Recensioni su Google Shopping

Google Shopping, al via i giudizi sui prodotti

mercoledì, 30 luglio, 2014

Google Shopping si arricchisce di un elemento in più, con l’introduzione dei giudizi degli utenti che definiscono il livello di apprezzamento su un determinato prodotto.

I giudizi, introdotti al momento solo su google.com e google.com/shopping, forniscono informazioni interessanti per i potenziali acquirenti che devono decidere se acquistare un prodotto o meno. I giudizi sulle liste di prodotto di Google Shopping vengono tradotti in forma di stella, con un sistema di classificazione a 5 stelle che rappresenta la valutazione e la revisione dei dati aggregati relativi ai prodotti.

I giudizi provengono da diverse fonti, ossia dai commercianti, gli aggregatori di terze parti, i siti editoriali e naturalmente gli utenti. I voti sui prodotti sono disponibili, per il momento, per tutti i commercianti che scelgono come targeting gli Stati Uniti e consentono di condividere le recensioni sui prodotti con Google, direttamente o tramite un aggregatore di terze parti.

I commercianti possono testare le recensioni a partire da ora e fino a ottobre 2014. Una volta terminato il periodo di prova, i giudizi compariranno sui prodotti come richiesto. Per abilitare il feedback sui prodotti basta compilare il modulo predisposto da Google. Durante la fase iniziale Google si prenderà un po’ di tempo per valutare e inserire tutti i dati riportati.

Google annuncia, inoltre, che entro i prossimi mesi la funzionalità verrà estesa anche per i Paesi fuori gli Stati Uniti.

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brand community software

4 software per creare community attorno al brand

mercoledì, 30 luglio, 2014

I social network, le piattaforme più famose di social networking, sono sicuramente degli strumenti ottimi per creare community attorno al marchio. A volte, però, si potrebbero creare dei gruppi di utenti, affezionati al marchio, per proporre loro attività dedicate. Pensiamo ad esempio a chi vende camper o moto, entrambe le categorie di consumatori è abituato a viaggiare in gruppo, a scambiarsi opinioni o a creare eventi dedicati, anche autonomamente. Se il marchio gestisse questi eventi ne avrebbe sicuramente un ritorno di immagine, oltre che rafforzare la fidelizzazione dei partecipanti. Ormai i brand devono fare social networking, in varie forme, per potersi assicurare una comunicazione diretta, informale e utile con i propri clienti, più o meno affezionati.

Per creare queste community “autonome” esistono diversi software online, a pagamento, che permettono una personalizzazione piuttosto avanzata. Ne presentiamo alcuni.

Hoop.la

Con Hoop.la si ha il controllo completo sui membri della community e sui contenuti che vengono pubblicati. Il gruppo ha un’homepage a cui gli utenti possono aderire secondo condizioni reimpostate dal creatore del gruppo. Dalla piattaforma sono supportati blog, forum, chat room, eventi, pubblicazione di foto, video, file audio e documenti, messaggi privati e implementazione di widget.

Hoop.la è realizzato per facilitare la partecipazione degli utenti, motivo per cui possono interagire con i contenuti pubblicati attraverso like, commenti e condivisioni, anche su altre piattaforme social.

L’admin del gruppo può moderare i commenti e i contenuti che vengono pubblicati, è attivabile anche un filtro antispam. La registrazione degli utenti può essere libera oppure si può decidere che sia necessaria l’approvazione dell’admin, oppure si possono impostare limiti di età e ban per indirizzo IP e indirizzo email.

L’aspetto estetico può essere modificato, scegliendo tema e colori in maniera autonoma.

I prezzi partono da 199$/mese fino ad arrivare a 799$/mese.

hoopla

Ning

Questa piattaforma esiste da molti anni, è stata una delle prime a consentire la creazione di community online, anche prima del successo di Facebook (attiva dal 2004).

I profili dei membri sono personalizzabili e possono essere suddivisi per categorie. Sono disponibili le funzioni per la creazione del forum, la pubblicazione di foto, la condivisione dei contenuti e anche l’invio di email a tutti i partecipanti. I commenti possono essere integrati anche attraverso Disqus e Facebook, oltre al fatto che l’intera piattaforma è integrata con i principali social network. Il design è personalizzabile e adatto alla navigazione da mobile. I prezzi vanno da 22€ a 82€, a seconda delle funzionalità richieste.

ning

Pathable

È un’applicazione mobile che consente di creare eventi e community, a cui accedere attaraverso tablet e smartphone. Sono inoltre disponibili dei forum di discussione pubblici e la messaggistica privata per mettere in comunicazione i partecipanti all’evento. La piattaforma è inoltre integrata con i principali sistemi di vendita di biglietti online come RegOnline, Eventbrite, Cvent, Experient, etouches, Xing Eventi, Wufoo e altri. I prezzi non sono pubblici, ma si può richiedere una demo per testare il prodotto.

