punto interrogativo

4 cose da controllare dopo il restyling di un sito

venerdì, 18 aprile, 2014

Se è vero che web designer e sviluppatori hanno grandi capacità nello sviluppo e nella progettazione di siti web, ne hanno un po’ meno, proprio perché non è il loro lavoro, nel risolvere le questioni SEO che possono verificarsi a seguito di un restyling di un sito e quindi di un nuovo lancio dello stesso.

Quando si programma il restyling di un sito, per dargli una nuova veste grafica, oppure per implementarlo con il responsive design e renderlo fruibile da tutti i dispositivi mobile e si nota un calo nel traffico organico è necessario controllare 4 elementi per evitare di incorrere in problematiche più serie.

Ci possono essere molte ragioni per cui si perde traffico, queste sono le 4 cose che prima di tutto vanno controllate:

1 Controllare se c’è stato un aggiornamento dell’algoritmo

Prima di tutto è necessario verificare che non ci sia stato un aggiornamento dell’algoritmo, e non è stato il nostro redesign a far perdere traffico al sito web. Se si ha la sfortuna di aver programmato il rilancio del sito durante un aggiornamento dell’algoritmo sarà necessario controllare le problematiche connesse con questa eventualità. Per esserne certi che la problematica è un aggiornamento dell’algoritmo è necessario controllare se la perdita di traffico è avvenuta anche in altri motori di ricerca, se invece il problema lo si riscontra in uno solo, allora questo indicherà sicuramente il caso di un aggiornamento dell’algoritmo.

2 Controllare le re-direzioni 301

Uno dei maggiori imputati nella perdita di traffico organico è il processo di re-direzione 301: ovvero del cambio di URL, dalle vecchie alla nuove per il robots del motore di ricerca ma anche per gli utenti che le avevano salvate per qualche motivo.
Se non è stata effettuata una corretta re-direzione, il robot del motore di ricerca continuerà a cercare le vecchie URL per indicizzarle. La stessa cosa può verificarsi per pagine di questo tipo, linkate da altri siti web.
In caso di un mancato redirect il robot smetterà di cercare quelle url per indicizzarle e si verificherà un calo vertiginoso delle pagine indicizzate.
Il redicrect 301 indicherà che la pagina è stata trasferita in modo permanente nella nuova URL, altri tipi di redirezione non sono le più corrette.

3 Verificare il Robots.txt

Il file Robots.txt serve al motore di ricerca come una serie di istruzioni da seguire che gli indicano quali pagine indicizzare e quali no. Non è infrequente avere il robots.txt bloccato quando si va live con un sito dopo il restyling oppure se non lo si aggiorna dalla versione di test a quella online. Se il file non viene aggiornato per permettere al motore di ricerca di indicizzare le pagine del nuovo sito, il motore di ricerca smetterà anche in questo caso di vedere le nuove pagine e di indicizzarle.

4 Controllare le singole pagine

È possibile che a bloccare il motore di ricerca, oltre al file robots, siano le singole pagine attraverso l’uso del meta tag NoIndex. Come detto precedentemente è possibile che ci siano diverse ragioni per voler bloccare alcune pagine nel momento in cui si sta effettuando il restyling ma quando si va online è necessario controllare che il meta tag venga cambiato.
Controllare le singole pagine controllando il codice sorgente.

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Per approfondire l’argomento: Search Engine Land

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Nuova definizione per la SEO

Un nuovo modo di fare SEO: come cambia l’ottimizzazione

venerdì, 18 aprile, 2014

Il concetto di fare ottimizzazione di un sito web per il motore di ricerca sta cambiando. La SEO ha subito, nel corso del tempo, un’evoluzione che ha avuto come conseguenza non solo un nuovo modo di definirla, ma sopratutto un diverso approccio alle attività svolte per garantire al sito web il migliore posizionamento possibile. Il problema principale per chi fa SEO è spesso l’incapacità del cliente di comprendere realmente i risultati ottenuti e l’esperienza che si mette al suo servizio per garantirgli quei risultati.

Definire le attività che stanno dietro la SEO non è cosa semplice. Si parla di numero di link di ritorno a un sito, dell’utilizzo perfetto della grammatica, dell’uso corretto delle parole chiave, dell’attenzione nei confronti dei social network. Ma il tutto non si limita a questo. L’algoritmo di Google cambia a ritmi veloci e chi cerca di seguirne il processo sa quanto sia difficile eseguire l’ottimizzazione alla perfezione. Allora come è possibile ottimizzare per il motore di ricerca così come è oggi?

