mobile friendly fattore ranking google

Google: compatibilità dei siti su mobile sarà fattore di ranking

venerdì, 27 febbraio, 2015

Google ha pubblicato proprio ieri un annuncio che ci aspettavamo da tempo: la compatibilità mobile dei siti web sarà fattore di ranking. Oggi le visite da mobile stanno superando decisamente quelle da desktop, gli utenti utilizzano più spesso uno smartphone o un tablet per cercare informazioni, notizie, prodotti, servizi sul motore di ricerca. Google ha il compito di offrire il miglior servizio possibile ai propri clienti (gli utenti) per cui dovrà tenere conto del fatto che un sito mobile-friendly (o un’applicazione) rispondono meglio alle necessità espresse da un utente che sta utilizzando un device mobile. Vediamo nello specifico cosa dice Google.

realizzazione siti mobile

Dal 21 aprile amplierà l’utilizzo della mobile-friendliness (compatibilità mobile) come fattore di ranking. Questa modifica influenzerà le ricerche mobile in tutte le lingue in tutto il mondo e avrà un impatto significativo nei risultati di ricerca. Di conseguenza, gli utenti troveranno più facilmente risultati di ricerca, di alta qualità e ottimizzati per i loro dispositivi.

Per ciò che riguarda le app a partire da ieri (26 febbraio 2015) Google inizierà a utilizzare le informazioni  indicizzate sulle applicazioni mobile come fattore di ranking per gli utenti loggati che hanno installato l’app. Come risultato, possiamo ora emergere contenuti da applicazioni indicizzati più prominente nella ricerca.

Fin qui tutto chiaro, meno chiaro per molti è come rendere un sito mobile friedly, cosa significa che un sito web sia compatibile con i device mobile. È un fattore che ci troviamo spesso a spiegare ai nostri clienti, che confondono la possibilità di vedere il sito (ovvero, non si apre una pagina bianca se apro una pagina dal cellulare o dal tablet) con la possibilità di navigarlo senza bisogno di fare zoom, di girare lo schermo e di far fare strane contorsioni alle dita per riuscire a cliccare una voce di menu. Un sito mobile-friendly, così come lo intende Google, è un sito che si legge bene e che un utente può navigare comodamente anche solo con una mano (che è il modo in cui la maggior parte di noi tiene uno smartphone), utilizzando il pollice per cliccare su link e voci di menu.

Se non riesci a usare così il tuo sito allora il tuo sito non è mobile-friendly, si vede, ma non si naviga.

Google non ci lascia soli in questa transizione e fornisce una serie di strumenti per capire se il sito mobile, per far diventare il sito mobile e per testare il sito mobile (link a fondo pagina). Fra i tanti consigli quello che ci sembra più utile riportare sono le tre cose fondamentali che bisogna sapere per realizzare un sito per dispositivi mobile:

  1. Deve essere facile da utilizzare. Nessuno vuole stare a riflettere su cosa cliccare, come cliccare, quando cliccare, fai zoom, togli zoom. Gli utenti vogliono arrivare sul sito e leggere subito e semplicemente ciò di cui hanno bisogno. Facile è la chiave di volta per l’utente e anche la più difficile per chi progetta e sviluppa siti web. Bisogna valutare numero di click che separano le pagine, la comprensibilità di icone e simboli, il tempo necessario per completare un’operazione banale (nel cointesto del sito in questione).
  2. Un sito mobile è efficace se è facile completare le attività comuni. La prima caratteristica che deve avere un sito web (mobile e non) è la funzionalità. Il sito viene costruito per uno scopo ben preciso, per la bellezza e gli effetti speciali ci sono le opere d’arte e la cinematografia. Un sito deve portare contatti, generare conversioni, richiamare visite. Poi ovviamente anche l’estetica è importante, ma non è di primaria importanza. Progettando un sito mobile bisogna pensare prima di tutto a renderlo funzionale per un utente che non è comodamente seduto a una scrivania, con una tastiera che ospita dieci dita, un mouse che si sposta su uno schermo 15 pollici. L’utente mobile è per strada, forse sta parlando con qualcuno, ha la connessione un po’ lenta, ha uno schermo di massimo 6 pollici e un solo pollice (della mano) per muoversi nel sito. Se in questa condizione è facile navigare il sito allora il sito è sulla buona strada per essere un buon sito mobile.
  3. La struttura del sito deve essere uniforme per tutti i dispositivi. Ovvero, utilizza il responsive web design. Prima si tendeva a creare una versione mobile e una desktop del sito, con contenuti diversi. L’HTML5, i CSS3 e in generale l’evoluzione del web design ha permesso di  creare un solo sito, che sia responsive, ovvero che si adatti autonomamente (agli occhi dell’’utente, perché gli sviluppatori ci sbattono la testa per giorni) agli schermi dei dispositivi mobile. Da qualsiasi device stia navigando l’utente si trova di fronte a una stessa grafica, mantenendo così una coerenza generale di estetica e contenuti.