pathable

BuddyPress

BuddyPress è una suite di social networking costruita sul modello di WordPress. Una sorta di plugin che trasforma il sito/blog realizzato con WordPress in una community online, dinamica e flessibile, aggiungendo funzionalità come la creazione dei profili personali, la possibilità di interagire tra gli utenti, la creazione di gruppi di utenti, messaggi privati e notifiche. È la soluzione ideale se si ha già un sito/blog realizzato in WordPress e se si ha familiarità con questo strumento. BuddyPress, come WordPress, è del tutto gratuito. Importante sottolineare che dalla release 1.7 il template di wp non deve necessariamente supportare BuddyPress, poiché è realizzato in maniera da essere compatibile con i principali standard del CMS.

buddypress

Form contatti

Come realizzare bene il form dei contatti

mercoledì, 30 luglio, 2014

Una delle sezioni più importanti di un sito è sicuramente la pagina dei contatti, che sia un sito vetrina, un e-commerce, un sito a pagina singola se l’utente cerca i nostri contatti è perché vuole contattarci: richiedere informazioni, scrivere per avere una qualsiasi notizia o mettersi in contatto con l’azienda.

Il form di contatto è lo strumento principale che mette in relazione l’utente visitatore con l’azienda e nella progettazione di un sito web è necessario porre la giusta attenzione anche alla realizzazione del form di contatto.
Alcuni studi condotti dall’ nngroup rilevano che anche solo un momento di esitazione nel completamento del form da parte degli utenti può danneggiare significativamente il tasso di risposta identificato come il numero di persone che completano il form.

Questo perché gli utenti dovrebbero poter completare il form velocemente e senza aver nessun tipo di dubbio o confusione nel capire quale tipo di informazione viene richiesto durante il completamento dell’azione.
Di seguito riportiamo alcuni  consigli per realizzare il form di contatto:

#1 Posizionare la label vicino al campo da riempire

Troppo spazio tra la label e il campo da riempire crea confusione e incertezza nel determinare quale campo si riferisce a cosa. Nella realizzazione di un form di contatti il primo principio che va rispettato è proprio quello che recita che gli oggetti posizionati vicini gli uni agli altri sono correllati e in questo caso label e campo da riempire sono strettamente correlati.
esempio di form con label vicino al campo

#2 Raggruppare i campi collegati

L’utente percepisce negativamente i form troppo lunghi, con molti campi da riempire. Raggruppare i campi correlati è una soluzione per non spaventare l’utente, una soluzione che funziona bene è quella di raccogliere in diverse sezioni i dati: informazioni personali (nome, cognome, data di nascita…), informazioni sull’account (email, password, domanda di sicurezza …) informazioni di contatto (indirizzo, via, città, telefono..).
Aumentare gli spazi bianchi tra le diverse sezioni sopraelencate rende il form dei contatti meno impegnativo per l’utente che percepisce anziché 15 campi da compilare, solo 3 sezioni rendendo più semplice il completamento.
form campi correlati

#3 Allineamento

Le label e i rispettivi campi devono essere posizionati vicini e possibilmente con le label sopra ai relativi campi da compilare, quindi immediatamente sopra al campo da riempire. Sebbene questo posso aumentare la lunghezza del form è una soluzione di gran lunga migliore rispetto a un allineamento a destra o a sinistra. Se però la lunghezza del form rappresenta una grande preoccupazione per chi lo sta progettando allora l’unica soluzione possibile è allineare a sinistra la label che dovrà essere posizionata appena prima del campo da riempire. Se la label è troppo lontana dal campo da riempire l’utente incontrerà difficoltà ad associare label e campo.

Alcuni utenti possono esitare nella compilazione dei form online quindi l’obiettivo principale per chi progetta il form dei contatti deve essere quello di rendere la compilazione del form il più semplice possibile tramite il corretto utilizzo degli spazi bianchi, il raggruppamento delle informazioni simili in sezioni più ampie e specificando bene quale tipo di informazione richiesta va nel giusto campo con un corretto usa delle label. Tutte queste caratteristiche aumenteranno l’usabilità del form dei contatti e quindi la probabilità di essere completato con successo.

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Contatti Marketing PMI ServiziFonte: nngroup.com

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Indagine sugli annunci Google

Utenti inconsapevoli della pubblicità su Google, quanti sono?

martedì, 29 luglio, 2014

Un numero consistente di utenti dichiara di non aver mai visto un annuncio pubblicitario su Google. Altri ancora dichiarano di aver visto un annuncio, ma di non aver mai cliccato. Un’indagine realizzata da Econsultancy ha analizzato un totale di 2000 utenti per verificare il loro livello di consapevolezza sugli annunci AdWords che compaiono tra i risultati organici.

