lo snippet di codice scegliendo l’opzione “Chiamate a un numero di inoltro di Google dal tuo sito web“, da Strumenti e poi Conversioni. Una volta generato il codice, dovrà essere inserito all’interno del codice del sito web.

Una piccola novità coinvolge, infine, anche le parole chiave. A partire da fine settembre non sarà più possibile utilizzare l’opzione di corrispondenza delle parole chiave, ma tutte le parole chiave con la corrispondenza esatta e a frase saranno utilizzate nella modalità “includi plurali, errori ortografici e altre varianti simili“.

Realizza con noi la tua campagna Google AdWords. Contattaci per richiedere un preventivo gratuito

Pubblicità online

Tag: , |
carrello spesa online

Infografica su come aumentare le conversioni sul tuo sito web

lunedì, 1 settembre, 2014

Tornati dalle tanto attese vacanze estive è tempo di organizzare nuovamente strategie web efficaci, anche alla luce delle recentissime novità SEO e SEM, per citarne solo una, la scomparsa dell’authorship dalle SERP.

Le opportunità che il web ci offre sono davvero innumerevoli, bisogna però scegliere quelle che davvero sono più adatte al nostro caso. L’infografica che vi presentiamo oggi, realizzata da Quick Sprout, è a tal proposito molto interessante perché ci racconta come ottimizzare le conversioni di tre diverse tipologie di sito web quali e-commerce, lead generation e user signups, ossia come aumentare vendite, leads e utenti.

Per esempio, per citare solo alcuni consigli.

Nel caso del sito per la vendita online:

  • raccogliere e-mail
  • offrire la spedizione gratuita
  • eliminare costi nascosti
  • aggiungere filtri di prodotto
  • aggiungere garanzie
  • ridurre il numero di pagine coinvolte nel processo di checkout.

Per la leads generation:

  • rendere il numero di telefono cliccabile ( 4 su 5 consumatori utilizzano il proprio smartphone per acquistare)
  • rimuovere i campi “superflui”
  • aggiungere delle valide testimonianze

User signups:

  • Fornire un numero di scelte limitato
  • comunicare in modo “personale” e personalizzato
  • aumentare la velocità del sito web
  • investire in video


Infografica Quick Sprout

infografica

Tag: |
scomparsa authorship author rank

L’authorship è morta, ma l’Author Rank sopravvive?

lunedì, 1 settembre, 2014

Il 28 agosto John Mueller ha pubblicato sul suo profilo Google Plus l’annuncio ufficiale che dichiara chiusa l’esperienza dell’authorship in SERP. Se fino a giugno erano scomparse solo le foto dai risultati di ricerca, da qualche giorno tutti i riferimenti finora utilizzati per attribuire a un autore la paternità di un contenuto verranno ignorati da Google.

L’authorship a suo tempo ebbe un grande successo, non solo serviva a dare maggiore autorevolezza al contenuto (sempre agli occhi dell’utente che la trovava fra i risultati) ma aveva anche un’influenza positiva sul CTR e quindi sul numero di visite ricevute dalla pagina. Non vedremo quindi più le informazioni riguardanti l’autore del contenuto, ma questo non significa che l’autore stesso perda di importanza.

Innanzitutto non è necessario eliminare i vari rel=author e rel=me in quanto questi sono microformati che possono essere utilizzati da altri servizi, nascono, infatti, con schema.org e solo dopo Google li ha utilizzati per l’implementazione dell’authorship.

Inoltre l’Author Rank rimane un concetto ancora in piedi. Questo termine non è stato coniato da Google, bensì dalla comunità SEO che lo utilizza per indicare l’importanza che l’autore può avere nel posizionamento di una data pagina web. È un concetto che ha raggiunto popolarità e si è affermato dopo che il Presidente del consiglio di amministrazione di Google, Eric Schmidt, ne ha parlato nel suo libro, The New Digital Age, seppure senza entrare nel dettaglio. Lo scorso anno sono arrivate altre voci sull’author Rank e sul suo utilizzo per influenzare il posizionamento nei risultati di ricerca. La vera svolta è arrivata a marzo di quest’anno, dopo che Amit Singhal, di Google Search, ha affermato che l’Author Rank non è stato ancora utilizzato, ma Matt Cutts ha poi confermato che l’Author Rank è stato impiegato per la sezione degli In-depth articles.