Per approfondire

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Monitoraggio campagne Twitter

Monitoraggio delle conversioni su Twitter, due nuove funzioni

venerdì, 27 febbraio, 2015

Twitter ha introdotto due nuove funzioni nello strumento di monitoraggio delle conversioni generate dagli annunci pubblicitari. Si tratta, nello specifico, del supporto per il valore delle transazioni e della scheda per identificare una conversione chiave.

Il monitoraggio delle conversioni si basa sull’inserimento di un codice (che Twitter chiama tag) di conversione che solitamente l’inserzionista inserisce nella pagina che definisce l’azione dell’utente (form compilato, acquistato completato, ecc.). Il tag riferisce a Twitter che si è verificato un evento, con l’obiettivo di consentire all’inserzionista di concentrarsi sulle campagne che stanno ricevendo maggiori conversioni.

Le due nuove funzioni sono uno strumento in più che Twitter ha pensato di inserire per agevolare e ridurre l’impegno dell’inserzionista. Vediamole di seguito.

Il valore delle transazioni

Questa funzione consente di visualizzare le vendite che sono state guidate dai Promoted Tweet. Per attivarla basta implementare (se non è già stato implementato) il codice di conversione di Twitter sul sito web. I valori così generati sono aggregati e riportati nella dashboard dell’analytics di Twitter, per fornire indicazini sul ROI delle campagne con i tweet sponsorizzati.

Le conversioni chiave

La nuova funzione consente di scegliere un unico evento di conversione per le campagne che si desidera ottimizzare. Questa selezione consente di visualizzare i tipi di conversione che interessano di più nel corso di una particolare campagna. È possibile, comunque, continuare a visualizzare i rapporti dettagliati su tutti i tipi di conversione, oltre alle nuove conversioni chiave.

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Facebook Ads Manager app

Facebook Ads Manager app per gestire le campagne da mobile

giovedì, 26 febbraio, 2015

Facebook ha annunciato il rilascio di Ads Manager app, un’applicazione destinata agli inserzionisti che realizzano campagne sul social network e possono così gestirle anche dai dispositivi mobile.

Il nuovo strumento di Facebook segue il rilascio del sito Ads Manager mobile avvenuto l’estate scorsa che, a detta di Facebook, è stato molto apprezzato dagli inserzionisti.

Con l’applicazione è possibile monitorare gli annunci attuali o creane di nuovi. Nel dettaglio, utilizzando l’applicazione l’inserzionista è in grado di:

  • avere traccia del rendimento degli annunci;
  • modificare gli annunci esistenti;
  • modificare il budget degli annunci e l’orario di pubblicazione;
  • ricevere le notifiche push.

L’applicazione è disponibile già negli Stati Uniti e sarà rilasciata nel resto del mondo nelle prossime settimane.