Nel dettaglio, lo studio è stato realizzato analizzando alcuni utenti nel Regno Unito, suddivisi in due gruppi: nel primo gruppo sono stati analizzati 1004 utenti, nel secondo 1000. Dal primo studio è emerso che il 14,14% del campione si dichiara totalmente estraneo agli annunci AdWords dal momento che afferma di non averne mai visto uno. Il 22,41%, invece, dice di aver visto un annuncio AdWords ma di non aver mai effettuato un clic. Ancora, il 37,85% ha risposto di cliccare sull’annuncio ma non molto spesso, mentre il 17,93% dichiara di cliccare solo quanto nota qualcosa di veramente interessante.

Dallo studio che ha analizzato il secondo campione, è emerso, nell’ordine che la percentuale si è fermata a 5,9% per gli utenti che non hanno mai visto un annuncio, al 29,2% per gli utenti che dichiara di aver visto un annuncio ma di non aver mai fatto un clic e al 32,4% per gli utenti che dichiarano di cliccare ma non molto spesso.

Considerando la fascia d’età, gli utenti tra il 45 e i 54 hanno fatto registrare la percentuale più alta tra coloro che non hanno mai visto un annuncio, mentre per quanto riguarda coloro che hanno visualizzato un annuncio ma non hanno mai cliccato la fascia più rilevante è compresa tra i 55 e i 64 anni. Per quanto riguarda, infine, il sesso, le donne sono le più inconsapevoli, mentre fanno registrare la percentuale più bassa rispetto agli uomini solo quando si tratta del clic su qualcosa di interessante.

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Pinterest e-book

Come immettere sul mercato il proprio Brand con Pinterest

martedì, 29 luglio, 2014

Quando si tratta di immettere sul mercato un Brand su Pinterest la domanda non è di sicuro perché? ma perché no! Sono oltre 1500 i brand presenti su Pinterest che promuovono i prodotti e i servizi offerti attraverso questa piattaforma social per le immagini.
A confermare il successo di Pinterest per la promozione del business sono le statistiche che testimoniano il ruolo di Pinterest all’interno del vasto panorama dei social network.
Oggi vogliamo proporre ai nostri lettori un interessante e-book pubblicato da marketo.com da scaricare gratuitamente che rappresenta una vera e propria guida su come immettere nel mercato il proprio brand attraverso Pinterest per la promozione dei prodotti.
L’e-book è articolato in diversi capitoli raccolti in macrosezioni:
la prima macrosezione sul Perché scegliere Pinterest;
la seconda su come costruire il proprio pubblico sul social dedicato alle immagini;
la terza dedicata alla creazione dei contenuti su Pinterest;
e la quarta sulle metriche di Pinterest.

Creare contenuti per Pinterest

Abbiamo trovato particolarmente interessante la sezione relativa alla creazione dei contenuti per Pinterest, la fase principale in cui il Brand, dopo aver costruito una base di utenti a cui rivolgersi, può dedicarsi alla creazione dei contenuti per creare engagement con i follower. Il segreto di questa fase è mantenere costantemente vivo l’interesse verso il Brand.

Board di gruppo

Le board di gruppo sono delle board, vive e attive, presenti sulla propria pagina in cui diversi utenti possono collaborativamente pinnare le immagini nella board. È possibile invitare gli utenti più attivi a collaborare nella board di gruppo.

Contest

I contest sono un modo per raccogliere nuovi follower ma anche per riempire la propria pagina di contenuti dinamici, attinenti e di rilievo per la pagina.

Pinnare altre immagini

La propria pagina Pinterest è il ritratto, l’immagine del proprio Brand, al di fuori dei prodotti e dei servizi offerti; se il brand riesce a presentarsi come parte del lifestyle attraverso delle immagine meravigliose il brand ne beneficerà; se al contrario il brand non è visuale, si possono sempre pinnare immagini provenienti da altri Brand creando una partnership strategica.

Rich Pin

I RichPin appaiono nelle board come dei normali pin ma permettono di includere molte più informazioni sull’immagine che si sta pinnando; ne esistono di 5 tipi:

  1. Place pins
  2. Article pins
  3. Product pins
  4. Movie pins
  5. Recipe pins

Prendiamo ad esempio il Product pin particolarmente utile per gli e-commerce: con questo rich pin si possono mostrare agli utenti informazioni relative alla caratteristiche del prodotto, al prezzo, alla disponibilità dell’articolo. Gli utenti possono inoltre ricevere una notifica sul prodotto che hanno pinnato qualora il prezzo scendesse, incentivando così i pinner a comprare direttamente il prodotto nel momento più conveniente. I product pin hanno il doppio vantaggio di far conoscere i prodotti del brand e di aumentare la popolarità del brand stesso.

Pinterest rappresenta una vera e propria vetrina di lancio per i brand che vogliono farsi conoscere attraverso la promozione dei prodotti e dei servizi offerti al pubblico.

Se possiedi un’azienda e vuoi far conoscere il tuo Brand con Pinterest, contattaci!

