tracciamento eventi universal analytics

Come monitorare gli eventi con Google Universal Analytics

mercoledì, 23 luglio, 2014

Se hai un sito è molto probabile che vuoi utilizzarlo per vendere qualcosa: un prodotto, un servizio, la tua professionalità. Sono molti i modi in cui puoi costruire la tua audience: offrendo risorse da scaricare, registrando webinar, creando form di contatto, proponendo banner pubblicitari, inserendo video ecc… ma per sapere se ciò che stai facendo funziona devi monitorare queste azioni. Sapere se le azioni che hai previsto vengono davvero eseguite dagli utenti ti aiuta a capire se le pagine sono state progettate nella maniera corretta, se il tuo intento è comprensibile e soprattutto se puoi migliorare le conversioni del sito web migliorando proprio nei punti dove i risultati non sono quelli sperati.

Le azioni degli utenti sono, su un sito web, degli eventi e gli eventi possono essere analizzati e tracciati su Google Analytics. Per farlo ci sono almeno due metodi, uno comprende l’utilizzo di Tag Manager e ne potremmo parlare in un’altra occasione, oggi vediamo come inserire il codice di monitoraggio direttamente associato alla URL dell’evento da tracciare.

Per prima cosa bisogna dire che le istruzioni che andremo a illustrare sono valide per chi usa il codice di Universal Analytics, se ancora non avete fatto l’upgrade è sicuramente giunto il momento di fare questo passo. Una volta implementato il codice in tutte le pagine del sito, si può passare al tracciamento degli eventi. Prima di passare a procedure ed esempi ci sono alcuni elementi da precisare.

Eventi in HTML

In HTML esistono diverse tipologie di evento e tutte possono esserci utili per il tracciamento delle azioni degli eventi. Vediamo quali sono quelli che riguardano l’uso del mouse:

  • onclick: riguarda il click su un elemento (link, immagine, pulsante)
  • onmousedown: riguarda il fatto che un utente prema il mouse su un elemento, ma non è detto che tale azione abbia una conseguenza. Per essere più chiari, potrebbe trattarsi del click su un link, che viene rilasciato in un’altra area della pagina, di conseguenza il link non si apre.
  • onmouseup: è l’esatto contrario di onmousedown poichè questo evento riguarda il rilascio del mouse.
  • onmouseover: questo evento si attiva quando si mette il mouse sull’elemento da monitorare.
  • onmouseout: questo evento monitora quando l’utente sposta il mouse fuori dall’area che si vuole monitorare.
  • oncontextmenu: questo evento monitora l’apertura del menu contestuale con tasto destro.

Ora quelli che analizzano le azioni sui form:

  • onfocus: questo evento si attiva quando la casella del form si attiva, quindi quando l’utente vi posiziona il cursore.  Si può utilizzare in <label>, <input>, <select>, < textarea>, <button>
  • onblur: ha un funzionamento simile a onfocus, si attiva quando un utente sposta il mouse fuori dalla casella del form.
  • onchange: questo evento si attiva quando si cambia casella e può essere utilizzato in <input>, <select>, <textarea>
  • onsubmit: questo evento si attiva quando il modulo viene inviato.
  • onreset: questo evento si attiva quando un utente resetta il form, ovvero ripulisce i campi compilati. Monitorarlo potrebbe essere utile per capire se il form è troppo lungo, richiede troppi dati o è complesso, oppure se è poco comprensibile. Non supportato da HTML5.
  • onselect: l’evento si verifica quando l’utente seleziona il testo nelle caselle. Può essere usato in <input>, <textarea>.

Tracciamento degli eventi

Ora che conosciamo quali sono i principali eventi che si possono utilizzare all’interno di un sito web, vediamo come fare per tracciarli.