Per farlo, riporta un articolo pubblicato su Search Engine Journal, bisogna trovare il giusto compromesso tra una buona scrittura e una buona ottimizzazione. Un articolo scritto bene, che riporta informazioni e contenuti interessanti per l’utente, ma che non ha nessuna possibilità di essere trovato sul motore di ricerca perché non ottimizzato, avrà vita breve nella giungla della Rete o forse non ne avrà proprio.

Al contrario, un articolo scritto pensando esclusivamente al posizionamento sul motore di ricerca, avrà un potenziale per quanto riguarda la possibilità di essere trovato in Rete, ma rischierà di non avere nessuna visualizzazione se non sarà condiviso (perché ritenuto poco utile per l’utente).

In conclusione, è buona norma realizzare contenuti rintracciabili sul motore di ricerca e utili e chiari. Per farlo, basta seguire alcune semplici regole:

  • scrivere un titolo originale che contenga la parole chiave, ma che prometta la realtà di quanto verrà scritto;
  • puntare sull’ottimizzazione delle immagini, importanti ai fini del posizionamento sul motore di ricerca;
  • inserire altre fonti con i relativi link esterni per dare maggiore credibilità all’articolo;

Scrivere bene porterà a una maggiore condivisione e quindi a una maggiore visibilità online.

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social media marketing

Una guida per ottimizzare i social network per il marketing

venerdì, 18 aprile, 2014

Ci capita spesso di trovare su Hubspot delle guide molto interessanti, e gratuite, utili per chi si occupa di marketing online a livello professionale, ma anche per chi gestisce un’azienda o un marchio e desidera migliorarne la visibilità. Stavolta parliamo della guida per ottimizzare i canali di marketing online, la guida prende in considerazione l’ottimizzazione di blog, landing page, e-mail, SEO e social network.

Ci concentreremo in maniera particolare su quest’ultimo capitolo, che ci sembra quello più interessante e fruibile anche da parte di chi non è del mestiere.

Per ottimizzare un canale social sono tre gli elementi da considerare:

  • La dimensione delle immagini
  • Il timing dei post
  • L’integrazione con gli altri canali

La dimensione delle immagini sui social

Sembrerà banale, ma guardando sui vari canali social ci renderemo facilmente conto che non lo è. La dimensione delle immagini è uno degli aspetti che chi pubblica tiene meno in considerazione, invece è molto importante che l’utente veda l’immagine nella sua interezza già nel feed, senza necessità di aprirla. È più rapido, più facile e senz’altro facilita il click di cui abbiamo bisogno: un mi piace, un commento, un RT…

Ancora più rilevanza deve essere data se si parla di immagini di copertina o foto profilo. Rischiare che queste vengano deformate, tagliate o sgranate non è proprio il caso. Ogni social fornisce le dimensioni minime e massime che ognuna di tali immagini deve avere. Eccole qui riassunte.

dimensioni immagini social

Il timing dei post

Pubblicare al momento giusto e nella giusta quantità è indispensabile per raggiungere il pubblico e nel contempo per ricevere interazioni, engagement e quindi sviluppare lead. Non esiste un tempo giusto per tutti, dipende molto dalla piattaforma, dal tipo di pubblico, dalla quantità di pubblico. Per individuare la frequenza di pubblicazione migliore bisogna affidarsi alla sperimentazione:

  • Prima settimana: in ogni rete schedulare i contenuti in maniera che vengano pubblicati ogni 2 ore e monitorare le interazioni che si ottengono (like, ctr, contatti…)
  • Seconda settimana: testare la pubblicazione ogni ora e mezzo e controllare se c’è stata una variazione, in positivo o in negativo, delle interazioni ottenute
  • Continuare in questo modo finché non si trova il tempo ideale di pubblicazione.

Per trovare l’orario più adatto, invece, si possono analizzare i post passati. Ordinandoli per numero di interazioni ricevute (click, mi piace, RT….) si potranno individuare delle tendenze, ad esempio gli orari in cui si riceve il maggior numero di condivisioni. Tali orari sono anche quelli migliori per pubblicare, poiché è probabile che a quell’ora il tuo pubblico sia attivo e presente sui social.

Tutte queste analisi sono state effettuate da Dan Zarrella, che ha analizzato i dati di due anni di post per Twitter e Facebook. Secondo i suoi calcoli hanno mostrato che per Facebook pubblicare ogni due giorni è la frequenza ottimale, per Twitter, invece, pubblicare, tra 1 e 4 volte ogni ora è la frequenza più efficace. Per ciò che riguarda gli orari su Twitter l’orario migliore sono le 17; su Facebook mezzogiorno e poco dopo le 19 sono gli orari migliori per ottimizzare la portata.

