I Vigili del fuoco che si trovano a spegnere incendi presso strutture realizzate con l’utilizzo dell’amianto sono pericolosamente esposti all’inalazione di questa fibra. L’allarme arriva dal pm della procura di Torino, Raffaele Guariniello, dopo un’attenta consultazione del Re.Na.M., il registro nazionale dei mesoteliomi (neoplasia che parte dal mesotelio). Al Re.Na.M. attualmente sono state registrate 15mila segnalazioni di lavoratori che sono stati colpiti da mesotelioma. “La procura di Torino ci ha presentato una rischiesta di informazioni – ha affermato il responsabile del Re.Na.M. Alessandro Marinaccio – in merito all’esistenza di soggetti che, nel corso della loro storia professionale, avessero svolto attività nell’ambito dei vigili del fuoco, e questo a prescindere dalla loro mansione“.
La valutazione del rischio amianto è fondamentale, considerando che l’amianto è tra le sostanze più pericolose con cui entra in contatto l’uomo, e obbligatoria per legge, secondo quanto previsto dal Decreto Legislativo 81/08 in materia di sicurezza sul lavoro. I Vigili del fuoco, così come altre categorie lavorative che potrebbero entrare in contatto con la fibra in questione, devono essere informati sui rischi a cui vanno incontro. Non solo, per legge:
- hanno il dovere di ricevere un’adeguata formazione sulla sicurezza;
- devono essere regolarmente sottoposti a visite mediche nell’ambito della sorveglianza sanitaria;
- devono essere dotati di specifici dispositivi di protezione individuale.
Sebbene nel corso degli ultimi 20 anni siano stati presi seri provvedimenti in riferimento al rischio amianto, ancora oggi resta alto il livello di rischio da esposizione per numerosi lavoratori. Il primo rapporto pubblicato dal Re.Na.M. risale al 2001 e si riferisce a dati raccolti tra il ’93 e il ’96. Casi di esposizione sono stati registrati in quel periodo, ma anche nel periodo successivo.
“Si tratta di dati molto significativi – ha denunciato ancora Marinaccio – e che evidenziano due aspetti fondamentali relativi all’amianto. Da una parte, malgrado siano passati 20 anni dal suo bando, quanto sia lunga la latenza delle patologie ad esso correlate e, dall’altra, la grande quantità di asbesto ancora presente nel nostro paese. Tutto questo ci fa capire, dunque, quanto il tema sia attuale sul fronte della sanità pubblica e l’Inail ha fatto molto bene, in particolare sotto l’impulso del Civ, a indicare tale questione come centrale per la salute e la sicurezza non solo dei lavoratori, ma di tutta la popolazione“. L’Inail intende pubblicare a breve il suo Quarto rapporto con i dati raccolti fino a dicembre del 2008, mentre nel 2010 il Re.Na.M. ha reso noto il suo Terzo rapporto.