Detto ciò la domanda lecita è: ma se l’authorship è ormai in disuso come fa Google a capire chi è l’autore di un contenuto? Userà altri metodi? È molto probabile che saranno altri i segnali che verranno presi in considerazione, tra cui quelli già esistenti prima dell’avvento dell’authorship, come, banalmente, la firma visibile dell’autore dell’articolo. L’unica cosa certa è che non occorre preoccuparsi troppo dell’Author Rank, fa parte di quegli innumerevoli fattori di ranking che influenzano la SERP e inoltre ha effetto solo su un numero limitato e parziale di query.

Contatta SEO Roma per un preventivo per l’ottimizzazione del tuo sito web.
Un team di professionisti esperti e aggiornati al servizio della tua impresa.

Agenzia SEO a Roma

Fonte: Search Engine Land

Tag: |
Cibo per ristorante

4 modi per ottimizzare la presenza sui social media dei ristoranti

lunedì, 1 settembre, 2014

I social media hanno trasformato le nozioni canoniche del marketing come veniva inteso anni addietro; questo è soprattutto vero per i settori, come quello turistico, alberghiero e di ristorazione la cui presenza sui social media sta crescendo sempre di più.
Tra le forme di promozione online che i ristoranti possono mettere in pratica per pubblicizzare la propria attività e fornire all’esterno la propria immagine c’è sicuramente l’utilizzo dei social media.
Gli utenti cercano online recensioni e commenti sui ristoranti, utilizzano i social media per avere informazioni sui piatti proposti e i servizi offerti.
Oggi proponiamo ai nostri lettori 5 attività che i titolari dei ristoranti possono fare sui social network:

Ospitare un evento

La creazione dell’evento per una particolare cena è sicuramente il modo migliore per invitare i fan che seguono il ristorante sulla pagina facebook. Nell’evento vanno specificate, oltre alla data e l’ora dell’evento anche una descrizione accurata del menu proposto e delle altre facilities offerte (accompagnamento musicale, informazioni utili all’utente etc). Si può lanciare un hashtag specifico per Twitter e incoraggiare gli ospiti a effettuare il check in su Foursquare.

Umanizzare il Brand

I media tradizionali e le forme pubblicitarie sono utili per farsi conoscere ma spesso non evidenziano abbastanza il lato umano che risiede dietro l’attività commerciale.
Metterci la faccia significa far conoscere ai clienti i dipendenti del ristorante, le loro qualità e il loro modo di lavorare. È possibile fare tutto ciò postando le foto delle persone che lavorano all’interno del ristorante, interviste etc magari nel backstage di un particolare evento.

Gestire il servizio clienti

Essere in cima alle classifiche dei siti di recensioni come TripAdvisor è importante ma è altrettanto importante gestire correttamente i commenti negativi e le recensioni meno positive. La presenza sui social media permette di instaurare un dialogo diretto con i propri clienti e fornisce il modo di poter “rimediare” ad eventuali critiche negative con promozioni ad hoc per i clienti scontenti. È fondamentale avvalersi anche di strumenti di monitoraggio (i.e.Hootsuite) delle citazioni per non perdere nessun commento.

Coltivare la propria community

Tra le forme pubblicitarie secolari ed efficaci vi è sicuramente il passaparola: un’esperienza positiva di un utente genera azioni positive; questo significa che chi è soddisfatto del servizio offerto dal ristorante è più propenso a consigliarlo ai suoi amici, ad invitarli agli eventi etc.
Ascoltare la propria community e mantenere un ruolo pro-attivo consente di fidelizzare i propri avventori e cercarne di nuovi incontrando le necessità espresse dai clienti.