Un evento su Analytics (Universal) ha l’anatomia che mostriamo nell’immagine

Eventi Universal Analytics Google Quindi ga('send', 'event', 'categoria','azione', 'etichetta', value)

  • send, event: sono due valori di base, obbligatori
  • categoria: serve a identificare l’elemento che ha consentito l’azione, ad esempio ‘pulsante invio’
  • azione: identifica l’azione che viene compiuta, ad esempio ‘click’
  • etichetta: è opzionale, ma aiuta nell’analisi dei dati a identificare l’evento specifico, ad esmepio ‘invio form preventivo
  • valore: serve a dare un valore numerico all’evento ed è opzionale, ad esempio ’30′

Se vogliamo tracciare, ad esempio, il click su un link, utilizzeremo questo codice:

<a href="www.sito.tld/contatti.html" onclick=ga('send', 'Event', 'link', 'click', 'pagina contatti')>Contattaci!</a>

Se invece vogliamo tracciare i click per l’invio di un modulo di contatto possiamo usare questo tipo di codice:

<form name="input" action="html_form_action.asp" onsubmit=”ga('send', 'event', 'form','invio form', 'form contatto inviato')”>
<input type=”text” name=”user”>
<input type=”submit” value=”Submit”>
</form>

Tutto questo potrà essere poi monitorato su Google Analytics attraverso l’apposita sezione in Comportamento > Eventi dove si potranno visualizzare le statistiche relative agli eventi in base a Categoria, Azione ed Etichetta.

eventi su google analytics

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SEO time

L’importanza di un preventivo SEO disegnato su misura

mercoledì, 23 luglio, 2014

I siti web sono tutti diversi gli uni dagli altri, seppur appartenenti a una stessa tipologia, ipotizziamo e-commerce. Due siti che trattano la medesima tematica, sono sicuramente diversi l’uno dall’altro, diverse sono anche le potenzialità SEO e questo può valere ovviamente anche da pagina a pagina. Diverse sono, soprattutto, le necessità e le possibilità del cliente.

Mettere insieme tutti questi fattori, combinandoli con quelli derivati dall’analisi della competition, non può essere fatto attraverso uno strumento online o, meglio, lo strumento online può giusto essere un anticipazione di quanto poi dovrà essere approfondito, di persona, dal consulente SEO, con una telefonata o conference call con il Cliente.
Andiamo per gradi.
Ecco generalmente cosa accade nel nostro caso e cosa riteniamo sia giusto per il cliente al fine di avere un quadro completo delle possibilità/opportunità.

Il SEO è poliglotta

Già dall’email di richiesta preventivo si può capire la tipologia di cliente, cioè se è qualcuno con cui parlare in termini tecnici o meno. Nel secondo caso sappiamo che sarà più semplice ottenere informazioni utili e precise solo se anche noi parleremo la “sua lingua”. Questo significa utilizzare termini che, per esempio, in un convegno non utilizzeremmo mai. Dobbiamo mettere il cliente in condizione di capire realmente quanto gli stiamo dicendo perché è dalla comprensione che nasce il riconoscimento del valore del nostro lavoro.

La pre-analisi non è perdita di tempo

Nell’email che arriva generalmente (non è detto, purtroppo) il cliente inserisce il link al suo sito e se siamo fortunati anche qualche informazione. In ogni caso si procede a quella che chiamiamo la pre-analisi. L’analisi vera e propria del sito web è ovviamente un’attività a pagamento perché richiede tempo, impegno mentale, esperienza e molta pazienza, ma senza una pre-analisi è impossibile fare un preventivo degno di questo nome. Nella pre-analisi individuiamo le “caratteristiche” più evidenti che riguardano tanto la parte on-site che quella off-site, quanto ovviamente la competition, più i check di routine con l’ausilio di strumenti online.
A questo punto dovremmo avere la situazione un po’ più chiara.

Il SEO non è cenerentola

Quanto dura una telefonata con il potenziale cliente? Non è possibile saperlo e per quanto ci riguarda non abbiamo un timer davanti, non dobbiamo scappare a una certa ora pensando che sennò ci trasformeremo in zucche.
Avendo già un’idea, per quanto parziale, della situazione (grazie alla pre-analisi) possiamo porre opportune domande ma è probabile che le risposte possano avviarne di nuove e anzi il più delle volte è proprio così. I punti chiave dovranno essere riportati nel documento e dovranno rispecchiare le richieste del cliente, ma può capire che il cliente non sappia esattamente cosa chiedere: come si fa a fare domande su qualcosa che non si conosce?
È per questo che il confronto è sempre fondamentale.

