I viaggiatori su Twitter

Come i viaggiatori utilizzano Twitter, indagine e infografica

venerdì, 21 novembre, 2014

I viaggiatori utilizzano Twitter lungo tutto il processo che li porta al viaggio: dalla ricerca di offerte alla condivisione di esperienze fino alle raccomandazioni. I tweet che vedono e inviano hanno un notevole impatto, se si considera che un utente di Twitter su due dice che il contenuto visto su Twitter influisce sulla considerazione che lui ha di un brand legato ai viaggi.

I dati giungono da un’indagine realizzata da Twitter con la collaborazione di Millward Brown, condotta con l’obiettivo di individuare il comportamento dei viaggiatori sulla piattaforma. Nello specifico, i viaggiatori si rivolgono a Twitter dalla prenotazione alla condivisione e cerca un terzo degli utenti accede al suo profilo prima o dopo un viaggio. Ancora, il 39% lo fa mentre è in viaggio.

Il 20% degli utenti Twitter, poi, usa il microblog per condividere un feedback della sua esperienza di viaggio. Il 22% del campione ha, invece, inserito tra i preferiti o tra i following un brand legato ai viaggio. Proprio perché utilizzato in ogni fase del viaggio, Twitter può aiutare i brand a sviluppare forti relazioni con i consumatori, rappresentando quindi un luogo ideale per quelle aziende che sono appena agli inizi e cercano di generare la consapevolezza degli utenti.

Le aziende possono approfittare di Twitter sia quando gli utenti inseriscono feedback positivi sia quando inseriscono quelli negativi. In caso di menzione positiva, l’azienda accresce la sua reputazione online, mentre in caso di menzione negativa la natura pubblica e colloquiale di Twitter permette ai marchi di riscattare la loro reputazione rispondendo in modo attento.

Tra i contenuti che il campione ha dichiarato di preferire ci sono gli sconti e le offerte esclusive (nel 46% dei casi), le offerte last minute (nel 41%), i concorsi e le promozioni (nel 30%), i contenuti divertenti e le idee di viaggio.

La ricerca è stata condotta attraverso un questionario di 10 minuti che ha coinvolto un campione di oltre mille persone che ha dichiarato di aver partecipato a un viaggio negli ultimi 12 mesi. Di seguito riportiamo l’infografica dello studio.

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Social Referral Q3 2014

Statistiche sui social network come referral dei siti web

venerdì, 21 novembre, 2014

Le statistiche sui social network non bastano mai, sono informazioni fondamentali per cercare di prevedere quale strada sta prendendo il web e di conseguenza qual è la strada da intraprendere per la pianificazione del marketing online in azienda. Vediamo l’ultimo rapporto Shareaholic che riguarda il terzo trimestre (Q3) del 2014.

La prima non-sorpresa è che Facebook continua a rappresentare il social con il maggior numero di utenti, interazioni e il miglior veicolo di traffico…In poche parole, se c’è una certezza, è che se hai un brand e vuoi promuoverlo non puoi non usare Facebook. Fra i suoi miliardi di utenti (su Facebook “vive” la stessa popolazione di tutta la Cina) c’è sicuramente il tuo target e puoi trovare la maniera giusta per interagirci.

Detto ciò, il primo rivale di Facebook è Pinterest. Da social di nicchia, prettamente femminile e prettamente in lingua inglese, si sta espandendo, sta avendo sempre più successo (direi inevitabilmente).

Il report di Shareaholic riguarda la “share of visits”, ovvero una percentuale del traffico totale sui siti web proveniente dai referral social, comprensivo di traffico diretto, referral sociali, ricerca organica, ricerca a pagamento. Il tutto per gli 8 principali social network: Facebook, Pinterest, Twitter, StumbleUpon, Reddit, Google Plus, YouTube, e LinkedIn. È stato diviso in due sezioni:

  • Sezione I: i referral social nel Q3 2014 (giugno – settembre 2014), dall’analisi di più di 300.000 siti web e un pubblico di oltre 400 milioni di visitatori unici mensili.
  • Sezione II: i referral sociali su base annua (da settembre 2013 a settembre 2014), dall’analisi più approfondita di 200.000 siti web e di un pubblico di oltre 250 milioni di visitatori unici mensili.

