Il futuro della SEO? Radioso, parola di Piersante Paneghel

lunedì, 24 settembre, 2012

Per la serie “interviste SEO” , oggi vi regaliamo una splendida intervista a Piersante Paneghel, ben conosciuto nel settore nono solo per la sua indiscutibile bravura ma anche per una capacità di esporre le cose in modo sempre originale ed efficace.

Raccontaci qualcosa di te.

Mi occupo  di motori di ricerca da un po’,  e quando ho iniziato avevo già i miei anni. A pensarci quest’anno inizio il quarto lustro di attività SEO. Se non è un miraggio, quel puntino di luce che vedo in fondo al tunnel potrebbe essere la pensione. Mah.
Quando c’andrò giuro che aprirò una attività di reverse marketing. Mi fa arrabbiare l’idea abbastanza diffusa che la SEO sia una attività correlata quasi esclusivamente al web marketing.  Stronzate. La SEO riguarda  la comunicazione sul web, viene molto prima e ed è molto più importante del “mercato”, qualsiasi cosa questo significhi.
Info essenziali qui http://www.searchbrain.it/chi-siamo/piersante-paneghel/

Guardiamo la tematica della penalizzazione da un punto di vista diverso da come viene, solitamente, trattato.
Che cosa bisogna fare per essere penalizzati?
Un recente articolo di SearchengineJournal dedicato ai 25 modi per essere penalizzati nel 2012 riporta, tra le varie cose, anche “l’hiding links in CSS”.
Eppure il link nei CSS non dovrebbe essere trattato come “una firma” dell’autore e quindi come un valore aggiunto?

Per essere penalizzati la via più semplice è guardare l’algoritmo dritto negli occhi.
Mostrargli qualcosa nel codice pagina che l’utente non potrà vedere significa fare qualcosa solo per l’algo, guardarlo negli occhi appunto.
Lui non vuole che tu lo faccia, è permaloso e si arrabbia, tanto più rapidamente quanto più il sito è giovane. Coi vecchi una volta aveva un po’ più di pazienza, ma il Penguin Update ha mostrato che la sta perdendo rapidamente.
Quale sarebbe il “valore aggiunto” di un link nascosto coi css? Una risorsa nel web ha solo due target: i bot e gli umani. Se lo nascondi o dissimuli agli umani a chi vuoi fornire il “valore aggiunto”?
Nascondere o dissimulare testo e/o link, con qualsiasi tecnica, oppure differenziare i contenuti dei due target è sempre stato molto pericoloso, in modo lampante dal 2004.
Oggi su un sito giovane è letale in un niente, mentre su uno trusted è solo questione di tempo.

Ti è mai capitato di avere richieste del tipo: “non voglio che si posizioni il mio sito, voglio buttare giù quello del mio competitor?”
Ovvero, esiste un confine al di là del quale si dovrebbe parlare semplicemente di “scorrettezza” ? La SEO è etica?