Contattaci per una consulenza a 360° sulla promozione online della tua3 attività!

Contatti Marketing PMI Servizi

Tag: |
seo mappa mentale

Ecco come fare SEO nel peggior modo possibile

lunedì, 1 settembre, 2014

Qualche volta funzionano molto meglio gli esempi “in negativo” rispetto ai c.d. to do, certo molto dipende dall’argomento e dai destinatari.
In questo caso parliamo di SEO e i nostri destinatari sono soprattutto le aziende che decidono o anche solo pensano di investire in questa strategia a lungo termine. L’obiettivo è duplice, da una parte aiutare le stesse aziende a non cadere nelle trappole che spesso alcune agenzie mascherano da opportunità, dall’altra fornire un modo diverso per guardare le cose.

Fermo restando che potrebbero essere migliaia le cose inopportune da fare nell’attività di search engine optimization, in questo contesto abbiamo scelto solo alcune, quelle che più fanno male al cuore :) di chi crede che la (vera) SEO debba essere, a tutti gli effetti, un’attività propedeutica e non un “accessorio”.

Ecco qui, dunque, alcune idiozie della (non) SEO:

L’analisi della competition non mi interessa, conosco già i miei competitor

Certo, ovvio, nessuno meglio di un cliente conosce i suoi competitor, ma il problema qui è di tipo tecnico . Oltre ai competitor che il cliente elenca e descrive è assolutamente indispensabile analizzare la competition sulla SERP cercando di capire, a fronte di quella tematica, cosa gli altri abbiano fatto e stiano facendo, quali potenzialità per il cliente, quali vantaggi e svantaggi. Paradossalmente potreste scoprire “futuri” competitor che il cliente non immaginava nemmeno di avere. Qui la sinergia tra cliente e fornitore è vitale.

I Social non mi servono

Può essere vero, molto dipende dalla tematica del business, ma difficilmente lo è. Se guardiamo ai social come un ulteriore strumento per fare in modo che i nostri contenuti possano diventare virali, capiamo bene che la SEO ha il suo valore, senza entrare in tecnicismi noiosi. Il concetto è un altro, ossia: fare i Social in ottica SEO è un’idiozia. Farli tenendo conto che è alle persone che state parlando e non a un bot, allora avrà senso e avrà valore (indiretto) anche per la SEO.

L’article marketing è penalizzante

Tutto è penalizzante se viene fatto con il solo obiettivo di (cercare) di fregare il motore di ricerca. Questo poveraccio di article marketing è stato travolto dall’onda emozionale provocata da Penguin e tutti pronti a puntare il dito contro di “lui”. Non è vero, o meglio, non è vero in assoluto. Come in tutte le cose, anche in questo caso è opportuno valutare situazione e situazione, sito e sito, contestualizzare, dedicare tempo, attenzione e fregarsene se il link è nofollow soprattutto se il sito merita.

Faccio una trentina di siti satellite che puntano al mio

Bravo, eccellente e chissà perché tutto il resto del mondo non ci ha pensato?
Certe volte, se non si riesce ad arrivarci per competenza, basterebbe solo un po’ di umiltà, ma pare che questa sia più rara della prima. Anche qui, non entreremo in inutili tecnicismi, bisognerebbe solo soffermarsi a pensare che se bastasse davvero così poco tutti sarebbero primi (tecnicamente impossibile). Queste sono scelte fatte da chi preferisce trovare soluzioni facili (e dannose) che spaccia per buone fregando il cliente, perché di fregatura si parla, c’è poco da dire.

Servono solo title e h1

Anche qui basterebbe fare appello alla logica e chiedersi: e se 1000 siti che trattano tutti della stessa cosa avessero, tutti, gli stessi title e h1? Infatti, ci sono altri mille fattori che influiscono, tecnici e contenutistici, che possono fare e fanno la differenza.

SEO.Roma.it – preventivi professionali e gratuiti.

seo.roma.it

Tag: |