Sezione I – Referral sociali per il Q3 2014

Alla fine del Q2 2014 Facebook ancora era il principale veicolo di traffico ai siti web, con un quarto delle visite totali. Nel Q3 è leggermente diminuita la percentuale di traffico (da 23.39% a 22.36%), continuando però a rappresentare il quadruplo di quella di Pinterest (5.52%), diretto inseguitore di Facebook.

La tabella mostra “la quota di visite” per ogni piattaforma social nel corso dei mesi di giugno, luglio, agosto e settembre 2014. L’ultima colonna mostra la differenza di traffico riscontrata tra la fine di giugno e la fine di settembre. Solo LinkedIn e Google Plus hanno visto un miglioramento, rispettivamente di 0.02 e 0.01 punti percentuali.

Social Referrals Q3 2014

In forma grafica questi numeri vengono resi da linee praticamente piatte, sembra che ci sia stato un periodo di stasi, come se non ci fosse più nulla da migliorare

Statistiche social referrals Q3 2014

Sezione II – Social Referral su base annua

Guardando i dati annuali è chiaro che Facebook e Pinterest hanno avuto una crescita notevole. Facebook è passato dal 10.37% di settembre 2013 al 22.36% di settembre 2014 (+115.63% ). Pinterest da 3.68% a 5.52%. Anche Google+ è cresciuto, ma rimanendo decisamente lontano dai numeri dei concorrenti, da 0.04% a 0.07%.

Social Referrals 2013 2014

Per tutte le altre piattaforme sono stati registrati dei cali.

Statistiche social referrals 2013 2014

Un elemento da tenere in considerazione è che questi dati sono riferiti all’uso dei social network come referral, quindi come portatori di visite al sito web, e Facebook e Pinterest sono senz’altro le fonti più adeguate e utili. Questo non significa, però, che le altre piattaforme siano inutili. I social network non sono solo veicoli di traffico, rappresentano anche una parte consistente dlel’immagine aziendale, un mezzo di comunicazione unico con i propri clienti, un modo di abbattere le barriere brand/utenti. Insomma, sì Pinterest e Facebook sono piattaforme che guidano molto traffico al sito, ma non bisogna tralasciare altri aspetti altrettanto importanti per un marchio che vuole ottenere visibilità online.

Negli articoli seguenti abbiamo trattato sempre l’argomento statistiche, ma da altri punti di vista:

Fonte: Shareaholic Blog

piatto food

Ricette e cucina, la pubblicità passa per Internet

venerdì, 21 novembre, 2014

Gli argomenti dedicati al Food, alla cucina, alle ricette tradizionali, veloci, sono da sempre annoverati tra quelli preferiti dal popolo del web e non solo, si pensi al successo di programmi televisivi e ai numerosi libri per differenti “palati”.
Le persone cercano online informazioni inerenti ricette, calorie degli alimenti, proprietà nutritive, idee originali per cucinare primi, secondi e contorni ma lo fanno con un “interesse” diverso e in modo differente da mese a mese.

google trend ricerca alimenti

(ricette pastaricette dolci )
Google Trend – Ricerca Google

Se poi si va a guardare altre fonti, come ad esempio, YouTube, qui appare piuttosto evidente: le persone cercano video che illustrino la preparazione di primi piatti e dolci.

Google Trend – Ricerca su YouTube

google trend youtube alimenti

Già questo dovrebbe far riflettere chi è a corto di idee per promuovere il proprio business collegato a questo tipo di tematiche.

Come saprete l’aggiornamento costante (e con contenuti di qualità e originali) di un’area del sito web o del proprio corporate blog è un fattore importate perché consente di fidelizzare utenti e motori (passateci il termine per i motori di ricerca :) ).