La redazione del documento

Non esiste un documento per i preventivi migliore di un altro, il fine ultimo è quello di consentire al cliente di capire – realmente – quello che sta acquistando. A questo punto, dopo le precedenti 3 fasi siamo in grado di redigere un documento che sebbene abbia delle parti standard (per esempio spiegare il perché sia importante avere un sito responsive non è qualcosa che cambia da documento a documento) sarà stato disegnato seguendo i punti chiavi emersi dall’analisi e dal confronto.
Generalmente suddividiamo il documento in punti chiave ed esplicitiamo gli stessi descrivendoli a seconda della “Lingua” del cliente.

Quando dire di “no” aiuterà a costruire un web migliore

Voglio essere in terza posizione con questa keyword, ma in quinta con quest’altra, e poi in prima (prima del mio competitor) con questa, anche se poi io non vendo queste cose…
In questo caso ascoltiamo, comunque, il cliente e cerchiamo di riportarlo alla realtà perché probabilmente è stato rapito dagli alieni nel 2004 e rilasciato 10 anni dopo e non ha la minima percenzione di come funzioni, ad oggi, il web.
Se capiamo che non è possibile distoglierlo da questa bislacca idea, dobbiamo essere onesti e ammettere che forse non siamo l’Agenzia che sta cercando: è un compito quasi morale quello dei SEO!

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SEO.Roma.it

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Visibilità contenuti Facebook

Cinque modi per dare più visibilità ai post su Facebook

mercoledì, 23 luglio, 2014

Con l’aggiornamento dell’algoritmo, Facebook sta dando non pochi problemi ad aziende e utenti che vogliono utilizzare la piattaforma come strategia di marketing. La visibilità dei post è limitata, dal momento che Facebook ha deciso di rilasciare nel news feed degli utenti solo quei post che potenzialmente potrebbero essere di suo interesse, lasciando fuori molti dei contenuti pubblicati soprattutto dalle fan page, con il rischio di registrare un calo notevole di interazioni e di apprezzamenti.

Search Engine Journal ha pubblicato un approfondimento per evidenziare, in cinque passi, quali potrebbero essere le strategie migliori per garantire comunque una certa visibilità ai post.

La pianificazione

Soprattutto per chi gestisce una fan page, la pianificazione dei contenuti è un’attività che ormai viene svolta di consueto. Molti però si limitano a pubblicare i post dal lunedì al venerdì, generalmente nell’orario di lavoro (tra le 9 e le 18), lasciando fuori quindi l’intero weeekend.

Alcune rilevazioni hanno, invece, messo in evidenza che i post pubblicati nel fine settimana ricevono 2,72 interazioni in più e sono più efficaci del 25% rispetto a quelli pubblicati in settimana.

L’importanza delle immagini

Il cervello è in grado di elaborare e ricordare un’immagine in maniera più veloce rispetto al semplice testo. Facebook, da qualche anno, è divenuto un grande contenitore di immagini se si pensa che circa l’85% dei post sono foto. L’importanza delle immagini è data dal numero di interazioni, il 37% in più rispetto a post senza foto.

La punteggiatura

Sembra una banalità, ma inserire in un post un punto esclamativo potrebbe garantire una maggiore interazione. Sono pochi, però, gli utenti che utilizzano questa punteggiatura, considerando che il 71% dei contenuti non li ha.

Utilizzarli, invece, porta a un’interazione 2,7 volte maggiore.

Gli hashtag

Utilizzare gli hashtag non deve essere solo una moda, ma una strategia per dare visibilità ai post. Post pubblicati con più di 4 hashtag hanno maggiori possibilità di ottenere interazioni. Ovviamente gli hashtag non devono essere inseriti in modo casuale, ma devono essere strettamente correlati all’argomento trattato.

La lunghezza

Scrivere post lunghi, composti da almeno 80 parole, potrebbero essere più efficaci e ottenere quindi maggiori interazioni. Gli utenti potrebbero essere più propensi a interagire con contenuti più lunghi perché hanno investito più tempo per leggerli.

Qui entra in gioco l’efficacia del collegamento “continua a leggere” che stimola la curiosità.

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Bersaglio

Come ottimizzare le Call to Action e renderle efficaci

mercoledì, 23 luglio, 2014

Le Call to Action rappresentano una grande opportunità in un piccolo spazio. Sono la chiave di volta per le conversioni ed è per questo che devono richiamare l’attenzione degli utenti e invogliarli a compiere l’azione desiderata come cliccare su un link, iscriversi a una newsletter o acquistare subito un prodotto o un servizio.
Laddove ci sia una call to action, come nella realizzazione delle landing page per le campagne di advertising è fondamentale curare tutti gli aspetti che entrano in gioco: aspetto, forma, linguaggio utilizzato e colori.