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frequenza pubblicazione social

Quanto spesso devo pubblicare sui social per avere successo?

giovedì, 26 febbraio, 2015

Buffer è un’applicazione web che ci consente di programmare i post sulle varie piattaforme social. Per tale ragione è molto interessata all’importanza della frequenza di pubblicazione sui social tanto da aver raccolto moltissimi dati che consentono di comprendere quando, come e perché un contenuto pubblicato sulle varie piattaforme può avere successo o meno. Dati raccolti in un post sul blog di qualche giorno fa.

Ovviamente ogni marchio e ogni azienda ha delle proprie best practices, questi sono solo dati da cui partire per fare dei test e trovare il numero magico.

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Twitter – 3 volte al giorno

L’engagement diminuisce leggermente dopo il terzo tweet

Il grafico di SocialBakers, legato a una ricerca del 2013, ci mostra che Total Engagement Rate e Average Engagement Rate per tweet si incontrano sul 3. Quando le aziende pubblicano tre tweet hanno il massimo engagement raggiungibile.

Un altro studio di Social Track del 2012 ha rilevato che il picco di engagement si raggiunge pubblicando tra 3 e 5 tweet al giorno. Dal grafico si evince anche che i RT continuano a crescere fino a un massimo di 30 tweet al giorno, dopo i quali si stabilizzano.

Facebook – 2 volte al giorno

Dopo le 2 volte al giorno il numero di mi piace e commenti comincia a scendere.

Il news feed di Facebook è cambiato moltissimo negli ultimi anni, in maniera sfavorevole per le fan page che hanno perso molta visibilità, rendendo di fatto obbligatorio l’investimento in Facebook Ads. Uno studio del 2012 di Social Track e uno del 2011 di Social Bakers rilevano che è meglio postare su Facebook da 5 a 10 volte alla settimana. Secondo Social Track quando un brand pubblica 2 volte al giorno, i post ricevono il 57% dei mi piace e il 78% dei commenti per posta. Oltre i 2 post le interazioni cominciano a calare.

LinkedIn – 1 volta al giorno

Per un totale di 20 messaggi al mese consente di raggiungere il 60 per cento del pubblico.

La guida LinkedIn per Piccole e Medie imprese suggerisce di pubblicare circa 20 post al mese, uno per ogni giorno lavorativo. Gli utenti di LinkedIn frequentano maggiormente la piattaforma in orari e giorni lavorativi, essendo una piattaforma professionale. In questo modo si raggiunge il 60% del pubblico.

Google+ – 2 volte al giorno

È stata notata una relazione tra frequenza ed engagement, maggiore è la frequenza minori le interazioni registrate. L’equilibrio si raggiunge pubblicando 2 post al giorno.

Mark Traphagen di Stone Temple Consulting e Daniel Sharkov di Socialmouths hanno pubblicato i grafici dell’andamento delle loro condivisioni su Google+. Si sono registrati notevoli cali di iterazione (fino a -50%) all’aumento della frequenza di pubblicazione.

Pinterest – +5 volte al giorno

Pinterest – 5 volte al giorno, o più

I brand che hanno più successo su Pinterest hanno registrato pubblicando più volte al giorno.

Nel 2013 Piqora ha intervistato grossi brand presenti su Pinterest, chiedendo loro di raccontare l’esperienza sulla piattaforma. Tutti i marchi hanno notato una correlazione tra frequenza di pin e crescita di traffico, con picchi notevoli quando si raggiungevano tra “alcuni a settimana” e “tra 3 e 10 pin al giorno”.

Instagram – 1,5 volte al giorno

I brand pubblicano in media 1,5 volte al giorno su Instagram.

Union Metrics ha analizzato 55 dei più popolari brand attivi su Instagram. Lo studio ha rilevato che la maggior parte dei brand condivide una o due volte al giorno. Superando tale numero non è stato notato un calo considerevole. Ciò significa che è possibile ottenere buoni risultati anche aumentando la frequenza di pubblicazione, a patto di mantenere costante la qualità dei contenuti.

Blog – 2 volte a settimana

Le aziende che aumentano i post da 3-5 al mese a 6-8, vedono raddoppiare il numero di lead.