Qualche idea

Chi può utilizzare il topic ricette, cucina per promuovere, anche in modo trasversale, la propria attività?

In primis i ristoranti e gli alberghi che, per esempio, potrebbero realizzare (e aggiornare!) una sezione dedicata alle ricette tradizionali del luogo, inserendo video che riprendono il cuoco mentre prepara il piatto del giorno.

Per non parlare delle aziende agricole che possono trarre numerosi vantaggi dalla creazione e aggiornamento di un’area dedicata ai piatti preparati con i loro stessi prodotti agricoli. Un ulteriore modo per promuovere i loro prodotti associandoli a una ricetta nuova e originale da condividere sui Social.

La palestra potrebbe invogliare i suoi iscritti a realizzare un breve video che mostri la preparazione di un piatto gustoso ma light premiando quello con più condivisioni, magari proponendo in cambio un mese o un’attività sportiva gratis.

In generale anche lo psicologo può parlare di cibo associandolo al proprio specifico settore di competenza. Si pensi a tutti quei disagi psicologici che spesso finiscono per ripercuotersi in uno scorretto comportamento alimentare. In questo caso non è necessario improvvisarsi esperti cuochi, ma l’idea potrebbe essere quella di “raccontare” gli alimenti come nostri alleati, magari utilizzando la tecnica dello storytelling.

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Twitter brand

Statistiche sui top brand che utilizzano Twitter – Q3 2014

giovedì, 20 novembre, 2014

Simply Measured ha pubblicato in formato PDF (da scaricare solo dopo aver lasciato i propri dati) un report riguardante il Q3 2014 di Twitter, il report si focalizza sull’uso di Twitter per le aziende e in particolare su come le migliori aziende del mondo abbiano sfruttato questa piattaforma a scopi promozionali.

Quando Twitter è entrato in borsa nel novembre 2013 contava 230 milioni di utenti attivi al mese, oggi è arrivato a 284 milioni, ogni giorno vengono inviati più di 500 milioni di tweet e la piattaforma rappresenta un hub social per news, intrattenimento e conversazioni, tutti a colpi da 140 caratteri. Gran parte del successo attuale di Twitter è dato dalla diffusione dell’uso del mobile, che consente agli utenti di inviare i propri tweet da qualsiasi luogo e in qualsiasi momento, ampliando notevolmente le possibilità che un tempo erano circoscritte all’uso di un pc o di un notebook. Oggi circa l’80% dei tweet arriva da mobile, il 77% di questi da fuori gli USA.

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I dati riportati riguardano gli Interbrand 2014 Top 100 Brands, ovvero brand che per caratteristiche come utili, mercato, competitor ecc… vengono considerati i 100 brand migliori del mondo. Per la prima volta, fra i dati riguardanti questi marchi, sono state incluse anche le informazioni riguardanti Twitter. Le statistiche riguardano il periodo tra 1 Luglio 2014 e 30 settembre 2014, estrapolate dai software di analisi di Simply Measured. Vediamo quali sono i dati più salienti.

twitter top brandTwitter è indispensabile per i brand

Il 98% dei marchi della Top100 ha un account Twitter:

  • 70% ha più di 100.000 follower (+20.68% del Q4 2013)
  • Il 94% dei brand twitta almeno una volta al giorno (+2.17% dal Q4 2013)
  • Il 75% dei brand pubblica almeno 3 tweet al giorno (+5.63% rispetto al Q4 2013).

L’utilizzo di Twitter è standardizzato

Twitter Top 100 brand q3 2014Dalle analisi è emerso che le tecniche di utilizzo di Twitter dei brand sono abbastanza simili l’una all’altra:

  • Il 49% dei brand twitta tra 1 e 5 volte al giorno, +8.88% rispetto al 2013
  • Sono pochi i brand che pubblicano tra 6 e 25 tweet al giorno, incluse risposte e retweet, ma la percentuale è in crescita
  • Il 77% dei brand twitta tra 1-6 volte al giorno, escludendo risposte e retweet.
  • Solo il 4% twitta più di 10 volte al giorno, escludendo risposte e retweet, registrando un -33,3% rispetto al 2013.