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consigli seo copywriting

13 consigli per approcciare al SEO copywriting

martedì, 29 luglio, 2014

Fra le costanti del lavoro di un SEO c’è la ricerca dei nuovi segnali lanciati da Google. Fare SEO è un po’ come partecipare alla ricerca del Sacro Graal, quando ti stai avvicinando scopri che le carte in gioco sono cambiate e che quello che stavi cercando ha una forma diversa da ciò che credevi in origine. Difficile gestire un lavoro che abbia queste caratteristiche, ma è pur vero che avendo la giusta sensibilità (e dei buoni dati) per comprendere come il motore di ricerca muti nel tempo aiuta in questo compito.

ContentVerve ha realizzato un’interessante infografica che offre 13 consigli per chi si occupa di SEO Copywriting, ovvero della scrittura di contenuti orientati all’ottimizzazione a al posizionamento dei siti web. Vediamo quali sono.

  1. Scrivere per gli umani e ottimizzare per i crawler. Quando si fa SEO ci si confronta con due realtà, una umana e l’altra tecnologica. Quella umana sono gli utenti, che leggono ciò che scrivi, lo condividono, lo apprezzano o disprezzano. Quella tecnologica sono i crawler del motore di ricerca che scansionano il contenuto in maniera del tutto imparziale, poiché non sono in grado di comprenderne le sfumature di significato (per ora). Scrivere per la SEO significa innanzitutto rivolgersi agli umani, quindi dare loro contenuti che sia ben scritti, originali e interessanti, che abbiano quindi un significato comprensibile e che possano portare a una conversione. Fare SEO significa anche rivolgersi ai crawler e offrire loro quei segnali che occorrono per fargli capire che quella pagina merita una buona posizione a fronte di alcune query digitate dagli utenti.
  2. Dimenticare la keyword density. Retaggio del passato SEO questo mito ancora non ci ha abbandonato del tutto. Non esistono prove che Google preferisca un certo numero di keyword, piuttosto che un altro. Le keyword rilevanti vanno utilizzate ma in maniera naturale, senza forzarne a tutti costi la frequenza pur di ottenere un fantomatico posizionamento. Tra l’altro è abbastanza logico usare delle keyword quando si tratta di un argomento, quindi basta smettere di contare e cominciare a scrivere.
  3. Usare sinonimi e parole correlate. Se fare keyword stuffing è sbagliato, giusto è sostituire l’utilizzo continuo delle stesse parole chiave con dei sinonimi o con delle parole correlate. Fra le regole della buona scrittura c’è proprio quella che prevede l’utilizzo di questo metodo per rendere la lettura più scorrevole e piacevole. La regola non vale solo per un libro, un saggio, un articolo di giornale, vale anche per il contenuto del sito web che va posizionato e che deve portare conversioni.
  4. Scrivere contenuti lunghi, ma di qualità. In media le pagine che si trovano nelle prime posizioni delle ricerche su Google hanno contenuti di circa 2000 parole (circa 10.000 caratteri, ad esempio questo che stai leggendo è di circa 1300 parole), questo significa che i contenuti lunghi hanno più successo di quelli brevi e superficiali. Ora, non che tutte le tematiche possano essere trattate in testi così lunghi, in ogni caso è meglio evitare contenuti striminziti, che aggiungono ben poco rispetto ad altri che trattano lo stesso tema e che quindi non hanno alcun valore aggiunto per gli utenti.
  5. Puntare sulle long tail. Le short tail, ovvero le parole chiave brevi e concise, sono molto competitive, difficili scalare le serp per molte di esse. Esistono però anche una miriade di long tail, ovvero frasi più lunghe che però vengono utilizzate dagli utenti per fare ricerche sul web. Le long tail sono più specifiche e consentono di intercettare in maniera altrettanto specifica un certo tipo di utenti, probabilmente proprio quelli a cui quel contenuto è rivolto.
  6. Rispondere alle domande dei tuoi potenziali clienti. Ricollegandosi alla questione delle long tail appena trattata, è probabile che i tuoi potenziali clienti abbiano delle domande riguardo ai tuoi prodotti/servizi, quelle stesse domande potrebbero digitarle su Google, per trovare delle risposte esaurienti. Quelle risposte devi dargliele tu attraverso il tuo sito web. È il modo migliore per intercettare un’audience realmente interessata a quello che stai offrendo e sbaragliare la concorrenza.
  7. Fare in modo di condividere i contenuti. Il motivo principale che dovrebbe spingerti a condividere i contenuti sui social network è la visibilità. Non basta intercettare il pubblico attraverso il motore di ricerca, lo si può fare sfruttando anche le altre numerose piattaforme che esistono, come appunto i social, ma anche forum e blog.
  8. Sfruttare Google Plus. Google+ non è solo un social, soprattutto perché per certi versi lo è meno di Facebook o Twitter. Viene utilizzato di meno, ma ha un potere maggiore. Google, il motore di ricerca, è anche un’azienda che deve fare profitti, è logico che dia maggiore rilevanza ai propri prodotti, lo fa con YouTube, lo fa con AdWords, lo fa anche con Google Plus. A questo si aggiunge l’idea di AuthorRank che da un po’ serpeggia. Il contenuto e l’autore devono diventare due entità uniche e indissolubili, se l’autore ha una buona reputazione, è considerato un esperto in materia, è attivo e conosciuto, allora i suoi contenuti saranno di certo rilevanti. Il profilo Google Plus serve proprio a dire che quel contenuto è tuo, lo hai scritto tu, che sai esattamente ciò di cui stai parlando e sei degno di fiducia, da parte degli utenti e da parte del motore di ricerca.
  9. Compilare correttamente title e description. Da sempre title e description sono fattori importanti per la SEO, lo sono tutt’ora. Alla base di un contenuto ottimizzato c’è proprio la compilazione di questi tag. Devo contenere le parole chiave (il title deve contenerle) ma devono anche essere orientati al CTR, quindi a richiamare su di sé i click. Come per i contenuti, title e soprattutto description, devono essere naturali e sono propedeutici alla conversione.
  10. Ripudiare il keyword stuffing. Sì, ripudiare, dimenticarlo del tutto, cancellarlo dal proprio modo di scrivere. Infarcire i contenuti di parole chiave, per il solo scopo di posizionare quel contenuto, non ha più senso. Se prima si inserivano le parole chiave nascoste (magari utilizzando lo stesso colore dello sfondo) o si riempivano i footer di lunghi elenchi di parole o (e questo si vede ancora oggi) cose del tipo “Per arrivare a questo articolo sono state fatte queste ricerche” e giù un lungo elenco di parole chiave, oggi non si deve fare più. Per rispetto dell’’utente, che sta leggendo, e della lingua e della scrittura, che meritano qualcosa di più e del motore di ricerca, che non apprezza per nulla queste modalità.
  11. Non sovraottimizzare gli anchor text. L’anchor text è senz’altro un fattore importante per contestualizzare i link e anche per ottimizzare la pagina in cui è inserito e riferito. Ma come abbiamo visto finora, tentare di manipolare il motore di ricerca non è una buona strategia. I link, come ogni altra cosa, devono essere naturali, anche se coerenti con il contenuto a cui puntano. Meglio affidarsi a frasi lunghe, anziché a parole chiave secche e in generale inserire il link come lo metterebbe chi non sa neanche cos’è la SEO.
  12. Compilare l’alt delle immagini. Oltre al fatto che le immagini hanno un proprio motore di ricerca e per certe tematiche possono portare più visite delle SERP classiche, le immagini possono essere ottimizzate esattamente come i testi. Principalmente non bisogna dimenticare di compilare l’attributo alt, è ciò che viene usato dal motore di ricerca per capire di cosa parla quell’immagine e dà un valore aggiunto anche all’intero testo. Bisogna anche fare attenzione alla scelta del filename (che non sia img01), alla didascalia se presente e al contenuto in cui l’immagine è inserita.
  13. Trarre ispirazione da Google Suggest, Google trend, Ubersuggest e altri. Abbiamo già sottolineato quanto sia importante l’uso dei sinonimi e delle keyword correlate, per farsi ispirare e per capire qual è la scelta migliore, si possono usare questi strumenti, semplici, intuitivi e gratuiti.