Uno studio HubSpot del 2012 su oltre 7.000 imprese ha analizzato anche la frequenza di pubblicazione sui corporate blog. È stato rilevato che le aziende che passano dal pubblicare 3-5 post al mese a pubblicarne 6-8 al mese riescono a raddoppiare i lead ricevuti.

Parte di questi dati è stata tradotta in Infografica da SumAll.
How Often to Post to Social Media

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carrello europa

Numeri e percentuali del successo dell’e-commerce B2C in Europa

mercoledì, 25 febbraio, 2015

In Europa vivono oltre 800 milioni di persone, 565 usano Internet e 264 sono decisamente e-shoppers; il numero dei siti web B2C è cresciuto, rispetto al 2013, ad un ritmo di 15 – 20% all’anno: basterebbero anche solo queste informazioni per capire di cosa stiamo parlando.

Le persone acquistano e acquisteranno sempre più online, non c’è nulla da fare e non si può far finta di non vedere.

infografica ecommerce europa

Questi e altri interessanti dati, insieme all’infografica sopra riportata, sono contenuti nel Report realizzato da Ecommerce Europe (rappresenta ben 25.000 aziende che vendono prodotti e servizi online per i consumatori in Europa) e che è possibile scaricare liberamente, dopo il rilascio dei propri dati, da questo indirizzo web.
E non è solo una questione di vendite online, l’e-commerce ha contribuito e contribuisce a rafforzare l’economia dell’Europa perché grazie a questo sono nati nuovi lavori, nuove professioni e professionalità.

Nella top 3 dei paesi europei per le vendite online B2C, troviamo al primo posto UK, seguito da Germania e Francia; sempre nella top 3, questa volta dei prodotti maggiormente acquistati, troviamo: informatica, grandi elettrodomestici ed elettronica di consumo.
Andando a guardare i dati specifici del Sud Europa, si registra un + 18.9% di vendite online B2C (2013), con il nostro Paese posizionato al secondo posto per fatturato generato e se andiamo a osservare un po’ più a fondo l’Italia, lo studio riporta il mobile commerce quale settore in più evidente crescita.

Cosa possiamo fare per la tua attività

Questi numeri sono piuttosto esaustivi, ma basterebbe anche solo pensare a cosa fai tu e/o le persone che conosci.

Se vuoi acquistare un prodotto vai – sicuramente – prima su Internet (magari utilizzando il tuo smartphone o tablet comodamente seduto sul divano, con la televisione accesa) e cerchi informazioni, recensioni, opinioni, prezzi a confronto, eventualmente il negozio più vicino.
Ecco, quello che hai fatto tu, lo fanno anche i tuoi clienti: insomma spesso basta mettersi nei panni degli altri per capire :)

Noi ci siamo messi nei panni dei nostri Clienti, Piccole e Medie Imprese cha hanno necessità diverse da chi vive di notorietà; alla PMI abbiamo riservato soluzioni web marketing ad hoc.

Come funziona?

  • Contattaci e lascia i tuoi dati, il sito web, se lo hai, oppure la tua idea o le tue necessità;
  • Ti richiamiamo, chiacchieriamo al telefono tutto il tempo necessario per capire gli obiettivi;
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8 statistiche Pinterest utili per il marketing online

mercoledì, 25 febbraio, 2015

Pinterest, come più volte abbiamo affermato, è un social network che in un tempo relativamente breve ha ottenuto numeri, in termini di utenti, engagement, contenuti… che fanno invidia anche a ben più blasonate piattaforme. Nel tempo sono state aggiunte numerose funzioni, molte delle quali dirette a chi decide di utilizzare Pinterest per il marketing: i rich pin, i profili aziendali, i pin sponsorizzati. In generale la piattaforma si presta molto bene alle azioni di marketing, specie per alcune tipologie di azienda e per alcuni target, vedi tutto ciò che ruota attorno al mondo femminile. Vediamo oggi 8 statistiche, proposte da SproutSocial, che possono convincere anche i più scettici che Pinterest potrebbe diventare la vera svolta per il marketing online.