Integrazione con gli altri canali

Se si hanno più canali di marketing non significa che debbano vivere separatamente, ci può essere integrazione, anzi, ci dovrebbe essere.

Pensiamo ad esempio alla famosa authorship, quando viene attivata su un blog vive in simbiosi con il profilo Google+ a cui è collegata. Ciò significa che in SERP appariranno il nome dell’autore, quanti follower ha e la sua foto. Sempre sul blog, ma anche su sito corporate, bisogna integrare i bottoni di social sharing. Non è un’opzione, devono esserci perché ormai gli utenti si aspettano che ci sia e rimangono stupiti e spiazzati se non li trovano. Senza contare che possono portare solo benefici, anche una sola condivisione può ampliare la portata del brand, accrescere il traffico e creare una conversione.

I pulsanti social possono essere integrati anche nelle e-mail, per indicare gli altri canali con cui i sottoscrittori possono interagire e dove possono seguire novità, promozioni, eventi o altro. Possiamo inserirli nelle thank you page a seguito della compilazione di un form di contatto, in maniera che l’utente che ha già deciso di contattarti, quindi è positivamente impressionato dal tuo lavoro, possa condividere la sua esperienza e le sue impressioni.

Infine, i pulsanti social sono assolutamente vietati nelle landing page, dove non deve esserci nessun link di navigazione che possa in qualche modo distrarre l’utente dall’obiettivo finale.

Al seguente link trovi la guida Hubspot: How to Optimize Your Marketing Channels.

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Eventi e strategie di marketing

Strategie di marketing: capire i consumatori a partire dagli eventi

giovedì, 17 aprile, 2014

Analizzare il comportamento del consumatore online è un’attività da cui non si può prescindere se si vuole costruire una strategia di marketing online. Dati alla mano confermano che le ricerche effettuate dagli utenti online sono per la stragrande maggioranza guidate da grandi o piccoli eventi che stanno vivendo. Qualsiasi evento ha una vita propria, ossia ha un inizio, uno svolgimento e una fine e ognuno di essi è in grado di creare finestre di interessi e di opportunità online.

Secondo Google, comprendendo il modo in cui l’utente effettua la ricerca prima, durante e al termine dell’evento, gli investitori possono prepararsi in maniera opportuna a rispondere alle esigenze e ai desideri dei consumatori in modo nuovo e tempestivo.

Le ricerche in tempo reale

Dal momento che gli eventi sono diventati un’esperienza multi-schermo, la ricerca può essere eseguita durante lo svolgimento degli stessi, immediatamente, sia che ci si trovi nel luogo dell’evento, sia che lo si stia guardando in televisione o grazie ad altri mezzi. Le aziende hanno la possibilità di trarre vantaggio da questo in diversi modi:

  • anticipando le ricerche durante l’evento preparandosi con contenuti specifici;
  • monitorando le tendenze di ricerca che emergono durante un evento;
  • partecipando direttamente alle conversazioni sull’evento in tempo reale.

Tutto ciò però non si deve limitare solo ai social network.

Le ricerche prima dell’evento

Le ricerche effettuate dall’utente prima dello svolgimento di un evento possono offrire diverse opportunità per gli investitori e le aziende. Marchi e aziende potrebbero creare, in modo tempestivo, un contenuto specifico sull’evento o far sì che si posizionino sui motori di ricerca con pagine inerenti l’evento.

Le ricerche a evento concluso

Anche dopo che un evento è finito, l’interesse resta ancora vivo così come la ricerca. Solitamente le persone si rivolgono ai motori di ricerca per recupare il ritardo su quello che hanno perso, cercare informazioni o per rivivere ciò che hanno appena sperimentato. La conclusione di un evento rappresenta un momento di opportunità per le aziende che potrebbero costruire contenuti o messaggi pubblicitari su quello che appena è stato vissuto.

In conclusione, si può affermare che per ogni azione offline corrisponde una reazione digitale. Le aziende devono essere in grado di essere presenti in tutti i momenti importanti di scoperta e ricerca.