Per vedere l’infografica di Contentverve.com clicca sull’immagine sottostante

SEO copywriting infografica

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UpperApp logo

UpperApp: Festival delle idee e delle app mobile per studenti universitari

lunedì, 28 luglio, 2014

Torna per la seconda edizione Upperapp: il festival nazionale delle idee e delle applicazioni mobile per gli studenti delle università italiane. Il Festival, gratuito, ha lo scopo di valorizzare ma soprattutto premiare attraverso il concorso, le competenze e le abilità degli studenti universitari del nostro Paese nell’ambito della progettazione e dello sviluppo delle applicazioni mobile. Non solo sviluppo e progettazione ma anche comunicazione e senso estetico per completare a 360° il progetto dell’applicazione mobile.

Potranno partecipare al concorso tutti gli studenti universitari e i neolaureati che abbiano conseguito la laurea entro 6 mesi.
Il Festival organizzato da Agorà Telematica si propone di dar valore alle idee e alle potenzialità degli studenti che presenteranno app mobile da sviluppare e studi prototipi innovativi di App inedite (da sponsorizzare), applicazioni già pubblicate da promuovere e incentivare alla diffusione nella collettività o app pronte alle pubblicazione per smarthphone e/o tablet, Android e/o iOS.
È possibile iscriversi al Festival fino al 15 novembre 2014 compilando l’apposito form presente sul sito di Upperapp.