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Un terzo degli iscritti è un uomo

Come accennato poche righe più su generalmente si pensa a Pinterest come una piattaforma prettamente femminile (il 71% degli utenti secondo ComScore) e in effetti è stato così fino a poco tempo fa. Nelle ultime statistiche, però, si è visto crescere notevolmente il numero di uomini iscritti alla piattaforma. Nel 2014 in USA sono raddoppiati rispetto all’anno precedente e nei mercati emergenti come India e Giappone in numero di uomini e donne è equivalente.

Per il marketing online

In base a queste informazioni è anche migliorata la ricerca interna a Pinterest, differenziando i risultati per uomini o donne e introducendo la ricerca guidata per consentire agli utenti di personalizzare i risultati in funzione di ciò che è realmente di loro interesse. Un’implementazione importante dal punto di vista del marketing, poiché consentirà alle aziende di raggiungere più facilmente il pubblico di riferimento, anche se maschile.

Il 75% degli accessi è mobile

Nel 2014 il 75% degli accessi alla piattaforma è avvenuto da dispositivi mobile, attraverso le app, specialmente la sera o nei weekend. È un dato molto importante, perché implica che ciò che viene condiviso su interest a scopo promozionale sia ospitato su un sito mobile friendly. Impossibile pensare di incrementare le vendite attraverso Pinterest, se i prodotti proposti si trovano su un sito che non è navigabile correttamente da mobile (e sottolineiamo navigabile, che è diverso dal semplice visibile).

Questo dato non è certo l’unico che dovrebbe spingere a una rivisitazione del sito in quest’ottica, basti pensare che anche in Italia, stando agli ultimi dati di Audiweb, il traffico mobile a dicembre 2014 ha superato quello desktop.

Per il marketing online

Per ottenere risultati, e non solo su Pinterest, diventa perciò indispensabile rivedere il sito web e renderlo navigabile da mobile tramite responsive design o implementando una versione mobile del sito (ma la prima opzione è sicuramente migliore nella maggioranza dei casi).

Il 93% dei pinners ha completato un acquisto negli ultimi 6 mesi

Chiunque gestisca un ecommerce ormai dovrebbe sapere che Pinterest è il social che più di tutti veicola vendite. Uno studio del 2012 rilevava che le donne tendevano a usare Pinterest come una lista dei desideri mentre gli uomini come un carrello della spesa. Non ci sono dati aggiornati in questo senso, a i dati diffusi da Pinterest parlano del 93% degli utenti che acquista passando attraverso la piattaforma.

Uno studio di Shopify ha dimostrato che per gli utenti che provengono da Pinterest c’è il 10% in più di probabilità che completino un acquisto, rispetto a quelli che vengono da altre piattaforme social. Inoltre gli utenti Pinterest spendono più del doppio rispetto a quelli Facebook.

Per il marketing online

Dal punto di vista del marketing diventa importante integrare i rich pin per i prodotti e assicurarsi sempre che l’immagine condivisa porti alla pagina corretta per completare l’acquisto e avere maggiori informazioni.

Il numero di persone che vedono i pin è maggiore del numero di follower

L’acquisizione di follower è una delle metriche che spesso vengono utilizzate per decretare il successo sui social. In realtà per Pinterest occorre fare una valutazione a parte, Kevin Knight di Pinterest ha spiegato che spesso gli utenti utilizzano la piattaforma per scoprire, salvare e fare cose di loro interesse. Cosa che si traduce in Repin più che in follower. Ciò significa che il numero di persone che effettivamente vede i pin è decisamente maggiore rispetto a quello che decidono di diventare follower.

Per il marketing online

Dal punto di vista del marketing è bene integrare il pulsante Pin It sul sito, suggerire il profilo Pinterest anche attraverso le newsletter e aggiornare le bacheche regolarmente (almeno 20-30 pin per board).

I pin con i prezzi ricevono il 36% in più di like rispetto a quelli senza

I rich pin forniscono informazioni aggiuntive su ciò che viene mostrato nell’immagine. Ce ne sono per film, ricette, articoli, prodotti e luoghi.