I brand interagiscono con gli utenti

Rispetto al passato i brand hanno cominciato a fare un uso più interattivo e coinvolgente di Twitter, sfruttando il rapporto diretto che può crearsi con gli utenti su questa piattaforma.

  • Sono stati pubblicati 136.834 tweets nel Q3 2014 (+22% rispetto allo scorso anno)
  • Le risposte rappresentano il 70% dei tweet di brand, nel 2013 erano il 61%
  • Il 49% dei brand risponde almeno a un tweet al giorno (+6.52% rispetto al 2013).
  • 90% dei brand ha risposto agli utenti almeno una volta durante il Q3 2014.

È cresciuta l’interazione brand-utenti

Probabilmente come diretta conseguenza dell’apertura maggiore dei brand verso l’interazione con gli utenti, anche questi ultimi hanno cominciato a interagire maggiormente con i brand.

  • Nel Q3 2014 ci sono stati 7.266.497 di risposte, retweet e preferiti di  tweet pubblicati da brand (escludendo le risposte e i retweet pubblicati dai brand stessi)
  • L’engagement è cresciuto all’83%
  • Il numero di retweet di tweet pubblicati dai brand è arrivato all’89%.
  • I brand analizzati hanno il 27% in più di follower
  • L’inserimento tra i preferiti rappresenta il 59% delle azioni di engagement con i tweet dei brand (+18% rispetto al 2013).

Le immagini portano più engagement

Come su tutte le piattaforme, anche su Twitter le immagini hano un grosso peso e anche se si tratta dei 100 migliori brand al mondo.

  • Le foto rappresentano il 45% dei tweet inviati, ma portano il 51% dell’enegagement totale.
  • I link rappresentano il 37% dei tweet inviati, ma sono responsabili solo del 26% di retweet e risposte.

Il successo dei visual content

I contenuti visuali, come abbiamo appena visto, coinvolgono gli utenti e quindi aiutano ad avere successo su Twitter.

  • 59.870 tweet dei brand include un link, lo scorso anno erano 47.638.
  • I link di pic.twitter.com sono i più popolari, 14.581 tweet, ovvero il 14% di tutti i link (+40%)
  • I link da Tumblr.com portano maggiore coinvolgimento, con 1.522 risposte e retweet, ma solo 51 link sono stati inviati da questa piattaforma.
  • I link di Vine.com, mostrati come video, sono 329 e rappresentano la seconda fonte di coinvolgimento con 1.194 risposte e retweet.

Gli hashtag favoriscono l’engagement

  • 95,825 tweet includono u hashatg, nel 2013 erano 52.741
  • I tweet con hashtag hanno una media di 243 risposte e retweet ognuno, senza hashtag la media scende a 196 per tweet.

Il settore favorito è quello dei media

Il settore dell’automotive è il più rappresentato su Twitter con 14 brand attivi, i 4 brand del settore dei media hanno ricevuto più engagement di tutti.

  • I brand del setto emedia hanno raggiunto 8.382.168 interazioni nel Q3 2014. È il doppio di quanto registrato per il settore più attivo successivo (Retail).
  • I brand del settore ristorazione sono quelli che hanno il più alto numero di interazioni one-to-one. I quattro brand di questa categoria hanno inviato 47.774 risposte, ovvero il quadruplo rispetto a ogni altro settore analizzato.

Per scaricare il report compilare il form in questa pagina.

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Penalizzazioni di Google

Penalizzazioni di Google, gli elementi che le determinano

giovedì, 20 novembre, 2014

Google, si sa, penalizza i siti web che riportano contenuti poco utili per l’utente, ingannevoli o spammosi. Li penalizza facendo perdere loro posizionamenti sul motore di ricerca. Questo accade perché Google è molto attento a non danneggiare l’immagine del motore di ricerca e cerca in tutti i modi di fornire nei risultati di ricerca solo contenuti di qualità e realmente utili per l’utente.