Aspetto

Affinché ci sia la tanto desiderata conversione, gli utenti devono necessariamente interagire con una CTA presente sul sito. La CTA deve quindi essere, prima di tutto, ben visibile agli occhi dell’utente. Gli elementi da considerare nella creazione di una Call to Action efficace sono quelli che interessano l’aspetto della CTA.

Colori

I colori influenzano le decisioni degli utenti, ne abbiamo parlato spesso e dietro a ogni colore vi è una risposta emozionale specifica. Il primo elemento da considerare nella creazione di una call to action è sicuramente il colore.

Forma

Il pulsante della Call To Action non è altro che la versione digitale di un pulsante reale, che se premuto produce una reazione all’azione compiuta. Bisogna quindi riprodurre questo meccanismo di azione-reazione anche nel web.
Per convenzione si è soliti affermare che, per le CTA, i rettangoli dagli angoli smussati sono più efficaci, ma perché?
Il primo motivo è che per natura l’uomo è portato a evitare gli spigoli perché rappresentano una potenziale minaccia. Il secondo è che gli angoli arrotondati tendono a convogliare l’attenzione di chi li guarda verso il centro, e quindi verso la Call to Action stessa. In aggiunta a tutto ciò va detto che lo sforzo cognitivo impiegato per visualizzare un rettangolo dagli angoli arrotondati è minore rispetto allo sforzo necessario per visualizzare un rettangolo dagli angoli geometrici.

Dimensione

Un altro elemento fondamentale è la dimensione del bottone per la CTA. Se è troppo piccolo non risalterà agli occhi degli utenti e la conversione sarà negativa. Se è troppo grande, invece, distrarrà l’utente dalle informazioni che stava cercando; inoltre se è troppo grande l’utente potrebbe non capire che quell’elemento è cliccabile.
Non esiste una misura perfetta. La cosa fondamentale da considerare è che la dimensione del pulsante della CTA va messo in relazione con gli elementi che la circondano in modo da essere bilanciata all’interno della pagina.

Linguaggio

A prescindere dagli elementi estetici di forma, colore e dimensione quello che conta è quello che c’è scritto all’interno. La CTA deve essere chiara e specifica ma soprattutto deve essere motivante per invogliare l’utente all’azione.
“Registrati”, “leggi tutto” “compra” sono dei veri cliché nelle CTA. Non bisogna mettere fretta con frasi del tipo “compra adesso” “paga subito”, questo tipo di frasi mettono alle strette l’utente che sta ancora decidendo se comprare o meno il prodotto.
“Crea un account” piuttosto che “registrati” è decisamente più efficace perché non implica un impegno, una costrizione che può essere avvertito dall’utente anche a livello emozionale.

Non utilizzare frasi e parole troppo complesse, se l’utente non capisce cosa c’è scritto difficilmente cliccherà per capire dove viene diretto da quel pulsante. È bene utilizzare parole semplici, chiare e dirette.
La CTA deve quindi iniziare con un verbo che indica chiaramente l’azione che l’utente andrà a fare, rafforzando la fiducia, e deve far emergere i benefici finali per l’utente.
È fondamentale dimostrare all’utente la necessità dell’azione ma senza metterlo alle strette.

Posizione

La regola generale impone che la CTA deve essere collocata in una posizione ben visibile e contornata da spazio bianco. Un’altra regola piuttosto convenzionale è quella di collocare la CTA above the fold in modo che sia più visibile ma non è del tutto corretto. Quello che va considerato è che la CTA deve essere posizionata sotto un contenuto di elevata qualità che convinca l’utente a compiere l’azione.

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Per approfondire: Search Engine Journal

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infografica

Come influisce il tempo di caricamento di un sito web da mobile

martedì, 22 luglio, 2014

Vi è mai capitato, mentre navigate da desktop, di incontrare qualche sito web che sembra metterci una vita per aprirsi? Immaginiamo di si, capita ancora, purtroppo.
La questione, tuttavia, è che molto spesso quell’attesta non è, guardando in termini assoluti, così enorme.
In fila dal fornaio siamo certamente più propensi ad attendere, per altro attendere solo 10 secondi ci sembrerà un miracolo. La percezione del tempo cambia sul web, e non solo. Quanta probabilità avreste di trovare, proprio attaccati al vostro fornaio, altri 9 fornai? Nessuna.
Sul web la competition è all’ordine del giorno e se un sito web ci mette troppo a caricarsi, fosse anche il primo sulla serp, l’utente passa al secondo, al terzo ecc ecc.