Per ciò che riguarda i prodotti, la possibilità di visualizzare il prezzo, la disponibilità e il link alla pagina da cui completare l’acquisto rende il pin più interessante per l’utente. Secondo uno studio Shopify i rich pin prodotto ricevono in media 1.5 like, contro 1.1 di quelli senza prezzo. Se questa differenza può sembrare troppo piccola, va anche sottolineato che ogni giorno circa 2 milioni di repin riguardano rich pin di prodotto.

Per il marketing online

Implementare i rich pin non è affatto complicato e come abbiamo visto può portare ottimi risultati, qui la guida per developer per implementare i rich pin per i prodotti.

Le immagini senza volti ricevono il 23% in più di repin

Curalate ha esaminato più di 500.000 immagini pubblicate da brand e ha scoperto che quelli senza volti erano più popolari. Questo dato non è universalmente vero, altri canali prediligono immagini diverse: Facebook è una rete di persone, Foursquare è una rete di luoghi, Pinterest è una rete di cose. Al seguente link altri dati della ricerca Curalate su Pinterest.

Per il marketing online

Visti questi risultati è bene utilizzare immagini che non mostrino persone, ma come in tutte le cose occorre fare dei test per verificare che questa statistica sia valida anche per il tuo brand.

Le parole DIY, Recipe e Cup richiamano più pubblico

Uno dei modi per attirare follower e repin è descrivere accuratamente il contenuto del pin. Una descrizione accurata aumenta le probabilità che gli utenti, nel fare repin, non modifichino ciò che hai deciso di scrivere. Sono state individuate da uno studio della Georgia Tech University le parole che hanno maggiore successo e sono tutte quelle legate al mondo del fare, realizzare, usare… In pratica tutto ciò che rispecchia i motivi per cui gli utenti accedono e utilizzano Pinterest.

Per il marketing online

Prestando attenzione ai dati estratti dall’analytics di Pinterest è possibile individuare gli interessi prevalenti per i tuoi follower e agire di conseguenza. Ricordando, nella compilazione delle descrizioni, di essere atemporali, poiché i pin hanno lunga vita e potrebbero ricevere interazioni anche a distanza di tempo. Usare informazioni non valide nel tempo potrebbe essere fuorviante e controproducente.

I promoted pin portano risultati anche dopo la fine della campagna

I Promoted Pin consente alle aziende di pagare per dare maggiore visibilità ad alcuni pin (qui un approfondimento sui vantaggi dei Promoted Pin per le aziende). Uno dei dati più rilevanti raccolti in questo anno di test è che i promoted pin continuano a portare ottimi risultati anche dopo che la campagna è terminata.

Per il marketing online

Non appena i promoted pin saranno disponibili per tutte le aziende, se il tuo brand fa parte di categorie che possono ricevere grandi risultati da Pinterest (vedi e-commerce) potresti testare una campagna promoted Pin, è probabile che non rimarrai insoddisfatto.

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Novità Google AdWords

Su Google AdWords ora attive campagne di sola chiamata

martedì, 24 febbraio, 2015

Su Google AdWords è ora possibile creare campagne di sola chiamata per i dispositivi che consentono di generare chiamate con un clic. La novità è destinata agli inserzionisti che hanno come obiettivo quello di aumentare le chiamate verso una sede commerciale, attraverso annunci che permettono di utilizzare un’offerta CPC sulla base del valore di una chiamata.

Le campagne di sola chiamata, al momento, sono disponibili solo per gli annunci destinati alla rete di ricerca. Per le campagne realizzate sulla rete display non è quindi possibile impostare annunci che hanno il solo obiettivo di generare chiamate.

Gli annunci di sola chiamata appaiono solo su dispositivi mobili che supportano le chiamate. Quando si fa clic su un annuncio di questo tipo, si avvia direttamente la chiamata e non c’è alcun rimando ad una pagina del sito web. Gli annunci sono realizzati in maniera flessibile, ossia si modificano (si allungano o si accorciano) in base al dispositivo che viene utilizzato per effettuare la ricerca.

