Sempre più aziende utilizzano il web per studiare i profili dei candidati

venerdì, 22 aprile, 2011

Le assunzioni: dal passaparola a Google e Facebook”, una recente indagine condotta da Gidp/Hrda, l’associazione dei direttori risorse umane, ha evidenziato una tendenza che ci porta a riconsiderare le modalità in cui si propone la propria candidatura a un’azienda.
I direttori delle risorse umane di grandi realtà imprenditoriali italiane sono stati intervistati in merito al ruolo che hanno i canali social e in generale il web nella scelta dei candidati.

Dai risultati emerge che ben il 71,42% delle aziende utilizza internet come strumento di indagine nei confronti di potenziali collaboratori : si cercano i profili Facebook (nel 21,50% dei casi) dei candidati per “spiarli” da vicino o si osservano dalle pagine di LinkdIn (la casistica sale al 65,60%).

Riconsiderare la propria immagine sul web a fronte di tali risultati è inevitabile.
Ciò che raccontiamo di noi in rete o le foto che pubblichiamo non sono tutelate al 100% da occhi indiscreti e questo lo sappiamo bene, ma forse non ci siamo mai soffermati sul fatto che queste informazioni sono accessibili anche a persone che intendono “studiarci” per motivi professionali e non solo a semplici curiosi.

L’immagine che ci terremmo a dare a chi può potenzialmente offrirci un lavoro è sicuramente diversa da quella che utilizziamo per interfacciarci con gli amici. Se tenere distinti le due sfere sociali non sempre è possibile visto che, come già detto, le informazioni che seminiamo in rete sul nostro conto sono in qualche modo sempre raggiungibili, possiamo invece reinterpretare questa tendenza delle aziende come il semplice cambiamento della società rispetto a inevitabili canali che il web ha aperto e messo a disposizione e giocare questa carta a nostro favore.

Sappiamo che chi ci dovrà giudicare probabilmente farà qualche ricerca in più sul nostro conto?
Per prima cosa proteggiamo, per quanto possibile, i nostri profili sui social network controllando sempre le impostazioni della privacy.

Nel redigere il nostro CV invece assecondiamo il desiderio di chi ci sta valutando di capire qualcosa in più su chi siamo e come ci rapportiamo con gli altri, visto che è anche questo ciò che vorrebbero sapere.
Come fare? Di questo aspetto “social” del curriculum vitae si è parlato lo scorso settembre durante la Social Media Week Milan. Tra gli appuntamenti del Festival si è svolto il Cv Optimization 2.0: dei consulenti hanno spiegato come redigere un curriculum vitae on line che sfruttasse le potenzialità dei social media come Facebook, Twitter e altre piattaforme come Youtube e LinkedIn. Ecco un video che spiega i criteri guida per costruire un CV nell’era del 2.0.

Molte aziende, ha evidenziato la ricerca condotta da Gidp/Hrda, fanno ricerche sul web soprattutto per le candidature per profili manageriali. Risulta comunque che, al di là degli approfondimenti sul web in merito ai candidati, le aziende non si fanno influenzare dalle informazioni ottenute.
Un dato rimane comunque certo: ciò che raccontiamo di noi in rete rappresenta la nostra immagine sociale, raggiungibile in qualche modo da chiunque e questo aspetto non va mai sottovalutato!

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