Quante volte siete incappati, navigando con il vostro smartphone o tablet, in siti che mentre aspettavate la loro apertura avreste potuto scendere dal fornaio, attendere in fila, comprare pane, pizza e dolci e fare una sosta al bar per prendere un caffè?
Molto spesso e molto probabilmente non sono siti web responsive.

L’infografica sottostante, realizzata da Kissmetrics e intitolata How loading time affects your bottom line, ci mostra proprio alcuni dati sulla “disponibilità” degli utenti ad attendere il caricamento di un sito web da mobile.
Per esempio, facendo una comparazione tra Mobile e Desktop, gli intervistati si aspettano che il tempo di caricamento da mobile phone sia:

  • leggermente più lento : 31%;
  • almeno veloce quanto da desktop: 25%;
  • più o meno uguale a quello da desktop: 21%;
  • più veloce di quello da desktop: 12%;
  • molto più veloce di quello da desktop: 11%

infografica kissmetrics

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google tag manager

4 passaggi per impostare e cominciare a usare Google Tag Manager

martedì, 22 luglio, 2014

Google Tag Manager è uno strumento ottimo per il monitoraggio del sito è semplice da implementare, bastano circa 15 minuti, e consente di risparmiare moltissimo tempo, poiché tutti i codici di monitoraggio possono essere gestiti direttamente da tag manager, senza mettere mano al sito. Funziona con codici e tag di Google, ma anche con quelli di terze parti. Infine, pur essendo semplice  intuitivo, ha caratteristiche che lo rendono uno strumento potente per il web marketing (event tracker, remarketing, invio di form di contatto…) e per il monitoraggio del sito web.

Come implementare Google Tag Manager

Come anticipato bastano meno di 15 minuti per creare un account su Tag manager e cominciare a utilizzarlo per il monitoraggio del sito.

Creare un account su tag manager

Per prima cosa andare a questo indirizzo e iscriversi. È gratuito e se già si possiede un account Google basterà fare l’accesso con quello. Una volta entrati occorre creare un Nuovo account, a cui fornire un nome. All’account va associato un contenitore:

  • Per pagine web: per convenzione e per comodità conviene utilizzare il nome della pagina o del sito, aggiungere poi il dominio nell’apposito spazio e compilare i dati richiesti per il fuso orario. Per il dominio, qualora non sia stata impostata la redirezione da non-www a www o viceversa occorre indicare entrambe le modalità.
  • App per dispositivi mobile: scegliere quale/quali piattaforme sono supportate e il fuso orario. Anche qui per il nome del contenitore conviene affidarsi al nome della app che si vuole monitorare.

tag manager contenitore
A questo punto verrà generato un codice, simile a quello mostrato nell’immagine, che andrà inserito in tutte le pagine del sito o nella pagina che si desidera monitorare.
tag manager codice

Incorporare tag manager su tutto il sito

Il codice di tag manager va inserito subito dopo il l’apertura del tag <body> in tutte le pagine, comprese quelle di checkout, di ringraziamento ecc… Se si utilizza un CMS è senz’altro più semplice attuare questa modifica, altrimenti dovrà essere fatto manualmente in ogni pagina.

Per verificare che sia stato implementato correttamente si possono:

  • Controllare il codice sorgente delle pagine (Ctrl+U) e fare una verifica manuale ricercando all’interno del codice (CTRL+F)
  • Usare Tag Assistant by Google, un’estensione di Chrome, per verificare se il codice è stato installato correttamente.

Creare tag e regole

Ora che il codice è correttamente implementato nel sito si possono aggiungere tag e regole.  I tag contengono codici specifici da aggiungere al sito, se si desidera monitorare solo alcune pagine  queste vanno specificate tramite le regole.

Basta accedere all’account e spostarsi,dal menu, nell’area relativa all’impostazione dei tag. Poi si sceglie un nome identificativo e una delle opzioni presenti nel menu “Tipo di tag”. A questo punto vanno compilati tutti i campi richiesti, volendo le opzioni avanzate e quindi va salvato il nuovo tag.