Per creare la campagna basta accedere all’account AdWords, impostare la rete di ricerca e scegliere come tipologia di campagna Solo chiamata – Annunci che incoraggiano le persone a chiamare la tua attività.

Google richiede una verifica del numero attraverso l’inserimento di una URL di verifica che rimanda a una pagina web dove è presente il numero che si intende promuovere.

Affidati a noi per realizzare una campagna Google AdWords di sola chiamata

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applicazioni mobile

Applicazioni mobile, più sottile il confine tra reale e virtuale

martedì, 24 febbraio, 2015

Sembra ieri quando, timidi, utilizzavamo il nostro primo vero smartphone in cerca di magnifici effetti speciali che la tecnologia ci offriva. Era, allora, in atto una vera e propria rivoluzione, rivoluzione che nelle applicazioni mobile ha trovato terreno fertile.
Le applicazioni mobile sono lo strumento, per eccellenza, attraverso il quale collegare il mondo virtuale a quello reale; due mondi fino a poco tempo fa separati da una netta linea divisoria che, ad oggi, diventa sempre più sfocata.

Si intitola così, infatti, Mobile apps: blurring lines between virtual & physical worlds, il Report App Annie che è possibile scaricare gratuitamente, dopo aver rilasciato i propri dati, a questo link .
Il Report ci racconta, con dati e numeri alla mano, come questi due mondi stiano sempre più avvicinandosi, e nello specifico ci porta come esempio 3 settori nei quali questo è decisamente palese:

  • On-demand transportation apps
  • Eudcation apps
  • Mobile Payment

Applicazioni dedicate ai trasporti

Le c.d. on-demand transportation apps, per intenderci, ad esempio, Uber o Hailo, hanno avuto e stanno avendo un enorme successo. Sempre più utenti scaricano questa tipologia di app il cui scopo è in sostanza “facilitare la vita”, ossia facilitare gli spostamenti, pianificare i viaggi. Ma è solo l’inizio, perché poi queste app hanno e stanno evolvendo i loro servizi, si vedano i servizi per il trasloco e come corriere che in futuro offrirà Uber.

Applicazioni dedicate all’educazione

Queste app stanno modificando totalmente il modo in cui eravamo abituati ad apprendere. In realtà aveva già iniziato Internet, ad oggi il panorama è ancora più evoluto. Il caso emblematico è quello di Duolingo, con 11 milioni di utenti a ottobre 2014 per un nuovo corso lanciato dal noto, ma anche di Disney che ha lanciato un’app per insegnare ai più piccoli, giocando, materie come matematica e scienze.

Pagamenti via mobile

Il nostro smartphone sta diventando un portafoglio … virtuale. Sono molti gli esercizi che consentono ormai di poter utilizzarlo, grazie a qualche app installata, come una specie di carta di credito. Dalle più note app dei famosi Starbucks, Taco bell, McDonald a quelle più “locali”.

In sostanza, questi sono solo alcuni esempi di cosa sta accadendo: le distanze si accorciano, le, appunto, linee di demarcazione si assottigliano sempre di più. In questa evoluzione inevitabile e inarrestabile possiamo decidere di essere semplicemente spettatori e limitarci a osservare cosa fanno gli altri, oppure trovare il nostro spazio, occuparlo e diventare leader di questa o quella “nicchia”.
Anche le Piccole e Medie Imprese possono farlo (e anzi dovrebbero), la cosa importante è capire se, come, dove e quando e per farlo potete prendere in considerazione questi 5 punti:

  1. Quanto costa realizzare un’applicazione mobile?
  2. Per realizzare un’app bisogna capire i clienti
  3. Gli errori da evitare quando si realizza un’app
  4. Checklist per il successo di un’app mobile
  5. Come pubblicizzare un’applicazione mobile