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SEO tag cloud

Matt Cutts: i miti SEO da sfatare!

giovedì, 17 aprile, 2014

Questa volta il capo del dipartimento anti-spam di Google risponde a una domanda sui miti SEO che circolano nel web da un po’ di tempo in blog, conferenze, webinar etc.
Ci sono, in effetti, diversi miti SEO di cui si sente spesso parlare e Matt Cutts ha deciso di sfatarne un po’ raggruppandoli in due categorie.

Annunci pubblicitari

Il primo mito da distruggere è quello che appartiene alla categoria degli annunci pubblicitari, questa secondo Matt Cutts è la più grande diceria di cui si possa sentir parlare. Il mito del “se compri un annuncio, ti posizionerai meglio nel ranking di Google” come anche l’ipotesi che Google apporti dei cambiamenti nelle SERP proprio per invogliare all’acquisto di un annuncio va sfatato.
Matt Cutts demolisce tutte queste teorie descrivendo i fondamenti logico-razionali che risiedono dietro i cambiamenti delle SERP di Google. L’obiettivo finale, per il motore di ricerca, è quello di restituire agli utenti risultati di qualità in termini di contenuti utili per i visitatori, per renderli felici e far sì che possano tornare ad effettuare ricerche. Un utente soddisfatto del risultato che google gli ha restituito è un utente fedele che tornerà ad effettuare ricerche sul motore di ricerca.

Per quanto riguarda l’acquisto degli annunci, ciò che sicuramente è vero è che se un annuncio è ben fatto di sicuro sarà più cliccato ma Matt Cutts conferma che non ci sarà mai un cambiamento nell’algoritmo volto a portare all’ acquisto di Ads.

Pagare per avere una soluzione e migliorare il ranking

Matt Cutts sfata anche questo mito, ovviamente, partendo dal concetto che bisogna sempre essere convinti di quello che si fa; questo a dire che nel web circolano molte mode passeggere che vengono declamate come la soluzione a tutti i mali: article directory, guest blogging, etc, mode che poi passano nel tempo. La teoria del capo anti-spam di google è che se veramente esistesse una teoria per fare soldi online, chi la sostiene probabilmente la userebbe e non la venderebbe sotto forma di software o ebook come una cura miracolosa.
L’idea di poter comprare un qualcosa che risolve i problemi in questo modo generalmente crea più danni che altro. Chi fa soldi online, piuttosto che vendere il servizio su come fare soldi, continua a farli senza dire niente a nessuno. Diffidare da queste false promesse, non ci sono sistemi e strumenti che migliorano il ranking comprando qualcosa.
La soluzione, illustrata da Matt Cutts è quella di allineare le proprie attività agli obiettivi di Google, principalmente al fornire il miglior risultato possibile agli utenti, questo farà sì che le pagine che si andranno a costruire siano di qualità.

Altri miti SEO sono stati raccolti da forbes.com in un interessate articolo, ne citiamo alcuni:

  • il guest post rappresenta il male;
  • i segnali social guidano la SEO;
  • il linking non è più considerato un fattore di ranking;
  • l’authorRank è un fattore di ranking;
  • gli studi sulla correlazione forniscono esattamente i fattori che Google utilizza nel posizionamento;
  • fare SEO oggi, significa solo creare dei buoni contenuti.

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Fonte: Search Engine Journal

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marketing sul web

Promuovere il lusso sul web, opportunità e consigli

giovedì, 17 aprile, 2014

I beni di lusso trovano un pubblico attento e interessato sul web.
Potremmo riassumere così diversi studi che fotografano questo settore.

I potenziali clienti del settore luxury, abbigliamento, gioielli ma anche hotel a 5 stelle, sono genericamente definiti come digitally-savvy consumers, vale a dire utenti high-tech addicted, che sanno usare piuttosto bene la tecnologia, sono attivi sul web e sui Social, fanno acquisti da mobile.

Già, il mobile …
Se per le piccole imprese spesso si può chiudere un occhio, per le Aziende che hanno un nome da difendere questo è assolutamente impensabile.
Ci sono ancora aziende sprovviste del sito responsive e certamente sprovviste di applicazioni mobile dedicate, ma se questo è una “casualità” che si tollera per le aziende di piccole e medie dimensioni, appare assolutamente inaccettabile per i grandi nomi.
E non solo. Da un brand di lusso ci si aspetta molto di più.

I consumatori di questi beni (si veda un interessante studio pubblicato su Thinkwithgoogle.com) acquistano online con molta più facilità rispetto ad altri utenti, per connettersi utilizzano diversi tipi di device, smartphone e tablet (danno per scontato il fatto che il sito web del loro brand preferito possa offrire un’ottima esperienza di navigazione anche da mobile) ed effettuano ricerche online prima di acquistare dal sito ufficiale.