Per le regole bisogna spostarsi nell’apposita sezione. Le regole possono essere applicate a tutte le apgine, oppure a una pagina specifica. Ad esempio si può decidere di inserire il codice di monitoraggio delle conversioni nella sola ThankYou Page. Per farlo è sufficiente compilare gli spazi nel modo mostrato nell’immagine.

tag manager regola

Regole e tag vanno associati tra di loro, poiché la regola definisce il momento in cui il tag deve essere attivato. Nel caso mostrato il tag per il monitoraggio delle conversioni AdWords è associato alla regola relativa alla Thank You Page, quindi verrà attivato sulle pagine che la rispettano. Un tag, per essere attivo, deve essere associato almeno a una regola e la regola può anche essere “Tutte le pagine”. Le regole di disattivazione hanno priorità su quelle di attivazione, quindi se un tag è associato a due regole, una Attiva su tutte le pagine e l’altra Blocca sulla pagina A, il tag non verrà mai attivato sulla pagina A.

Si possono definire anche regole che consentono di attivare il tag non è appena è pronto il DOM, anziché, come accade di default, quando lo script gtm.js torna al browser. Per farlo è sufficiente aggiungere una regola di questo tipo “event equals gtm.dom” al tag che deve avere tale caratteristica.

Pubblicare i tag

Dopo aver creato i tag e le regole, c’è ancora una cosa da fare prima che il tag funzioni, è necessario pubblicarlo. Basta andare in Panoramica e in alto a destra cliccare su Pubblica. Verificare quindi con Tag Assistant by Google che i tag siano stati implementati con successo.

tag manager pubblica tag

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Garante privacy su Google

Garante privacy: più tutela per gli italiani che usano Google

martedì, 22 luglio, 2014

Per utilizzare i dati degli utenti italiani, ai fini di profilazione, Google dovrà richiedere e ottenere il consenso e dovrà dichiarare di svolgere questa attività per fini commerciali. È questo quanto stabilisce il Garante per la privacy che è intervenuto per tutelare gli utenti italiani che utilizzano il motore di ricerca e i servizi di Google e necessitano di maggiore trasparenza nel trattamento dei loro dati.

L’intervento del Garante per la privacy riprende il documento aggiornato recentemente da Google unificando tutti i servizi (da YouTube a Gmail fino a Google Wallet) sotto un’unica privacy policy. Secondo il Garante, esistono diverse criticità in merito all’informativa agli utenti che risulta essere poco chiara, soprattutto per quanto riguarda la finalità di profilazione e i tempi di conservazione dei dati.

Il Garante per la privacy ha imposto quindi a Google di presentare, entro il 30 settembre 2014, un protocollo di verifica su un sistema di informativa realizzato su più livelli, dove già dal primo livello vengono indicate le informazioni più importanti per gli utenti, come i dati oggetto del trattamento e l’indirizzo presso cui rivolgersi per chiedere informazioni sui dati rilasciati. In un secondo livello, invece, devono essere inserite informazioni specifiche su ogni singolo servizio di Google.

Oltre alla nuova informativa, Google dovrà richiedere il consenso degli utenti al trattamento dei loro dati per fini commerciali e di indagine. Al momento, infatti, ogni volta che un utente decide di registrarsi a un servizio Google, automaticamente rilascia il consenso senza però esserne consapevole.

Google dovrà, infine, indicare anche i tempi di conservazione dei dati e dare la possibilità a tutti gli utenti di vedere cancellati i propri dati entro un tempo massimo di due mesi.

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logo SMX Milano 2014

Edizione 2014 del SMX di Milano, con SEO.Roma.it risparmi

lunedì, 21 luglio, 2014

Torna a Milano, il 13 e 14 novembre presso il MiCo – Milano Congressi, l’evento internazionale sul Search e Social Media Marketing con oltre 30 sessioni dedicate ai vari aspetti di questo settore: SMX Milan 2014 – Search & Social Media Marketing.

