Il concetto di “qualità dei contenuti” secondo Google

venerdì, 4 settembre, 2015

Da tempo immemore nell’ambito SEO e web content in generale sentiamo parlare di “qualità dei contenuti”. Dal “content is King” al content come “panacea di tutti i mali”, sappiamo bene tutti, oramai, che un qualsisi progetto di comunicazione online deve avere una solida strategia di content marketing, senza mai prescindere, tuttavia, da una solida struttura tecnologica.
Quel che può apparire complicato è capire il reale significato della parola “qualità”. In passato abbiamo già scritto altri articoli di questo tipo (li abbiamo elencati alla fine, se desiderate approfondire l’argomento) e oggi vi proponiamo un nuovo utile approfondimento redatto da Jack Simpson di Econsultancy, intitolato How Google defines ‘quality content’  che andiamo a vedere ma anche a commentare insieme, per evitare che alcune affermazioni possano essere fraintese.

Lunghezza del contenuto e leggibilità

Nell’articolo si legge testualmente: The study found that ranking factors such as word count and Flesch readability have increased e If your content is too short it’s unlikely to go very deep into a subject and with so much content to compete with these days … .
Queste frasi non possono però essere banalmente tradotte in un monito generalista quale “scrivere contenuti lunghi”.

La lunghezza del contenuto non è – di per sé – un fattore di ranking.
In questo contesto si dice essenzialmente che approfondire un argomento (nel modo corretto) mostra ovviamente la conoscenza dello stesso ( non solo a Google!) e vista la competition enorme che c’è (soprattutto per determinate tematiche, aggiungiamo noi) è necessario ritagliarsi il proprio angolo di visibilità offrendo qualcosa in più. E ci teniamo a sottolineare il concetto di competition.

Più o meno è lo stesso discorso anche per la “leggibilità”. Un contenuto lunghissimo che però utilizza un linguaggio contorto farà inevitabilmente scappare l’utente (e il tempo di permanenza è un segnale inequivocabile per Google).

Esperienza utente

È chiaro a tutti che l’esperienza utente su un sito web può decretare la sua fine se questa è pessima. Anche in questo caso il segnale sarà il tempo di permanenza. Se (tanto da desktop quanto, soprattutto, da mobile) l’utente scappa velocemente questo comportamento avrà delle ripercussioni “agli occhi di Google”.

Smettiamo di preoccuparci delle keywords

Noi stessi abbiamo speso (e spenderemo) parecchie parole per ribadire questo concetto, per cui in questo caso ci limiteremo a riportare il grafico che mostra … the top-five ranking pages contain far fewer keywords in the body text than the next five.

grafico parole chiave

Irrilevanza dei backlink innaturali

Secondo lo studio, i backlink innaturali e gli anchor appositamente studiati in ottica SEO perdono valore. Ma attenzione, anche qui, a non tradurre la frase in un’affermazione del tipo “la link building è morta”.

Tutto dipende da come viene fatta una cosa, non dalla cosa stessa.

I segnali Social

Quello che lo studio ha dimostrato è che esiste una correlazione tra le condivisioni social e i risultati organici. Aggiungiamo noi: è davvero importante capire quanto questo sia vero?

A nostro avviso, anche qualora dovesse arrivare un annuncio ufficiale da parte di Google che dichiari la totale inutilità dei segnali sociali ai fini del ranking, noi continueremo sempre a consigliarli (ove giusto, necessario, plausibile) e sapete perché?
La risposta è decisamente banale: perché è sui Social che si trovano le persone.

Marketing.PMIServizi.it – professionisiti per la tua Impresa.

home marketing.pmiservizi.it

Articoli dedicati alla “qualità dei contenuti”

Articoli correlati