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Le impression su Facebook

Pubblicità su Facebook, il valore delle impression viste

lunedì, 23 febbraio, 2015

Facebook ha pubblicato un articolo per chiarire la sua posizione in merito al nuovo standard per definire le impression. Partiamo dalle definizioni. Si parla di impression per indicare il numero di volte che un annuncio pubblicitario è stato visto. Le impression vengono definite da uno standard nominato served impression che indica il fatto che le impression sono state registrate su un Ad server e il conteggio inizia quando l’annuncio stesso è completamente caricato in uno spazio visibile per l’utente finale. Si definisce viewable impression lo standard che invece conteggia le impression quando sono visibili per non meno del 50% all’utente e per almeno un secondo.

Facebook sta spingendo per l’adozione dello standard basato sulle impression viste perché lo considera uno strumento migliore per misurare la pubblicazione degli annunci. La motivazione, spiega Facebook in un articolo pubblicato recentemente è semplice: se un annuncio viene visto ha una maggiore possibilità di rappresentare un valore per l’inserzionista.

Con lo standard attualmente adottato (served impression), viene considerato un successo la consegna dell’annuncio al server, ma ciò che succede successivamente non viene valutato. L’annuncio potrebbe comparire in un punto dove è visibile a molte persone o, al contrario, in una posizione dove nessuno potrà mai vederlo (ad esempio nella parte bassa di una pagina web).

Le viewed impression sono una soluzione migliore per:

  • il valore, generato non appena un annuncio viene visto anche se solo una parte della pubblicità è stata visualizzata per un breve periodo di tempo;
  • la coerenza, la misurazione è applicata a tutte le interfacce (portatili e desktop) e a tutti i tipi di annunci, consentendo una facile misurazione cross-media;
  • i prezzi equi, gli inserzionisti pagano un prezzo equo per il reale valore di business che i loro annunci creano.

Il passaggio dallo standard basato sulle served impression allo standard viewed impression è attualmente in corso.

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infografica vendite online

Aumentare la fiducia nel brand per aumentare le vendite online

lunedì, 23 febbraio, 2015

Uno dei comportamenti più frequenti che caratterizzano l’acquisto online è quello di abbandonare il carrello proprio poco prima di acquistare, potremmo dire, “a un paio di clic”. Le motivazioni possono essere diverse e molteplici, ma nella maggior parte dei casi questa titubanza è generata da una non totale fiducia da parte dell’utente verso il sito e-commerce. Qualcosa non li convince o li convince poco.

La diffidenza, tanto nel mondo reale quanto in quello virtuale, è un nemico da abbattere ovviamente utilizzando “armi” proprie che non rischino di diventare, invece, un boomerang. Dire sempre la verità è un’arma infallibile.
Per esempio, le spese di spedizione non sono incluse? La taglia di quel vestito non è disponibile? DITELO e subito!
Costruire la reputazione di un brand non è affatto facile ma, più in generale, non è facile fare buon Marketing Online .

Oggi vi presentiamo un’interessante infografica realizzata da FinancesOnline e disponibile a questo link intitolata, appunto, How to Build Customers’ Trust and Boost Online Sales.
Per fare solo qualche esempio:

  • 88% degli utenti hanno abbandonato il carrello (fonte PayPal)
  • 63% degli abbandoni potrebbero essere recuperati
  • 47% di chi acquista online si aspetta che una pagina web si carichi in 2 secondi
  • 44% ci ripensa a causa delle troppo costose spese di spedizione
  • 30% abbandona per andare a comparare il prezzo con altri siti
  • 22% abbandona il carrello per mancanza di informazioni sui termini di spedizione

Tra i fattori che possono aiutare gli utenti a fidarsi del sito web:

  • la presenza di un marchio: 48%
  • i contatti, quali numeri di telefono e indirizzo, ben visibili 46%
  • Amici, colleghi e parenti che hanno già utilizzato il sito web 41%
  • il sito si presenta affidabile e professionale 32%
  • il sito contiene prodotti e brand ben conosciuti 24%
  • il sito è veloce e ben navigabile 24%

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