Ma quali sono gli elementi che determinano una penalizzazione? Search Engine Journal ne ha raccolti quattro.

Google rintraccia i contenuti nascosti

Una pratica molto diffusa tra i webmaster consiste nel nascondere del testo in una pagina web, inserendolo ad esempio in un tag nascosto o usando dei caratteri dello stesso colore dello sfondo. Mentre l’utente non è in grado di percepire il testo nascosto, Google riesce perfettamente a individuarlo e, nel caso in cui si trattasse di spam o di contenuto troppo ottimizzato, la pagina sarà quasi sicuramente penalizzata dal motore.

Google legge i contenuti noindex

Il meta tag noindex, inserito nel codice HTML di una pagina web, fa sì che quella pagina non appaia nei risultati di ricerca di Google. Il fatto che la pagina non verrà indicizzata non significa che Google non è in grado di leggerne il contenuto. Al contrario, Google legge e visualizza il contenuto di una pagina su cui è stato inserito il noindex ed è in grado di valutare se si tratta di spam o di contenuto poco utile per l’utente.

Google non ama nascondere pagine importanti

Webmaster Tools di Google è uno strumento che consente ai webmaster di evidenziare eventuali criticità presenti sui loro siti. Può capitare, ad esempio, che Google segnali come errore un noindex inserito su una pagina importante del sito, come quella dei contatti. In questo caso, Google segnala l’errore perché vorrebbe indicizzare una pagina che in realtà è bloccata, con possibile penalizzazione dell’intero sito.

Google penalizza quello che non ama

Google desidera che un sito web sia il più sano ed efficace possibile. Aspetto fondamentale, però, è che tutto questo si ottenga con tecniche naturali e non artificiali. Qualsiasi strategia innaturale e artificiale sarà penalizzata.

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Ottimizzazione siti web per motori di ricerca

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majestic seo logo

Majestic SEO, il tool per sviluppare strategie di linking di qualità

giovedì, 20 novembre, 2014

Majestic SEO è lo strumento più analizzato dai SEO, italiani e internazionali, per sviluppare strategie di linking efficaci e di qualità.

Lo strumento è online e permette l’analisi di un sito restituendo diversi dati utili da analizzare e studiare sia per verificare la buona salute del sito web sia per mettere in atto strategie di linking che andranno a migliorarne la qualità e la reputazione del sito stesso.

Ne esistono due versioni, quella gratuita che si attiva tramite registrazione e ha funzioni limitate e quella a pagamento.
Il tool si appoggia su un database proprietario contenente 4,326,635,762,676 di URL (dati di maggio 2013).

Lo strumento è molto apprezzato perché rappresenta, in campo seo, uno dei più completi tool efficienti e gratuiti. Traffico, velocità di caricamento, eventuali URL di provenienza sono solo alcuni dei dati che fornisce ma c’è da dire che viene utilizzato soprattutto per verificare i backlink, che sappiamo essere un fattore importante per il motore di ricerca e devono essere naturali e spontanei e non forzati o tantomeno a pagamento perché si rischia una delle penalizzazioni di Google più forti.

Utilizzarlo è molto semplice e intuitivo per lo meno nei primi passi:

nella home è presente una barra dove si andrà ad inserire l’url del sito che si vuole analizzare, prendendo come esempio il nostro www.pmiservizi.it:
majestic seo home

e in poco tempo, Majestic SEO restituirà una panoramica dei backlink del sito e non solo. Vediamo con ordine:

Il livello di affidabilità di un sito

Un parametro per verificare la bontà di un sito è sicuramente l’analisi delle metriche di flusso che sono la misurazione dei livelli di linking (citation) a cui è affidato un livello di affidabilità.
Una volta inserito il sito il tool restituisce la seguente schermata:
majestic seo panoramica
questa ci fornisce indicazioni principalmente sul’affidabilità del sito, che è estrapolata attraverso l’indice di affidabilità calcolato come il rapporto tra trust flow e citation flow.

l’Indice di affidabilità offre una valutazione a livello generale circa i link entranti – se ce ne sono tanti e tutti con un basso valore di affidabilità (trust) è molto probabile che quei link provengono da siti spam, o che comunque non hanno link entranti siti di qualità.