Non crediamo di dover spendere altre parole, rispetto a quanto già fatto e facciamo, sull’importanza della reputazione online (per altro sono attivi i domini .luxury) ma questo può essere vero in generale per tutte le Aziende. Quel che qui vogliamo sottolineare è che i brand di lusso hanno numerose opportunità di sviluppo ulteriore del loro Business proprio in ragione della loro “natura”, oltre al fatto di avere allocato un budget superiore rispetto “alla norma”.
Tuttavia il fatto di avere un budget superiore alla norma non significa, però, dover sperperarlo, per altro spendere male il proprio budget può essere molto più semplice di quanto si possa credere.

L’opportunità alla quale nessun brand di lusso dovrebbe rinunciare è quella dello studio, approfondito, del suo target, potendo alla fine tracciare il profilo delle c.d luxury personas.

La comunicazione incessante tra reparto marketing off-line e marketing on-line è di vitale importanza. Qui le due divisioni dovrebbero supportarsi a vicenda con un piano di lavoro studiato a priori e non improvvisando veloci riunioni all’occorrenza. Può sembrare banale, ma personalmente abbiamo visto che i problemi maggiori spesso sono dati propri dalla mancanza di comunicazione tra reparti e questo, inevitabilmente si riflette anche sul web. Spesso si scopre, ad esempio, che gli shop assistant, presenti nei negozi dislocati nelle città, hanno informazioni utilissime, informazioni ovviamente precluse a chi trascorre 8/10 ore dietro un computer.

La comunicazione sul web deve sempre 2.0 oriented, che tradotto significa: evitate di utilizzate il “lei” per rivolgervi a un utente web. Non deve essere l’importo di un prodotto a condizionare il modo di comunicare.

I digitally-savvy consumers utilizzano i Social molto più di altri utenti. Quindi la cura soprattutto dei minimi particolari di una pagina Facebook o di una board di Pinterest deve essere tra i vostri primi pensieri la mattina e l’ultimo la sera. E con il termine “cura” intendiamo esattamente questo:

significato cura

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14 pagine di previsioni sulla SEO, 2014 Search Marketer Survey

mercoledì, 16 aprile, 2014

Si rischia di essere ripetitivi, lo sappiamo, ma siccome ci sono ancora delle resistenze nel comprendere che l’attenzione per il content marketing deve essere, ormai, un must, quando troviamo fonti autorevoli che insieme a noi rischiano di essere ripetitive le citiamo con molta gioia. Come si dice: mal comune mezzo gaudio.

La survey firmata BrightEdge (Enterprise SEO Platform che opera in tutto in mondo) e intitolata 2014 Search Marketer Survey, si basa sulle risposte di professionisti SEO (una community di 20.000 professionisti) provenienti da oltre 8500 brand in tutto il mondo, con oltre 6 anni di lavoro SEO alle spalle (33%).
Insomma, direi che possiamo fidarci no? :)

Tutti possono scaricare liberamente in formato PDF l’interessante ricerca, basta compilare i campi richiesti nell’apposito form presente a questo link.

14 pagine in cui si riportano dati, informazioni e grafici che mostrano chiaramente quale sarà la “direzione” della SEO per il 2014 e soprattutto quali elementi avranno maggiore peso in fase di scelta delle nuove strategie il cui obiettivo finale è (deve essere), sempre e comunque, la conversione.

Nel 2014 l’adozione di strategie di content marketing ad hoc avrà maggiore peso rispetto a quanto ne abbia già avuto nel 2013.

content marketing

E non solo.
Chi più chi meno, tutti prevedono di aumentare il budget dedicato al content:

  • 52%: + 10 – 25%
  • 32%: + 25 – 50%
  • 10%: + oltre il 50%

Guardando all’Universal Search, nel 2014 si dedicherà ancora più attenzione alla cura dei dettagli nei video e nelle immagini, così ha risposto il 57% dei SEO.

Prendendo in esame il grafico che mostra il differente grado di importanza attribuito ai fattori di ranking rispetto al 2013, osserviamo che:

fattori di ranking

Da parte nostra possiamo solo rinnovare quanto già detto parecchi post fa, era il lontano 25 ottobre, 2013 quando scrivevamo della valutazione query-independent oltre la “vecchia” SEO .