Si parlerà di SEO, Social Media, Mobile, Local, Advertising grazie agli interventi di autorevoli esperti del settore e a workshop dedicati dove formarsi e informarsi.
L’evento è dedicato tanto a piccole quanto a grandi aziende, a professionisti quanto ad appassionati; durante i due giorni saranno numerose le tematiche di interesse affrontate, un’occasione per tutti per imparare ma anche approfondire le molteplici “forme” del Marketing Online, quindi le numerose opportunità che possiamo sfruttare al fine di accrescere il nostro business, rafforzare la reputazione online, fidelizzare i nostri clienti, trovare nuove occasioni per rendere virale un’idea, un prodotto e/o un servizio.

Come dimostrano i numri, la passata edizione, 2013, ha avuto un notevole successo: 632 partecipanti, 26 sessioni a tema, 20 sponsor, 25 relatori internazionali e 34 relatori italiani.

Andando sui dettagli pratici, chi acquisterà il biglietto con noi, scaricando il coupon sconto qui in formato PDF, potrà usufruire di uno sconto sul prezzo del biglietto previsto per assistere a tutti gli eventi di entrambi i giorni. Basterà compilarlo e inviarlo via Fax indicando la fonte (news.pmiservizi.it).

Perché partecipare?

Noi per primi, come Web Agency composta da persone che lavorano nel settore da oltre 10 anni, crediamo nell’importanza della formazione come unica “arma” valida ed efficace per far comprendere ai Clienti il valore del nostro lavoro, la passione e l’impegno che c’è dietro a un progetto web.
Eventi formativi come questo sono utili tanto alle Aziende che devono affidarsi a una Web Agency o vogliono realizzarne una interna, quanto alle Agenzie Web che vogliono tenersi aggiornate e scambiare, condividere opinioni facendo anche sana PR, ma soprattutto per fare chiarezza su molti argomenti sui quali spesso si hanno solo idee confuse: “è ciò che pensiamo già di sapere che ci impedisce di imparare cose nuove” (Claude Bernard).

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Frequenza di rimbalzo

Frequenza di rimbalzo: cosa fare per farla scendere

lunedì, 21 luglio, 2014

La frequenza di rimbalzo è il dato relativo alla percentuale di visitatori di un sito web che, dopo essere giunti su una pagina, escono immediatamente e senza visitarne altre. Più la percentuale della frequenza di rimbalzo è alta più sarà grande il problema su un sito web, come la mancanza di coerenza tra quello di cui il sito dovrebbe trattare e il contenuto realmente inserito o la difficoltà nel comprendere la navigazione o i temi trattati nel sito.

Un’infografica realizzata da Quicksprout (How to decrease your bounce rate) riporta alcuni consigli su come far scendere il valore relativo alla frequenza di rimbalzo. L’infografica parte da un interrogativo: perché la frequenza di rimbalzo è così alta? Le risposte potrebbero essere due: il visitatore non ha trovato ciò che stava cercando; la pagina web era troppo difficile da utilizzare. Di seguito i consigli.

Attrarre i giusti visitatori

Per attrarre i visitatori giusti, ossia quelli realmente interessati al contenuto del sito web, è necessario scegliere le parole chiave adeguate, coerenti con i contenuti e non utilizzarle solo per attrarre qualsiasi visitatore.

Oltre alle parole chiave, prestare attenzione alla costruzione di multiple landing page con contenuti unici e parole chiave differenti a seconda della tipologia di visitatori. Importante, inoltre, scrivere attraenti e usabili meta description e migliorare il targeting delle campagne online.

Migliorare l’usabilità

Per migliorare l’usabilità è buona norma scrivere dei testi leggibili. Usare quindi un buon contrasto di colori e un font più largo, alleggerire con gli spazi bianchi e lasciare il giusto spazio tra menu e contenuto.

Altri suggerimenti riguardano il layout. Il layout deve garantire una navigazione veloce, una ricerca interna facile e la suddivisione dei contenuti in sezioni. Da non sottovalutare poi l’importanza della velocità di caricamento della pagina.

Fornire buoni contenuti

Per buoni contenuti si intendono testi dove il messaggio principale sia chiaro da subito. Chiari devono essere, infine, anche la call to action e i link di rimando ad altre pagine.

Servizio di web analysis per l’analisi del tuo sito web

facebook reach

Perché nessuno vede i miei post su Facebook?

lunedì, 21 luglio, 2014

Se nel tempo hai visto le interazioni con la tua fan page scendere rovinosamente non puoi arrabbiarti con nessuno, non è colpa del tuo social media manager, né del peggioramento dei contenuti che pubblichi, la colpa è di Facebook che ha drasticamente tagliato la visibilità delle pagine.