Backlink

Il secondo step è analizzare la tipologia di backlink, per capire la qualità degli stessi ( la versione silver a pagamento del tool permette un analisi completa dei backlink):
backlink panoramica

Anchor Text

Il terzo step a questo punto è quello di analizzare gli anchor text:
anchor text majestic seo
Una panoramica generale degli anchor text sarà data da un grafico di questo tito, mentre andando ad approfondire nella tab dedicata agli anchor text si possono analizzare dettagliatamente tutti gli anchor.

Altre caratteristiche

Le altre tab con cui è possibile approfondire l’analisi sono relative a:

  • Topics
  • Ref Domain
  • Backinlks new e lost
  • Anchor text
  • Map
  • Pages
  • Link profile

Esiste per tutti sia la versione gratuita che quella a pagamento.

Ultime novità sullo strumento

Il tool come abbiamo detto viene utilizzati da chi opera in campo seo per verificare la genuinità del backlink e per analizzare i siti; per questo Majestic SEO cerca di migliorare sempre più il servizio offerto e recentemente a Las Vegas è stata presentata una nuova caratteristica appena introdotta, si tratta della “topical trust flow” ovvero una caratteristica che segmenta l’informazione e ci dice quanto quel determinato argomento è influente ma è fruibile solo nella versione a pagamento. È tutto spiegato in un’intervista rilasciata da Dixon Jones di Majestic SEO.

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Facebook groups

Facebook lancia una nuova app “Facebook Groups”

mercoledì, 19 novembre, 2014

Facebook migliora e rinnova costantemente la sua interfaccia per fornire all’utente un’esperienza sempre migliore e più efficace. Stavolta è la volta dei Gruppi, Facebook ha lanciato una nuova applicazione dedicata ai Gruppi su Facebook. Gli utenti li utilizzano quotidianamente per restare in contatto, tra persone con gli stessi interessi, familiari, collaboratori di un progetto, etc.

Così come è capitato per Messenger, Facebook ha introdotto un‘applicazione dedicata per facilitare gli utenti nella condivisione, stavolta più facile e veloce dei contenuti con i gruppi di cui si fa parte.

Come funziona

Una volta scaricata l’applicazione (disponibile sia per iOS che Android) nella prima schermata sono raccolti tutti i gruppi a cui l’utente appartiene, con in cima quelli più utilizzati (l’utente ha poi la possibilità di organizzarli personalizzando l’ordine delle icone).
facebook groups

Se si vuole creare un nuovo gruppo invece con il tasto “crea” sarà possibile farlo, scegliendo la tipologia di gruppo che si sta creando: famiglia, amici ristretti, scuola, compagni di squadra, vicini di casa, vendita e personalizzato.
tipologia di gruppi da creare
Si possono attivare le notifiche push per restare costantemente aggiornati sui nuovi contenuti condivisi.
Tramite il tasto “scopri” si possono visualizzare i gruppi suggeriti da Facebook in base ai propri interessi, alle pagine che si seguono, alla località dove siamo etc.

Sarà possibile continuare a utilizzare i gruppi anche nell’applicazione principale di Facebook su mobile e su desktop.

L’applicazione sarà certamente molto apprezzata dagli utenti che utilizzano i gruppi frequentemente ma anche per chi li utilizza per organizzare e migliorare il lavoro, pensiamo ai gruppi di colleghi che si tengono in contatto anche fuori dall’orario di lavoro grazie ai gruppi.

Per approfondire: Facebook NewsRoom

Utilizza la fan page di Facebook per migliorare il tuo business!