PMI Servisi Banner

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Social media marketing per il business

4 fasi per monetizzare il social media marketing

mercoledì, 16 aprile, 2014

Il social media marketing è la via preferita dalle aziende e da coloro che vogliono espandere il proprio business per fidelizzare i clienti e potenziali clienti attraverso un contatto diretto; l’obiettivo finale però è sempre quello di ottenere delle conversioni ma soprattutto vendite.
Oggi, affrontiamo con i nostri lettori proprio come monetizzare le energie impiegate nel social media marketing.
Trasformare il social media marketing in vere e proprie vendite è possibile attraverso 4 fasi concatenate, che devono essere completate:

Come monettizzare il smm in 4 fasi

1 Community Management

Gestire la propria community di fan si riferisce essenzialmente alla gestione che si sta facendo dei social media; è bene ricordare alcuni punti fondamentali:

  • Utilizzare solo social media che son rilevanti per il business dell’azienda.
  • Gestire “a regola d’arte” commenti, messaggi, tweet…
  • Seguire hashtag e keyword che possono interessare il business;
  • Ricercare costantemente i fan e i mezzi per aumentarne l’engagement;
  • Monitorare che ci menziona, chi cita i nostri prodotti o la nostra azienda;

La gestione della community è fondamentale soprattutto per le piccole e medie imprese che gettano le basi per le vendite proprio nella community di fan. Questa fase rappresenta solo l’inizio del processo.

2 Social Media e Content Marketing

Questa fase serve a portare traffico di valore verso il proprio sito web attraverso i social network. Ciò significa che bisogna concentrare le proprie energie nella creazione di contenuti propri, per poterli condividere attraverso i social media.
Per avere successo in questa seconda fase, gli obiettivi da raggiungere sono:

  • Creare un blog con articoli di approfondimento, con pubblicazioni continue e regolari da condividere sui social.
  • Sperimentare nuove forme di contenuto come ad esempio il contenuto visuale con infografiche e video.
  • Ottimizzare, lato SEO, i contenuti del blog per migliorane il ranking attraverso i motori di ricerca per dirigere traffico organico verso il proprio sito web.

3 Diventare esperti nel proprio settore

Per portare la propria presenza online a un livello superiore è importante acquisire credibilità da parte della community di fan e diventare dei veri e propri esperti di settore che il pubblico stima e di cui ha fiducia.
A questo, giungono in aiuto altri espedienti oltre ai contenuti, si tratta di webinar, eventi live dove dimostrare le nostre competenze e abilità nel settore in modo da aumentare il valore; anche la creazione di mailing list dedicate a cui inviare materiale tramite newsletter può essere una strategia utile in questa fase.
Per rafforzare la credibilità si può:

  • Creare dei report o degli e-book da diffondere nelle apposite piattaforme o da inviare via email.
  • Ospitare webinar, eventi live, targetizzati per uno specifico pubblico su un determinato argomento
  • Creare dei corsi attraverso video per i fan e i sottoscrittori dellenewsletter.
  • Curare la propria brand reputation online.

Se possibile, scrivere un libro; non si diventa mai esperti in un determinato settore se non si è scritto un libro!

4 Lead Generation

Per diventare esperti di settore è necessario avere un piano per raggiungere la lead generation. La differenza sostanziale tra questa fase e la precedente, è che a differenza della precedente in cui è il pubblico che si rivolge a noi, in questa ultima fase è necessario porre in essere delle attività pro-attive per raggiungere quella fetta di potenziali clienti e contatti che possono generare nuove opportunità di vendita.
Sui social network è possibile dunque:

  • Trovare nuovi gruppi, community o liste a cui rivolgersi per trovare i prospect.
  • Collegarsi con i potenziali clienti individuati e fornire loro, attraverso i contenuti proposti, qualcosa di valore che incontri i loro bisogni.
  • Stabilire un legame naturale e spontaneo senza richiedere nulla in cambio e senza forzare nulla.
  • Una volta stabilito questo rapporto cercare di incontrare i biogni dei prospect su tutti ifonti sia online che offline.

Di sicuro le energie e le attività da mettere in pratica sono veramente tante e richiedono una gestione del social media marketing che non accetta errori ma per raggiungere il successo e trasformare il social media marketing in vendite reali è necessario completare tutte le 4 fasi descritte che, legate le une alle altre, realizzano e completano una catena di azioni che ha l’obiettivo di realizzare conversioni e vendite.

Contatta gli esperti del social media marketing per aumentare il tuo business e le vendite!