Si, mi è capitato. A volte scherzano, a volte sondano, il più delle volte entrambe le cose contemporaneamente. Esistono molti casi e non in tutti la risposta è no.
Naturalmente ritengo escluse attività di attacco diretto al competitor (illegali o sostanzialmente scorrette) che riguardino sia il sito che il suo profilo di link.
Tolte queste rimane comunque un’ampia casistica da valutare volta per volta.
Mettiamo che il tuo cliente sia primo per la tal parola chiave, e che di colpo un competitor balzi dalla fine della seconda SERP in prima posizione assoluta nella prima, nell’arco di 2 settimane, scalzandoti. Svolgi una breve analisi sul sito del competitor e identifichi come ha fatto, scopri magari un network di spinta di sua proprietà, dove dissimula i link nei site-wide footer colorandoli “quasi” come lo sfondo e variando astutamente le ancore. Mettiamo che per qualche ragione l’algoritmo non si accorga automaticamente della dissimulazione dei link e che la situazione si protragga per mesi.
Che fai? Ti doti anche tu di un network di spinta e replichi le scorrettezze oppure le segnali a Google nella speranza di “buttarlo giù”?
Io farei la seconda. E’ una mossa che contiene l’entropia dell’ambiente.
La SEO etica è un concetto imho surreale per come viene usata correntemente. Nel giro sono coinvolti diversi attori: gli utenti, i proprietari dei siti, gli algoritmi, i SEO.
Etica nei confronti di chi?
Una SERP piena di fuffa Made For Adsense (ma impeccabile come rispetto della policy) è etica con gli utenti? Quanto tempo fa perdere?
Se il mio cliente viene persuaso dal cognato che-ne-sà a investire in splog e acquisti di footer links, e io non mi oppongo fino a far scorrere sangue (perché tra due settimane deve rinnovarmi il contratto) faccio SEO etica?
Se io SEO etico, con cliente etico che quindi mi paga un sacco, mi accorgo che anni di SEO etica non mi hanno fatto schiodare dall’eticissima seconda pagina delle SERP e malgrado questo non tento strade diverse e quindi magari anche rischiose, sono davvero etico o rubo il compenso adagiato nell’interpretazione stringente/paralizzante della policy? :)
Son problemi. Ognuno li inquadra e li risolve a modo suo.
L’unica cosa davvero importante è essere chiari con chi ti paga. Se c’è rischio si dice, si valuta e si assume insieme.
SEO significa non dover mai dire: “Mi dispiace”. :)
Insomma: non si fa lo spammer col sito degli altri.

Twitter, Facebook, Google Plus, Pinterest.
Mettiamo il caso che (tematica consentendo) un cliente ti dica che può usare uno e uno solo tra questi social, quale gli consiglieresti come migliore in termini SEO e in termini di fidelizzazione?

Premesso che svolgo solo attività FB-free, direi Twitter. Utile durante il lancio e il primo sostentamento del trust della pagina. Sarà interessante vedere come evolve il peso di Google Plus sul rank. Nel momento in cui fosse evidente la spinta si aprirebbe secondo me una possibile questione di abuso di posizione dominante.

Ipotizziamo.
Arriva un Cliente enorme (ma davvero enorme ) che può darti molte soddisfazioni sia dal punto di vista professionale sia dal punto di vista economico, ma (c’è sempre un “ma”) non può darti gli accessi ad alcun sistema di tracciamento né creartene uno appositamente. Che fai?
Ovvero, esistono discorsi abbastanza convincenti per far capire al Cliente che il tuo scopo è aiutarlo e non impicciarsi dei suoi fatti?

Posto che il cliente sia maschio gli chiederei se dal ginecologo ci va sua moglie oppure ci va direttamente lui da solo, raccontando come può e sa i sintomi della consorte, per poi riferire la diagnosi tornato a casa.
Se non ha problemi a lasciare la moglie dal ginecologo non ne dovrebbe avere neppure a far consultare le statistiche del sito o, dio non voglia che qui siamo sull’intimo, i file di log.
Invece se dal ginecologo ci va davvero lui allora cercherei un abbraccio contenitivo, che gli impedisca di farsi male.
Gli proporrei di firmare un ragionevole NDA in cui mi impegno, giurin giurello, di essere la tomba dei suoi segreti. Se ancora non cedesse cercherei di fargli apprezzare il degrado di precisione che deriva dal lavorare alla cieca. Come chiedere ad un autista di guidare bendato.
Se ancora rimanesse fermo nella sua decisione di aprono solo due strade:

  1. Sei un consulente o un free-lance. Opponi un deciso diniego, dicendo il perché o accampando scuse random. L’invasione di cavallette è sempre di gran moda.
  2. Sei un dipendente. Zitto e giù di metatag. Ma metti per iscritto che ti lasciano entrare solo nei GWT e che quindi saprai 48 ore dopo i casini, e guiderai alla cieca.