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utilizzo mobile

Google aggiunge la label mobile-friendly nei risultati mobile

mercoledì, 19 novembre, 2014

Da Google utili indicazioni per un sito mobile friendly

Anche Google, poverino, non sa più come dirlo (ha iniziato 5 anni fa): il mobile conta, eccome.
Ieri ha ribadito il concetto fornendo ulteriori informazioni utili su Webmastert Central Blog con il post intitolato Helping users find mobile-friendly pages annunciando, inoltre, di star aggiungendo, nei risultati mobile, la label “mobile-friendly”, come mostra l’immagine ripresa dal post ufficiale.

immagine google mobile friendlyQuesta etichetta sarà ammissibile per le pagine web che soddisfino i seguenti criteri:

  • evitano software come il Flash;
  • utilizzano testo leggibile senza zoom;
  • consentono agli utenti di non dover scorrere orizzontalmente o zoomare;
  • inseriscono i link a una certa distanza, al fine di consentire che quello corretto sia facilmente intercettabile.

Per testare le pagine del sito web e in generale per avere informazioni dettagliate su questo aspetto, Google mette a disposizione queste risorse (oltre alla voce dedicata dentro Webmaster tools):

Il mobile “conta” per una serie di motivi. Intanto, a ottobre, vi raccontavamo quanto affermato da un ingegnere di Google, Gary Illyes, in merito a un probabile utilizzo della Mobile User Experience come segnale di ranking, ma a prescindere dal posizionamento, l’importanza dell’esperienza utente da mobile appare chiara ed evidente a tutti. Basta mettersi nei panni dei vostri potenziali clienti e rispondere a questa domanda: se navigando con il vostro smartphone o tablet vi imbattete in un sito web incomprensibile, lento, frustrante, cosa fate?
Ovviamente. Ne cercate un altro, e probabilmente finirete sul sito web competitor che però offre un’esperienza utente almeno decente.

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google hummingbird

Tutto ciò che c’è da sapere su Google Hummingbird

martedì, 18 novembre, 2014

Google aggiorna costantemente gli algoritmi per fornire agli utenti risposte sempre più pertinenti alle ricerche effettuate. L’algoritmo può essere definito come la “ricetta” che usa Google per trovare, tra milioni di pagine web e altre informazioni che possiede, la risposta più pertinente con il miglior risultato.

Hummingbird è il nome dell’ultimo algoritmo elaborato da Google proprio per elaborare e restituire risultati migliori rispetto ai precedenti algoritmi.

Il PageRank è uno degli ingredienti della ricetta utilizzata da Google, Hummingbird guarda al pagerank e utilizza insieme ad esso altri fattori come l’elevata qualità del contenuto, le parole usate, e tanti altri fattori.
Il nome di questo algoritmo, colibrì gli è stato dato proprio per le sue caratteristiche di precisione e rapidità.

Hummingbird ha rappresentato per Google una ventata di novità, è come se a un vecchio motore di un’auto ne fosse stato sostituito uno nuovo, più veloce e più potente.

Gli altri algoritmi, che come sappiamo hanno migliorato la ricerca di Google nel corso del tempo restano ancora validi e del tutto funzionanti; hanno modificato in parte il vecchio algoritmo ma non le hanno del tutto rimpiazzato, le nuove caratteristiche si aggiungono e perfezionano il motore di ricerca.

A detta di Google, Hummnigbird è un nuovo motore costruito su parti esistenti e su parti del tutto nuove, organizzate in un modo così particolare da restituire all’utente quello che egli necessita oggi, rispetto a quello che veniva fornito anni fa con le tecnologie degli anni passati.

