SEO Social, integrare le strategie web per raggiungere l’obiettivo

lunedì, 10 novembre, 2014

La discussione sull’influenza SEO dei segnali social è ancora aperta e diciamo che non ha una chiara definizione. C’è chi dice che un contenuto che ha molte interazioni social viene favorito, seppure per un breve periodo nel ranking di Google (vedere SEO Ranking Factors – Rank Correlation 2013 for Google USA), c’è chi dice (e tra questi c’è Google, ecco il video di Matt Cutts a questo proprosito) che il motore di ricerca non tiene conto dei social signal per definire il posizionamento delle pagine web nella SERP.

L’unica cosa certa è che i social hanno un peso nella visibilità online, ovvero che un contenuto che viene condiviso, commentato, retwittato…è sicuramente un contenuto che raggiunge tanto pubblico e in quel pubblico sono nascosti potenziali clienti dell’azienda che l’ha messo online.

Strategie di web marketing per PMI

La SEO social

Jason Corrigan, autore dell’articolo da cui prende spunto questo testo, ha presentato al 2014 SouthWIRED di Atlanta il concetto di SEO Social, andando a indagare come un campagna di posizionamento sui motori di ricerca possa essere integrata con una campagna di social media marketing, ottenendo benefici da entrambe le discipline.

Il concetto principale da cui parte è che il lavoro SEO è di tipo manipolativo, non con eccezione negativa, ovvero che la SEO modifica e adatta i contenuti delle pagine web affinché si accordino con i fattori di ranking, reali o presunti, utilizzati dal motore di ricerca per definire le classifiche. L’intento di Google, come quello di ogni azienda del mondo, è di offrire il miglior prodotto per l’utente, nel suo caso le risposte più corrette alle richieste che l’utente fa al motore di ricerca. Spesso però i primi risultati di ricerca non sono i migliori in assoluto per l’utente, sono quelli di aziende che hanno investito nella SEO e che hanno trovato anche un’agenzia SEO molto buona. Partendo da questi presupposti, l’autore si chiede, perché Google non dovrebbe avere più riguardo per i segnali che vengono dagli utenti stessi? Ovvero, perché Google che investe tanto per dare il miglior prodotto ai propri utenti non dovrebbe monitorare i loro comportamenti social e in base alle loro preferenze individuare le pagine web che meritano di stare nelle prime posizioni? Verissimo, nel senso che il web è una rete fatta da utenti e sono loro, siamo noi, che dovremmo far capire cosa è buono o cosa non lo è. Io mi arrabbio molto quando cerco qualcosa su Google e nelle prime posizioni trovo contenuti che non corrispondono a ciò che mi serve, ma sono stati ottimizzati per far finta di esserlo. Mi arrabbio perché perdo tempo. I social e le condivisioni sulle piattaforme social sono senz’altro un segnale chiaro della preferenza dell’utente per un contenuto piuttosto che per un altro. Nessuno si sognerebbe mai di twittare, condividere su Facebook o su Google Plus una pagina web che non trova utile e interessante.

Social SEO in azienda

Detto ciò vediamo come un’azienda può sfruttare la Social SEO, ovvero come distinguere fra le normali abitudini social e l’utilizzo dei social per migliorare il posizionamento sui motori di ricerca. Un conto è pubblicare selfie, foto con gli amici o esprimere le proprie idee politiche e religiose, un conto è mostrare interesse per un argomento, attraverso un meccanismo di azione e reazione, che possiamo definire comportamento. Il comportamento è quello che abbiamo quando leggiamo un articolo su un blog e decidiamo di pubblicare un nostro commento, quando leggiamo un tweet interessante e lo mettiamo tra i nostri preferiti, quando aggiungiamo un +1 o quando condividiamo un link sulla nostra pagina Facebook. Sono azioni (lettura, approfondimento, interesse) che hanno una reazione, che si palesa sui social network.

Nel 2011 Google ha registrato il brevetto dell’algoritmo “Social Search”, il quale permette al motore di ricerca di utilizzare le relazioni sociali per rispondere in maniera adeguata alle queries digitate dagli utenti. In questo algoritmo brevettato la Fiducia è un elemento quantificabile, misurabile per mezzo del comportamento e delle azioni che compie un utente in termini di condivisioni o commenti.

Il grosso problema della SEO, o di alcuni tipi di SEO, è che si focalizza su alcuni elementi, diversi ogni anno: i guest blog, le infografica, l’article marketing… In realtà quello che vuole Google (che è un po’ quello che vuole l’utente) è una strategia ominicomprensiva, che offra diverse possibilità all’utente per acquisire le informazioni che desidera. Non basta concentrarsi sul contenuto del momento, bisognerebbe piuttosto integrare la tecnica che va per la maggiore all’interno di una strategia che le comprenda tutte. Come disse Matt Cutts a proposito delle infografiche: “The infographic may be neat, but if the information it’s based on is simply wrong, then it’s misleading people.”

SEO social oggi

Oggi il motore di ricerca mette al centro l’utente, poiché è l’utente il cliente del motore di ricerca. Se un contenuto viene ottimizzato e riceve una buona risposta a livello social, il brand può contare su visibilità, miglioramento della brand awarness, passaparola, aumento del traffico e delle conversioni. È un lavoro di squadra, tra l’ottimizzazione del sito e la proposta di contenuti che siano validi, oltre che per il motore di ricerca, anche per l’utente, che viene portato a condividerli con la propria rete sociale.

Oggi parlare di SEO e parlare di social media marketing, come due entità distinte, ha ben poco senso. Oggi si deve parlare di web marketing e di figure che sappiano unire tutti i pezzi del puzzle, per creare una strategia che sappia trarre il buono da tutti questi aspetti.


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