Sostanze aerodisperse, certificazione Inail per il risarcimento

martedì, 21 giugno, 2011

Sicurezza sul lavoro e vittime da esposizione alle polveri d’amianto, una sentenza della Corte di Cassazione a Roma, ha stabilito l’effettiva validità della certificazione Inail per la richiesta di risarcimento danni. Nei casi in cui, il lavoratore non riuscisse a stabilire, anche con accertamento in fase di giudizio, la concreta prova dei danni causati dall’esposizione prolungata alle polveri nocive “fibra-killer”, la certificazione dell’Inail avrà pieno valore legale in fase probatoria e nella fase di riconoscimento dei benefici pensionistici per le vittime dell’amianto sul lavoro.

La sentenza, arriva contemporaneamente ad uno studio internazionale che ha ravvalorato la tesi secondo cui, una prolungata esposizione all’amianto effettivamente aumenta le probabilità di mutazioni generiche connesse allo sviluppo di malattie. A dimostrarlo, una recente ricerca condotta in Israele, dove alcuni topi, provenienti da zone del paese dove sono situate fabbriche che hanno prodotto amianto per un periodo complessivo di oltre 40 anni. Contrariamente a quello che si pensa, le percentuali di rischio, nei topi esposti per lungo tempo in prossimità di polveri della pericolosa fibra, sono superiori.

La certificazione Inail, sarà quindi un documento che rafforzerà gli elementi probatori in fase di tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro; per legittimare le proprie richieste di risarcimento previsto dalla legge n.257/1992, il lavoratore dovrà necessariamente dimostrare che effettivamente ha svolto una mansione connessa alle polveri d’amianto per più di dieci anni. Inoltre, dovrà dimostrare che l’ambiente presenta un’esposizione “reale” al rischio connessa ad una rilevazione tecnica dei valori a dimostrazione di una maggiore esposizione alle polveri aerodisperse rispetto ai limiti indicati dalle norme. In dettaglio, si legge nella sentenza “appare sufficiente l’esistenza della certificazione per fondare il diritto alla maggiorazione contributiva, avendo il Legislatore delegato all’ente di previdenza i necessari accertamenti tecnici relativi al superamento della soglia di esposizione”. Il Legislatore tuttavia precisa che la certificazione Inail, “non costituisce prova esclusiva” ma, il lavoratore in caso di difficoltà di accertamento, potrà impugnarla a supporto della documentazione obbligatoria relativa all’effettiva esposizione e contatto con fibre nocive.

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