Ai partecipanti non è richiesto di attenersi a tematiche specifiche e allo scadere del termine ultimo i lavori saranno valutati da un Comitato Tecnico e Scientifico del Festival tenendo conto dei seguenti parametri:
Per le App già pubblicate:

  • originalità dell’App;
  • grafica/bellezza;
  • funzionalità a corredo e/o utilità alla collettività;
  • capacità attrattiva/viralità intrinseca;
  • eventuale disponibilità per entrambe le piattaforme Android e iOS;

Per i progetti di App:

  • esigenze/necessità che “richiedono” lo sviluppo dell’App;
  • reali vantaggi che l’App può apportare agli utenti;
  • originalità della proposta;
  • completezza della proposta (presentazione, documento funzionale,
  • proposta grafica, studi di settore ecc);
  • realizzabilità della proposta;

I premi

La premiazione avverrà nel mese di Gennaio 2015.

  • alla migliore app sarà conferito il trofeo Upperapp, un contratto di stage retribuito e un contributo di 1000 euro per ogni partecipante al gruppo di lavoro (fino a un massimo di tre partecipanti per team).
  • Alla migliore progettazione sarà conferito il trofeo Upperapp, la realizzazione e la pubblicazione dell’App progettata a nome e per conto degli autori.

Per ulteriori info:
sito ufficiale di UpperApp
Pagina Facebook
Bando di concorso

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Investimento nel mobile marketing

Mobile marketing: 6 dati che gli inserzionisti devono ricordare

lunedì, 28 luglio, 2014

I dispositivi mobile sono diventati una parte integrante della nostra quotidianità e svolgono un ruolo significativo nel marketing. Le aziende che vogliono accrescere i loro profitti devono essere in grado di investire nel mobile marketing attravero strategie cross-channel in grado di colpire qualsiasi tipologia di utenza, sia che utilizzi dispositivi desktop sia che utilizzi dispositivi mobile in casa, all’aperto o in ufficio.

Di seguito riportiamo le sei statistiche che ogni investitore nel mobile marketing dovrebbe tenere a mente.

Prima di effettuare qualsiasi acquisto, oltre il 40% degli utenti consulta 3 diversi canali. Nel 2002 questa statistica si fermava al 10% e l’aumento registrato in questi anni è la prova che gli utenti mobile sono cresciuti in maniera notevole.

Inoltre, il tasso di conversione è elevato, se si considera che il 77% delle ricerche effettuate da un dispositivo mobile generano un acquisto online. La percentuale di conversione degli utenti mobile è tre volte superiore a quella degli utenti desktop, questo perché gli utenti che cercano da smartphone o tablet hanno già in mente cosa vogliono acquistare, a differenza di quelli che fanno ricerca da desktop che potrebbero navigare solo per curiosità.

Quattro utenti su cinque utilizzano lo smartphone per lo shopping. La maggior parte degli utenti di telefonia mobile, infatti, compra oggetti dai propri dispositivi.

Ancora, più del 78% dei rivenditori prevede di investire nella telefonia mobile. Dal momento che i rivenditori guidano le tendenze nel marketing, è essenziale per un investitore rivedere la propria strategia di marketing sulla base di queste considerazioni.

Nel 2014 si prevede, inoltre, una penetrazione di smartphone in 9 Paesi diversi per oltre il 50%. Entro la fine di quest’anno, secondo eMarketer, più della metà della popolazione utilizzerà uno smartphone in Australia, Stati Uniti, Coreal del Sud, Svezia, Giappone, Norvegia, Regno Unito, Danimarca e Paesi Bassi.

Infine, entro il 2017 l’85% della popolazione mondiale avrà accesso alla rete 3G. I dispositivi mobile troveranno spazio quindi anche in zone che attualmente non hanno ancora copertura.

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Agenzia SEO a Roma

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social media marketing facebook

Cosa fare e non fare per il successo di una fan page Facebook

lunedì, 28 luglio, 2014

Le infografiche sono uno strumento ottimo per comunicare, ma soprattutto per ricordare. Quiella che proponiamo oggi è di Verticalresponse e riporta una serie di operazioni da fare e non fare per promuovere la fan page Facebook.