Tipologia di ricerca

Uno degli esempi più eclatanti delle novità di Google Hummingbird è sicuramente la ricerca conversazionale.
Se chiedo a voce a Google qual è il posto più vicino a me per comprare un telefono, Google Hummingbird risponde senza indugio focalizzandosi sull’abbinamento delle parole “negozio”, “vicino a me” e “telefono” e mi restituirà il risultato più pertinente, andando a analizzare il significato delle parole. Mentre qualche anno fa avrebbe restituito all’utente tutte le pagine che dicevano “compra ora telefono x”.
Hummingbird quindi pone una maggiore attenzione al significato che c’è dietro alle parole nelle query.
La prima obiezione/preoccupazione che è sorta dopo Hummingbird è stata relativa la valore SEO, si è subito pensato che la SEO fosse morta, come spesso accade ma Google ci tiene a precisare che con Hummingbird la SEO non è morta, gli elementi seo continuano a essere fondamentali, le linee guida restano le stesse: contenuti orginali, pertinenti che forniscono un valore aggiunto all’utente, contenuti insomma di alta qualità restano i punti fermi, così come tutti i segnali (social etc) restano importanti, e per la reputazione del sito anche la link building. Resta tutto di fondamentale importanza.

Le entità

Un concetto che sicuramente si aggiunge è quello delle entità: Google Hummingbirds lavora per “ricerca di entità“, basando molto del suo lavoro sulla semantica, in un certo senso superando il concetto di parola chiave. Significa che le pagine devono essere understandable grazie alla semantica, e i motori di ricerca possono meglio comprendere il significato in modo più rapido.

C’è da dire che il concetto di entità non è mai stato citato dalle fonti ufficiali di Google ma viene spesso citato negli ambienti SEO soprattutto internazionali per definire questo modo con cui Google sta cercando di catalogare i siti nelle SERP.
Google pone maggiormente attenzione all’entità e quindi  al concetto in sé piuttosto che alla singola parola chiave.

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contatti e preventiviPer approfondire: Search Engine Land

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content marketing

Top content marketing trends per il 2014, dal micro al visual

martedì, 18 novembre, 2014

Da quando tutti, ma proprio tutti, si sono accorti che (guarda un po’) i contenuti di qualità fanno la differenza tanto per il motore di ricerca quanto per gli utenti, fioccano news, approfondimenti, interviste, video e infografiche interamente dedicati al content marketing.
E noi siamo ben contenti di portare all’attenzione di tutti, quanto più possibile, questi argomenti, perché siamo convinti che il nostro compito, quello delle Agenzie serie, consista anche nel formare i clienti attraverso tutte le fonti che reputiamo attendibili e, appunto, di qualità.
Chi come noi lavora molto spesso con le Piccole e Medie Imprese può avere più difficoltà a far capire loro, rispetto quanto può accadere con una grande Azienda, quanto rilevante sia la qualità dei contenuti e la loro diversificazione (testo, immagini, video ecc) e non solo per la reputazione del brand.
Allora, al fine di aiutarle a comprendere fino in fondo il valore aggiunto che può avere una strategia di content marketing orientata agli obiettivi, cerchiamo di mostrare loro più fonti possibili, comprensibili anche a chi non “parla” la nostra lingua.

Per questo abbiamo deciso, oggi, di recensire un utile articolo intitolato Top Content Marketing Trends Of 2014 e pubblicato sul blog di Visual.ly .
In sostanza, l’articolo ci racconta alcune tendenze del content marketing che hanno caratterizzato e caratterizzano il 2014.

Dal visual ai big data

Dal (Visual) Content come “re”all’accoppiata vincente con i micro-contenuti, soprattutto sui Social, dal real time marketing al proximity marketing, al video marketing passando, ovviamente, per tutto ciò che riguarda il mobile, quindi Cross-Platform e Cross-Screen Marketing fino ad arrivare ai big data.

ADV che fa interagire

Guardando all’advertising una cosa è piuttosto evidente: la realtà aumentata trasforma gli annunci in non-annunci e tutto sembra un gioco anche se c’è un obiettivo preciso e questo vale anche per annunci pubblicitari che richiedono l’interazione degli utenti. Coinvolgere gli utenti nei messaggi pubblicitari, farli sentire parte piuttosto che “spugne” è ormai un trend, così pure personalizzare i contenuti in base ai destinatari (esempio classico Coca Cola che stampa i nomi di persone sulle proprie bottiglie).

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