Contatti Marketing PMI Servizi

Fonte: topdogsocialmedia.com

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posizionamento seo internazionale

Infografica SEO per le aziende che vogliono posizionarsi all’estero

mercoledì, 16 aprile, 2014

Quando un’azienda vuole affacciarsi al mercato internazionale deve fare una serie di valutazioni di tipo economico, ma deve anche capire, a livello di presenza online, se c’è margine di successo e come realizzare i vari canali per rivolgersi a un pubblico internazionale.

Su Moz è stata pubblicata un’infografica che riporta una checklist con tutti i passaggi da un buon posizionamento SEO del sito web anche a livello internazionale.

Hai potenziale SEO?

  • Controlla il traffico verso il tuo sito che viene da altri Stati e in altre lingue: individua il volume e le tendenze riguardanti parole chiave e pagine per le visite e le conversioni provenienti da altri Stati e in altre lingue con gli strumenti di Google Analytics.
  • Controlla la visibilità del sito nelle SERP in altre lingue: controlla il posizionamento per query predefinite delle pagine già individuate utilizzando Webmaster Tools e altri strumenti di analisi.
  • Fai un’analisi delle keyword negli Stati che hai già selezionato: controlla il volume di ricerca per le keyword già individuate utilizzando il tool più diffuso in questo senso (Keyword Tool di Google, Keyword Stats di Yandex, Baidu Index…) e altri strumenti.

Dopo queste valutazioni bisogna chiedersi se il gioco vale la candela, ovvero se il volume di traffico, la situazione attuale e il volume di ricerca che riguarda il nostro settore siano sufficienti per giustificare la realizzazione di un nuovo sito web.

Se la risposta è no, però l’intenzione per il futuro rimane, si possono comprare i domini con il TLD delle nazioni interessate e creare un alert su Google Analytics per il traffico proveniente dall’estero, in maniera da monitorare costantemente la situazione.

Se invece la risposta è affermativa bisogna passare alla fase successiva.

Come individuare il target internazionale?

Per capire come selezionare il target a cui rivolgersi bisogna rispondere ad alcune domande:

La sede è un fattore che influenza il raggiungimento degli obiettivi, prodotti e servizi?

  • Se la risposta è no, allora si può scegliere il target in base alla lingua.
  • Se la risposta è sì bisogna capire se ci sono abbastanza conversioni da un target determinato per nazione, se sì allora sarà questo il fattore da utilizzare per il targeting. Se la risposta è no, meglio affidarsi per una prima fase al targeting per lingua.

Il targeting per nazione è quello migliore dal punto di vista dell’audience, ma è anche il più dispendioso a livello aziendale per le implicazioni tecniche e le risorse che richiede.

Una volta scelto il targeting bisogna:

  • Analizzarne le caratteristiche e i comportamenti: profilo linguistico e culturale, la stagionalità, le caratteristiche demografiche… Per farlo si possono utilizzare Think Insights di Google, TNS Digital Life e altri servizi simili.
  • Analizzare i competitor: livello, comportamenti, caratteristiche in ogni mercato internazionale. Gli strumenti da usare sono Alex Top Sites, Rnkrnk, Similar web…

Come sviluppare un sito internazionale?

È arrivato il momento di sviluppare il sito internazionale, che avrà caratteristiche diverse a seconda che il target scelto sia a livello di nazione o di lingua.

Per il target per nazione è consigliabile l’utilizzo del TLD nazionale, evitando invece il dominio di terzo livello. Per ciò che riguarda il target per lingua meglio usare una sottodirectory. Molto importante è sottolineare che  per ogni lingua o nazione devono esserci pagine proprie, non devono assolutamente essere utilizzati cookie o script per visualizzare nella stessa pagina (medesima URL) i contenuti in altre lingue. Solo così si può avere una qualche possibilità di posizionarsi, poiché il motore può indicizzare le varie pagine.

La struttura del sito deve rispecchiare i comportamenti e le abitudini del target a cui ci si sta rivolgendo e poi ricordarsi di:

  • Facilitare il passaggio da una lingua all’altra attraverso un menu, evitare redirect automatici, perché sono solo motivo di confusione per l’utente.
  • Inserire nell’head il rel=”alternate” hreflang=”x” per indicare lingua e nazione a cui la pagina è dedicata.
  • Sempre nell’head inserire il meta tag “content-language” per specificare la lingua del contenuto.
  • Individuare le community più attive nel settore a cui ci si rivolge e farsi conoscere attraverso questi canali.

Qualora il target sia per nazione bisogna anche:

  • Geolocalizzarsi con Webmatsre Tools;
  • Usare un indirizzo IP (se possibile) nella nazione di riferimento.