Cosa fare sulla fan page

  • Segui la regola dell’80/20: 80% dei post deve essere social, ovvero avere interesse per il pubblico a cui ti rivolgi e possedere le caratteristiche che rendono un contenuto adatto a like, commenti e condivisioni. Il 20% di ciò che pubblichi può essere promozionale, riguardare quindi servizi e prodotti che la tua azienda propone.
  • Rispondi entro un’ora e comunque non oltre le 24 ore a un commento, una domanda, una critica che ti viene rivolta attraverso la fan page. Per ciò che riguarda i commenti negativi, quando si tratta di questioni da customer service (problemi con prodotti o servizi) rispondi pubblicamente che risolverai la questione in privato e poi ovviamente fallo. Generalmente il ringraziamento, se la questione viene gestita correttamente, sarà pubblico.
  • Mantieniti al di sotto degli 80 caratteri per i tuoi post. Secondo le statistiche di Kissmetrics i post che hanno queste caratteristiche ricevono il 66% in più di engagement.
  • Crea in maniera organica il tuo pubblico. Seppure le campagne ads diano la possibilità di far crescere rapidamente il numero di fan, crearli in maniera organica assicura di avere un gruppo di fan partecipe e realmente interessato, quindi pronto a condividere quanto viene pubblicato sulla fan page. Per farlo si può usare un campagna email, da indirizzare a clienti e fornitori. Da non dimenticare il collegamento sul sito e il blog.
  • Usa le domande, i post che contengono una domanda rivolta ai fan hanno il 92% in più di commenti rispetto alla media. La domanda va inserita alla fine del post, secondo le statistiche i post così composti hanno il 15% in più di interazioni e il doppio dei commenti.
  • Pubblica al massimo 1/4 volte a settimana e non più di 1/2 al giorno. L’82% degli utenti pensa che Facebook sia un ottimo mezzo per comunicare con i brand, ma il 47% pensa anche che non sopporta i brand che invadono il suo newsfeed. Questa regola non è universale, per capire quanto e quando pubblicare sui social network, occorre fare dei test e controllare le statistiche della propria fan page. Non c’è una ricetta universale, ogni strategia deve essere a sé e costruita sui dati reali ottenuti.

Cosa non fare sulla fan page

  • Non pubblicare continuamente contenuti promozionali, non aiuta a vendere, né a ottenere nuovi fan o interazioni. Facebook è un social vottao al divertimento e all’intrattenimento, quindi molto meglio informare la propria audience, offrendo contenuti interessanti, invece che puramente pubblicitari. Bisogna pensare a questo tipo di post come all’intermezzo pubblicitario durante i film: c’è forse qualcuno a cui piace?
  • Non ignorare mai il tuo pubblico. Se fanno delle domande, se fanno delle critiche e lo fanno pubblicamente vuol dire che vogliono essere ascoltati e che soprattutto vogliono ricevere un qualche tipo di feedback.
  • Non essere prolisso, i post troppo lunghi non vengono letti né tantomeno apprezzati. Si corre, anzi, il rischio che l’utente decida di nascondere tutti i post futuri.
  • Non comprare fan, non si parla delle campagne ads, che non rappresentano una vera compravendita di fan. Esistono molti servizi che offrono pacchetti di 5000/10000 fan. Di sicuro avrai un bel numero da mostrare, ma quel numeor non si rifletterà sul reale engagement della pagina. In poche parole, basta un occhio un minimo attento per capire che se hai 20.000 fan, ma nessun like ai tuoi post, quei Mi Piace non sono affatto reali.
  • Non scrivere commenti fake, solo per far vedere che c’è qualcuno che interagisce con te. Innanzitutto perché qualcuno potrebbe accorgersi del fatto che l’account è un fake, secondo perché non aiuta a migliorare l’engagement della pagina. Il fatto di non ricevere commenti e interazioni è un chiaro segno di un problema strategico e i commenti falsi non sono certo la soluzione.
  • Non inondare il newsfeed dei tuoi utenti con post continui e ridondanti, il 73% leva il mi piace alle pagine business proprio perché sono troppo invadenti.

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mobile marketing trend

10 trend che stanno cambiando le strategie di mobile marketing

venerdì, 25 luglio, 2014

Il mobile è ormai una realtà e chiunque si occupi di gestire un business online dovrebbe essere entrata in quest’ottica. È più che chiaro che un sito web, oggi, deve essere responsive, navigabile e rintracciabile da dispositivi mobile, smartphone e tablet. Dato questo assunto per scontato, vediamo 10 trend in ambito mobile che potrebbero richiedere una maggiore attenzione a livello di strategia.

Local SEO

Abbiamo spesso trattato questo argomento. La geolocalizzazione è fondamentale oggi per tutte le attività che hanno un rapporto diretto con clienti e potenziali clienti (ristoratori, parrucchieri, attività turistiche, meccanici…) e che si rivolgono a una specifica area geografica. Negli Stati Uniti il 33% delle query è geolocalizzata, l’87% dei turisti si affida allo smartphone mentre viaggia e il 95% degli utenti che usa il cellulare per fare una ricerca su un’attività locale, poi la chiama o la visita.

In poche parole aggiungere la local SEO alla strategia mobile è senz’altro un aiuto considerevole per la visibilità del tuo business.

Beacons e NFC

Queste due tecnologie consentono di inviare comunicazioni sugli smartphone che si trovano in prossimità di un emittente di segnale. Utilizzarle significa fare marketing di prossimità, ovvero forme pubblicitarie che sfruttano il momento in cui il cliente è vicino al prodotto/servizio che si vuole vendere.