Parliamo di posizionamento dei siti e-commerce.
Se dovessi elencare solo tre cose, proprio quelle “vitali” che non devono mai mancare in un e-commerce ai fini del posizionamento, quali potrebbero essere?

  • Presidio dell’indicizzazione costante e automatizzato, tramite sitemap e feed autopingati.
  • Presidio delle duplicazioni, tramite agile gestione del rel=canonical e/o delle redirezioni
  • Una tabella nel DB in cui sia possibile “pesare” l’importanza di ogni scheda prodotto. Il peso si rifletterà nella valorizzazione (esposizione in HomePage o nelle pagine principali) e nel campo priority delle sitemap.

Sappiamo che ti occupi anche di formazione SEO, qual è la domanda più strana che ti abbiano mai fatto fino ad ora e quale quella che, invece, ti ha “aperto” la mente verso soluzioni alle quali non avevi mai pensato?

Uh. Una volta uno mi ha chiesto se una immagine in ascii-art poteva essere interpretata come keyword stuffing. Chissà cosa aveva in mente di fare.
Un’illuminazione mi venne invece analizzando le statistiche di un sito e osservando i picchi orari di ricerche per la kw “nome-della-presentatrice-TV + nuda”. Coincidevano ovviamente con l’orario della trasmissione (turistica, viaggi, domenica pomeriggio). Erano flussi di ricerche violenti e brevi, che terminavano poche ore dopo la fine della trasmissione. Ho cominciato a ragionare sulle connessioni tra TV e flussi di ricerche web.
Per farla breve, ci costruii sopra delle micro-campagne PpC focalizzate sulle località turistiche menzionate nella trasmissione e geotargetizzate sulle località dove si trovava l’agenzia viaggi del mio cliente.
Il budget veniva concentrato in poche ore e su aree geografiche ristrette, quindi si poteva biddare come e più dei big player senza svenarsi. I testi degli annunci richiamavano espressamente la trasmissione TV, autoselezionando quindi chi effettivamente aveva visto il servizio. Insomma, lavorando sul sicuro, sul semi-persuaso.
Funzionò.

Mobile Marketing, penultima tematica.
QR code, backlink offline?
Non prenderci per pazzi (oppure si, fai tu!).
Secondo te è corretto parlare di QR code come di backlink “offline”.
Immaginiamo.
Tizio passa davanti una vetrina e, utilizzando un qualsiasi qr code reader, inizia a navigare il sito web o la pagina web a cui lo stesso rimanda.
Quel QR code può essere in qualche modo un backlink?

Google è sempre alla ricerca di segnali che lo aiutino a classificare e pesare le risorse web. Ovviamente tende a evitare di considerare quelli facilmente manipolabili da SEO e webmaster. Per cui si, penso sia probabile che all’espansione d’uso dei QR code corrisponda un certo interesse di GG a valutarli come segnale.
Il punto è che un backlink per entrare nel grafo deve essere scoperto autonomamente da un client specializzato (il bot).
In questo caso il bot dovrebbe essere la google-car che si accorge del QR code sulla vetrina? Ci vorrà del tempo.
Se dovesse capitare prevedo un certo sviluppo per le aziende che producono QR code adesivi. I vandalismi SEO potrebbero uscire dal web e dilagare su muri e vetrine delle città. :)

…e a proposito di Mobile Marketing, trovi che le aziende italiane ancora tardino a capire l’importanza di avere siti web mobile friendly ?
Qual è la motivazione principale che secondo te “smuove”  un cliente nel convincersi che, ormai, è quasi “obbligatorio” prevedere una versione mobile del proprio sito web?

La curva di crescita del traffico mobile è impressionante. Dovrebbe bastare questo. Se serve un rafforzativo, l’ideale sono alcune conversioni avvenute via mobile.

Infine, una tua personalissima previsione sul futuro della SEO.

Radioso.

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