Monitoraggio dei risultati internazionali

Per monitorare e analizzare i risultati nel migliore dei modi:

  • Tracciare ogni versione indipendentemente dall’altra, sia su Google Analytics sia su Webmaster Tools.
  • Tracciare il posizionamento sui motori di ricerca attraverso uno dei tanti tool online.

Clicca qui per aprire l’infografica a dimensione originale

Checklist SEO posizionamento internazionale

Fonte: Moz

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ottimizzazione-seo-guida

Ottimizzazione on-site: una check list per la SEO

mercoledì, 16 aprile, 2014

Il SEO, che per lavoro ha l’obiettivo di raggiungere il miglior posizionamento possibile di un sito web sui motori di ricerca, si impegna duramente per ottenerlo con attività che spesso vanno al di là del sito stesso. Alcune volte quindi si rischia di sottovalutare l’importanza dell’ottimizzazione on-site, ossia quella parte di attività che coinvolge direttamente il sito e lavora direttamente sul sito. Una breve guida realizzata da Search Engine Journal parla di come ottenere una corretta ottimizzazione on-site a partire da alcuni semplici passi.

Il tag title

Per chi si occupa di SEO, l’importanza del tag title è nota. Per far sì che il sito raggiunga il miglior posizionamento possibile, è necessario assicurarsi di inserire la parola chiave principale e/o le sue variazioni su ciascun title associato alla pagina, senza però cercare di ingannare il motore di ricerca.

Quindi, si raccomanda di evitare lo spam, di non scrivere titoli troppo ottimizzati e di realizzare title nel modo più naturale possibile.

La descrizione

La descrizione non è considerata un elemento capace di aumentare il ranking della pagina, ma riveste ancora un ruolo importante nell’ottimizzazione on-site. La descrizione è il biglietto da visita del sito o del marchio che si intende promuovere, pertanto è necessario che venga scritta correttamente, che non si tenti di fare spam o di ottimizzare troppo. La descrizione deve contenere circa 156 caratteri.

Il tag H1

L’utilizzo dell’h1 è importante per l’ottimizzazione delle pagine. Per assicurarsi che gli h1 vengano scritti in modo corretto senza rischiare di ottimizzare troppo o di generare spam, è opportuno inserire sì la parola chiave al suo interno, ma facendolo in modo che il titolo sia chiaro per gli utenti e per il motore di ricerca. Nella stessa pagina non è corretto utilizzare più di un h1, mentre è possibile utilizzare hx in numero progressivo (h2, h3, h4, ecc.), evitando di inserire ancora la parola chiave.

Il contenuto

Il contenuto è la parte più importante di una pagina web. Il compito più arduo per un professionista della SEO è scrivere un contenuto che sia funzionale per l’utente e che ottenga il migliori risultato possibile per il motore di ricerca. Per trovare un giusto compromesso, chi scrive il contenuto deve saper bilanciare l’utilizzo delle parole chiave con la qualità e la chiarezza del testo.

La struttura della URL

Modificare la URL di una pagina non è un’attività da sottovalutare. È importante che la URL sia facile da comprendere per l’utente e in linea con quanto si aspetta il motore di ricerca. Alcuni consigli per la URL: utilizzare sempre i trattini piuttosto che la sottolineatura e non avere più pagine principali. In caso di modifiche, è necessario ricordarsi di implementare sempre la redirezione con il 301.

La risoluzione degli errori

Un buon webmaster deve utilizzare strumenti per analizzare con costanza gli errori di scansione e trovare il modo di risolverli quanto prima. Nel caso in cui la scansione evidenzi una pagina che non esiste più, è buona norma utilizzare il 301 (o anche il 302 se la redirezione è temporanea). Se la pagina che non esiste più non ha una corrispondente, si può ricorrere a una pagina 404.

Il sito responsive

Anche se non rientra propriamente nell’ottimizzazione on-site, data la massiccia diffusione dei dispositivi mobile, oggi è quasi obbligatorio avere un sito che si adatti a qualsiasi dispositivo (smartphone, tablet o pc) utilizzato per visualizzarlo.

La velocità di caricamento della pagina

Si ricorda, infine, di dedicare un po’ di tempo nell’analizzare il tempo di caricamento del sito web. Lo strumento Page Speed di Google non solo indica il tempo che impiega una pagina web a caricarsi, ma fornisce anche dei suggerimenti su come migliorare le prestazioni.

L’articolo originale pubblicato da Search Engine Journal è disponibile qui.

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