Beacon e NFC sono due tecnologie diverse, che si basano però su un principio simile. Il beacon è un’evoluzione del Bluetooth, l’NFC dei raggi infrarossi. Con il Beacon gli smartphone ricevono segnali dai trasmettitori wireless (BLE Beacons) che continuamente generano messaggi per cercare dispositivi connessi e presenti  nei dintorni. L’NFC invece consente agli smartphone di comunicare con gli NFC Tags a una distanza ridotta. La tecnologia beacons è one-to-many, ovvero il messaggio raggiunge tutti gli smartphone presenti in zona e che hanno attiva questa funzionalità. L’NFC è one-to-one, l’utente deve avvicinare lo smartphone per comunicare con il dispositivo.

Mentre il beacons è più una forma pubblicitaria, seppure abbastanza invasiva e quindi non ben vista da tutti, l’NFC viene solitamente impiegato per i pagamenti con carta di credito. Ad oggi già esistono numerose carte e altrettanti POS che consentono di avvicinare semplicemente la carta per avviare il pagamento.

Un esempio di beacons applicato al marketing arriva da Apple che ha lanciato iBeacons, nei punti vendita i clienti sono accolti attraverso il proprio iPhone, dove vengono mostrate informazioni sui prodotti, le promozioni e viene data la possibilità di pagare senza fare la coda.

Pagamenti mobile

Il portafoglio comincia a diventare un accessorio vintage. Già la carta di credito ha sostituito, anni fa, il libretto degli assegni. A breve probabilmente lo smartphone sostituirà l’intero portafoglio, consentendo di effettuare i pagamenti in modalità contactless e sono moltissime le società, tra cui PayPal, che stanno studiando e immettendo sul mercato tecnologie che consentono di effettuare pagamenti in modalità alternativa, sia per acquisti online sia per acquisti offline.

Codici a barre

Amazon Dash sembra più una magia che un dispositivo elettronico: scansionando il codice a barre o pronunciando il nome del prodotto che manca, questo viene direttamente inserito nel proprio carrello della spesa su Amazon Fresh e quindi recapitato a casa. Credo sia il sogno realizzato della maggior parte delle donne, sempre alle prese con lunghe liste della spesa e altrettanto lunghe file alla cassa del supermercato. A parte questo, la lettura del codice a barre è una cosa che si può fare tranquillamente con uno smartphone, e chissà se arriverà un’applicazione che offre le stesse possibilità di Amazon Dash.

Qr-Code

Per i QR-Code il concetto non è molto dissimile da quello dei codici a barre. Il problema dei QR-Code è che hanno avuto subito successo e il loro utilizzo non è mai stato pianificato adeguatamente. Tutti hanno cominciato ad usarli, ben pochi ad usarli bene, e sono diventati uno spauracchio del marketing. Questo non significa che non si trovino casi positivi di utilizzo dei QR-Code, uno è quello della catena di supermercati Tesco che permette ai suoi clienti di fare la spesa mentre aspettano la metro, scansionando i qr-code dei prodotti con il cellulare.

App mobile

Sì, si parla tanto di applicazioni mobile. Free  a pagamento, freemium ecc ecc… Il responsive design, però, ha la meglio. Per utente è molto più semplice navigare un sito da mobile, che sia adatto per essere navigato da mobile, piuttosto che scaricare l’applicazione e usare quella. È vero che ci sono alcune app, specie per l’ecommerce, che hanno performance nettamente migliori dei siti web corrispondenti, ma va comunque considerato che a scaricare l’app è un cliente affezionato e sicuramente non quello occasionale o quello che compra per la prima volta. Questo non significa che le applicazioni smetteranno di esistere, ma dovranno offrire un servizio aggiuntivo e migliorativo rispetto a quello che può fare un sito web responsive.

Flat design

Il flat design sta assolutamente prendendo il sopravvento, perché è senz’altro il migliore dal punto di vista dell’adattamento del sito a migliaia di tipi di dispositivi. Il flat design prevede forme semplici e lineari, niente ombre, niente gradienti, niente forme che si intersecano; è minimal, pulito, semplice e d’effetto.

Design semplice ma innovativo

Riagganciandosi al concetto di flat design, rendere un sito minimal e privo di effetti tridimensionali, non significa renderlo meno accattivante. Il design semplice può essere innovativo, ad esempio con un altro trend del momento, il motion design, che prevede l’introduzioni di elementi in movimento nelle pagine mobile.

4G

Tutto quello fin qui descritto ha ben poco senso finché la connessione rimane quello che è, cioè spesso lenta. Il 4G, piano piano, si sta diffondendo e sta raggiungendo sempre più zone e in ogni caso bisogna ragionare in funzione della sua futura esistenza per pianificare una strategia mobile che migliori realmente le opportunità di business.

Fonte: econsultancy

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