Le statistiche dicono che al massimo un 6% dei tuoi fan vede gli aggiornamenti che pubblichi e ci sono indiscrezioni che parlano di un’ulteriore discesa verso l’1-2%, indiscrezioni plausibili dato che solo ad aprile 2012 Facebook dichiarava una portata del 16%.

La portata organica viene determinata da moltissimi fattori, e l’evoluzione che ha avuto la piattaforma ha portato a dover ridimensionare la quantità di contenuti visualizzati dall’utente. Vediamo alcuni dati che hanno portato Facebook a modificare la portata dei contenuti:

  • Numero medio di amici per ogni utente cresciuto da 130 del 2008 a 338 di oggi; ben il 15% degli utenti Facebook raggiunge i 500 amici.
  • Ogni volta che si accede al social ogni utente potrebbe vedere tra 1500 e 15000 nuovi contenuti nel proprio feed, di questi ne mostra circa 300 in base a una serie di fattori che compongono l’algoritmo.
  • L’EdgeRank, l’algoritmo di Facebook, utilizza più di 100.000 fattori per determinare i contenuti visualizzati dall’utente (ad esempio: numero di amici in comune con una persona/pagina; quanto spesso si interagisce con un utente/pagina;  quando è stato pubblicato il post; quando è stato fatto l’ultimo commento; con quali tipi di contenuto si interagisce di solito…).

Ovviamente le motivazioni non sono solo così “nobili”, diminuire la portata delle pagine, significa aumentare gli investimenti in Facebook Ads che le aziende decideranno di fare. Non è una scorrettezza, in senso stretto, d’altronde se si vuole avere visibilità su Google si deve investire in SEO e AdWords. Facebook richiama milioni di utenti, ottiene numeri incredibili per interazioni, visite e contenuti pubblicati, è senz’altro una delle vetrine più potenti in ambito di web marketing e pagare per ottenere un po’ di spazio su questa vetrina è una richiesta legittima. Era più bello quando non c’era tutto questo sforzo economico e intellettuale, ma è anche vero che quand’era così c’erano anche meno utenti (meno profilati) da raggiungere.

Tutto questo non significa che ci si debba rassegnare, ancora è possibile raggiungere dei buoni numeri, con un po’ di impegno, tanta analisi dei pregressi e delle statistiche sulla pagina e anche con una buona dose di fortuna. Ecco 9 consigli per non perdere del tutto la speranza sulla portata organica dei tuoi contenuti sulla fan page:

  1. Pubblicare spesso, l’ideale sarebbe pubblicare tre volte al giorno in orari diversi, in ogni caso è necessario fare dei test e vedere se alla specifica fan page occorrono più o meno post. Secondo AgoraPulse  le fanpage che pubblicano almeno tre volte al giorno hanno dati migliori per ciò che riguarda la portata della pagina e la brand awarness rispettoa  chi pubblica solo una volta al giorno o meno.
  2. Testare qual è l’ora migliore per colpire i propri fan.
  3. Mixare la tipologia di contenuti: link con un breve messaggio che porta a contenuti del tuo blog, a cui aggiungere contenuti di altri, immagini e/o video.
  4. Quando è possibile taggare le pagine correlate, poiché questo potrebbe accrescere la visibilità nel news feed.
  5. Verificare quali sono i contenuti che hanno avuto più successo e programmarne la pubblicazione.
  6. Testare la lunghezza migliore dei post, variando tra quelli molto corti (max 120 caratteri) e quelli estremamente lunghi.
  7. Controllare gli insights e individuare quali sono gli orari in cui i fan sono online. Purtorppo gli Insights di Facebook non offrono dati particolarmente accurati, quindi se possibile meglio affidarsi a tool esterni a pagamento.
  8. Provare a creare un tema del giorno per ogni girono della settimana e pubblicare contenuti ad esso correlati, creando un vero e proprio piano editoriale.
  9. Infine pagare per far avere più visibilità ai post che hanno importanza per la vostra azienda. Ad esempio, se dovete lanciare un nuovo prodotto, un webinar, una guida pdf, un nuovo servizio conviene, dal punto di vista del brand, investire una certa cifra, anche piccola, per dargli una maggior visibilità.

Fonte: MariSmith.com

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